“Federico Fashion Style positivo al Covid ma nessuno ha avvisato noi clienti”

Il parrucchiere dei vip, tornato dalla Sardegna, è risultato positivo al tampone per il Coronavirus. Nonostante i sintomi, si è recato a lavoro nel salone di Anzio il 23 agosto, come testimoniano due clienti a TPI che sono entrati in contatto con lui e che raccontano di aver saputo della sua positività tramite i social, senza alcuna comunicazione ufficiale. La replica del noto hair stylist: "Registri dei clienti forniti alla Asl"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 27 Ago. 2020 alle 18:55 Aggiornato il 27 Ago. 2020 alle 19:52
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Immagine di copertina
Federico Fashion Style

Non solo Flavio Briatore e Siniša Mihajlović, tra i personaggi noti risultati positivi al tampone per il Covid-19 dopo il rientro dalla vacanza in Sardegna c’è anche Federico Lauri, conosciuto come Federico Fashion Style, l’hair stylist 29enne di Anzio conosciuto come parrucchiere dei vip. A raccontare la sua disavventura è stato lo stesso Lauri, che ha pubblicato il 24 agosto un post su Instagram in cui annunciava di essere risultato positivo al tampone.

Due giorni dopo, l’hair stylist, noto per il programma televisivo Il salone delle meraviglie in onda su Realtime, ha raccontato ad Agorà Estate (qui la puntata integrale) di aver avuto i primi sintomi in Sardegna e ha denunciato i mancati controlli a bordo della nave che il 21 agosto lo ha riportato da Olbia a Civitavecchia. “Ho fatto il sierologico in Sardegna perché non mi sentivo tanto bene, avevo già un po’ di febbre, ed è risultato negativo”, ha detto Lauri. “Poi sono tornato a Roma, la febbre continuava quindi ho fatto subito il tampone e domenica sono risultato positivo. Ho i sintomi”.

Dal racconto del noto parrucchiere, tuttavia, qualcosa non torna. I mancati controlli durante il viaggio se confermati sarebbero allarmanti, ma perché Federico Lauri è partito dalla Sardegna anche se, come lui stesso ha dichiarato, aveva già la febbre? Il test sierologico (a cui si è sottoposto e che ha dato esito negativo) fotografa la situazione risalente a una settimana prima, e non rileva la positività in atto: per cui non garantiva che fosse negativo al Covid-19 al momento della partenza.

La compagnia di traghetti con cui ha viaggiato Lauri da Olbia a Civitavecchia, contattata da TPI, fa sapere che la temperatura viene controllata a tutti i passeggeri e che non reputa possibile che una persona con la febbre sia riuscita a imbarcarsi, anche se – come documentato dalla nostra testata nei giorni scorsi – alcuni passeggeri con la febbre hanno messo in atto vergognosi stratagemmi per sfuggire al controllo della temperatura e altri hanno denunciato le mancate verifiche (in entrambi i casi su navi di una compagnia diversa da quella a bordo della quale ha viaggiato l’hair stylist).

Ma c’è dell’altro: perché dopo essere rientrato a Civitavecchia e aver fatto il tampone, mentre attendeva i risultati, l’hairstylist si è recato comunque al lavoro e non si è messo in autoisolamento? Le norme anti-Covid (e il buonsenso) in questo periodo vietano infatti di uscire di casa a chi abbia una temperatura superiore a 37,5. Ma evidentemente Lauri – che da quanto lui stesso ha dichiarato aveva la febbre già quando si trovava in Sardegna, quindi prima del 21 agosto – non si è curato del rischio di mettere in pericolo collaboratori e clienti ad Anzio al suo rientro.

La circostanza è confermata da alcuni clienti dell’hair stylist. “Ho prenotato un appuntamento nel salone di Federico Fashion Style ad Anzio domenica 23 agosto, fissando un taglio proprio con lui”, racconta a TPI Guglielmo (il nome è di fantasia perché la persona ha chiesto di rimanere anonima), mostrando la ricevuta del taglio presso il salone, datata effettivamente 23 agosto. “Federico indossava la mascherina, anche se gli copriva solo la bocca e non il naso. Abbiamo fatto il taglio e tutto quanto. Il giorno dopo ho visto sui social che era risultato positivo al Covid, a seguito del tampone”.

Dopo la notizia Guglielmo si attiva per prendere le necessarie precauzioni, anche verso i propri familiari. “Ho chiamato il numero verde della Regione Lazio e ho seguito tutto l’iter. Ovviamente ho dovuto annullare tutti i miei programmi, avevo due biglietti del treno e un battesimo dopo pochi giorni. Ora invece mi aspetta la quarantena”. Ma la cosa grave, sottolinea Guglielmo, è che “se non avessi avuto i social non avrei saputo nulla. Nessuna chiamata dallo staff o dalla Asl, eppure il numero lo avevo lasciato“.

La testimonianza di Guglielmo non è un caso singolo. “Ho preso appuntamento da Federico Fashion Style sabato 22 agosto, fissandolo per l’indomani”, racconta a TPI Ilaria Paris, che vive a Pescara. “Mi sono recata presso il negozio la domenica intorno alle 14 e ho fatto il trattamento con lo staff. Federico comunque era presente in negozio e aveva la mascherina, ci siamo scattati anche un selfie insieme“, dice mostrando le immagini.

Ilaria con Federico Fashion Style

“Ho pubblicato la foto e il giorno dopo sono venuta a sapere da una ragazza che lui era risultato positivo al Covid”, dice Ilaria, che riferisce anche lei di aver lasciato nome, cognome e numero di telefono al negozio, ma che nessuno l’ha avvisata.

“A quel punto ho chiamato il 1500 e mi hanno indicato le procedure da tenere, dicendo che dovevo rimettermi al mio buonsenso”, spiega. “Hanno detto che non sono obbligata a mettermi in quarantena, ma che rischio una denuncia penale se contagio qualcuno, perché sono a conoscenza dei contatti avuti con una persona positiva”.

“Per prudenza mi sono messa in quarantena, ma adesso sono in una sorta di limbo”, aggiunge. “Dovrei rientrare al lavoro il 31 agosto, ma la mia quarantena finisce il 5 settembre. Mi serve un certificato per l’assenza dal lavoro, ma dal momento che la mia è una quarantena ‘volontaria’ non è automatico che l’Inps riconosca la retribuzione per quei giorni”.

Foto inviata da Ilaria Paris, che mostra Federico al lavoro

Federico Lauri, contattato telefonicamente da TPI, ha dichiarato che spettava alle autorità sanitarie competenti – e non al salone – contattare i clienti e avvertirli sul rischio, e che i nominativi e i numeri di telefono delle persone potenzialmente interessate sono già stati forniti alla Asl competente. “Abbiamo dato i contatti alle Asl e loro stanno contattando tutte le persone”, garantisce. “Se queste due persone non sono state contattate si vede che al momento dell’appuntamento non hanno lasciato un numero di telefono valido, purtroppo è così. Sono le Asl che contattano le persone che sono state a contatto per fare il tampone”.

Nel dpcm del 7 agosto 2020 si legge che le attività di servizi alla persone, come i parrucchieri, devono “consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione, mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni” (nel Lazio 30) ma non si specifica altro sul punto. Contattata da TPI per un chiarimento sulle mancate comunicazioni ai clienti del salone, per il momento la Asl Roma 6 non ha fornito spiegazioni.

“Mi aspettavo una chiamata dal negozio, invece ho saputo della positività di Federico per caso”, dice Ilaria. “Ormai sono passati diversi giorni. E se qualcuno che è stato in quel salone ancora non lo è venuto a sapere? Io avevo una cena il giorno dopo e ho disdetto per coscienza, ma le istituzioni ti mettono in una situazione in cui qualcuno potrebbe pensare: non ho nulla, me ne vado in giro”.

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