“Gli spariamo in bocca al giornalista”: ma per i giudici la mafia in Emilia Romagna non esiste

Cade l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo d'appello "Black Monkey", ma il giornalista Giovanni Tizian ricorda i metodi violenti e le minacce del gruppo criminale legato a Rocco Femia

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 30 Ott. 2019 alle 18:01
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Immagine di copertina
Il giornalista Giovanni Tizian

Giovanni Tizian minacciato: “Gli spariamo in bocca al giornalista”

In Emilia Romagna cade l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo d’appello “Black Monkey”. Secondo la Corte bolognese non era un gruppo legato alla ‘ndrangheta a fare profitti con le slot, ma un’associazione “semplice”. E questo ha comportato una riduzione delle condanne e alcune assoluzioni per i 23 imputati, che in gran parte erano stati condannati in primo grado per associazione mafiosa. Tra questi, il boss, nel frattempo divenuto un collaboratore di giustizia, Nicola Femia, che passa da 26 anni e 10 mesi a 16 anni.

Il gruppo criminale ha in questi anni usato la violenza e le minacce per imporsi e fermare i nemici. “Gli spariamo in bocca”, avevano detto rivolgendosi al giornalista dell’Espresso Giovanni Tizian. Per Tizian, parte civile nel processo bolognese, “a questo punto il problema sarà allora capire cosa è mafia e cosa no, che ce lo spiegassero – ha commentato a caldo – così potremmo capirlo meglio tutti”.

Quella di Black Monkey è una sentenza che arriva a meno di una settimana da quella della Cassazione sul procedimento “Mafia Capitale”, che non ha confermato le accuse di mafia, ex articolo 416 bis, per Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e i loro collaboratori.

Giovanni Tizian minacciato e sotto scorta

A causa delle minacce subite, Giovanni Tizian è stato costretto a otto anni di vita sotto scorta. Protetto su ordine della procura antimafia di Bologna che d’urgenza, dopo aver sentito quelle parole, aveva chiesto alla prefettura di Modena di disporre la protezione e l’auto blindata.

La procura antimafia stava indagando su una famiglia legata alla ‘ndrangheta calabrese residente tra l’Emilia e la Romagna. La stessa famiglia di cui si occupava con le sue inchieste sulla Gazzetta di Modena Tizian: dal 2010 aveva iniziato a scrivere degli affari di Femia in Emilia e in Lombardia, scoprendo quanto influente fosse diventato Nicola Femia, detto “Rocco”, nel settore del gioco d’azzardo legale.

Giovanni Tizian minacciato ma l’inchiesta Black Monkey fa cadere l’accusa di mafia

L’indagine giudiziaria denominata “Black Monkey”, dal nome di una slot machine distribuita dal gruppo Femia, ipotizzava l’esistenza in Emilia Romagna di un’associazione mafiosa guidata da proprio da Rocco Femia.

Riciclaggio, estorsioni, minacce. Questi i reati che verranno contestati a Femia. Alle parti civili viene così riconosciuto il risarcimento del danno. Tra queste ci sono il giornalista Tizian e l’Ordine dei giornalisti. Insieme a “Rocco” vengono condannati i figli e i gregari.

Dopo quella sentenza, Femia decide di collaborare con la giustizia e diventare così un pentito sotto protezione. Due anni dopo la Corte d’Appello di Bologna si esprime diversamente: non è mafia.

Come vengono spiegati allora i metodi di quella banda organizzata che ha brutalmente minacciato il giornalista Giovanni Tizian?

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