Fase 2, il lavoro negli uffici non sarà più lo stesso: ecco come cambierà con le nuove regole

Di Anna Ditta
Pubblicato il 19 Mag. 2020 alle 19:52
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Credit: Matteo Biatta/ZUMA Wire

Fase 2, il lavoronegli uffici non sarà più lo stesso: ecco come cambierà con le nuove regole

Dopo lo smartworking forzato durante il lockdown anti Covid, con l’avvento della fase 2 sempre più lavoratori rientreranno nei vecchi uffici e alle vecchie scrivanie, caratterizzati da spazi e distanze pensati prima della pandemia e non sempre compatibili con le nuove regole sul distanziamento interpersonale. Gli uffici, soprattutto se open space, devono necessariamente essere ripensati, così gli esperti hanno provato a re-immaginarli conciliando le esigenze di un luogo di lavoro con la sicurezza del personale. Un primo passo, ad esempio, per garantire il distanziamento interpersonale, è quello diminuire le persone presenti nei luoghi chiusi, con sistemi di lavoro agile o alternato. Per questo, laddove possibile, sarà probabilmente chiesto il massimo utilizzo dello smart working anche dopo il 18 maggio, ma anche limitazione agli ingressi in ufficio o in azienda da parte di esterni e il controllo della temperatura.

Nel caso degli open space, l’utilizzo di schermi di plexiglas potrebbe essere una soluzione. Un’altra possibilità, secondo Massimo Roj, architetto e AD di Progetto CMR interpellato da Repubblica potrebbe essere “quella di utilizzare delle postazioni di lavoro sfalsate, a scacchiera, così da aumentare le distanze”. I luoghi di lavoro potrebbero essere dotati inoltre di sistemi di segnalazione a terra, che aiutino a mantenere le distanze di sicurezza tra colleghi. Anche il modo di effettuare le riunioni potrebbe cambiare, secondo Roj, che parla di “abituarsi all’idea che i meeting possono essere fatti sempre dalla propria postazione, senza necessariamente recarsi ad affollare le sale riunioni. O ancora privilegiare dei sistemi contactless nelle mense e nelle break area, con erogatori che funzionino tramite app”. Per conciliare l’aspetto di sicurezza con quello sociale, CMR ha appena lanciato – insieme alla rete Copernico, esperta di smart working – il progetto WorkCare dedicato alle aziende.

Un altro passaggio importante, come per tutti gli ambienti chiusi dove si trovano più persone, è quello dell’igienizzazione degli ambienti, con misure che possono limitare la presenza del virus nell’aria. Tra queste ci sono la sanificazione delle superfici, l’areazione e il controllo dell’umidità. Dal momento che i virus non amano molto l’umidità, l’ideale sarebbe mantenerla tra il 40-60 per cento. Ma allo stesso tempo, bisogna garantire una buona manutenzione dei filtri nei sistemi di areazione. “Secondo alcuni, i sistemi di condizionamento potrebbero favorire la diffusione di contaminanti, ma d’altra parte aiutano anche a favorire il ricambio d’aria, così come l’apertura delle finestre”, sottolinea su Repubblica l’igienista Paolo Villari, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica della Sapienza Università di Roma. Insomma, se non lo si è fatto prima, il consiglio è di “prendere ora questa occasione per impegnarsi per una manutenzione e sanificazione accurata dei filtri”.

Fondamentale è l’igiene delle mani, che “su tutti deve essere un imperativo categorico, alla portata, comoda, accessibile, di routine, magari con la presenza diffusa di soluzioni igienizzanti”, propone Villari. Idem per le mascherine. “Se ne verrà confermata l’efficacia, potrebbero essere considerati anche le visiere facciali (face shield, ndr) che dalla loro hanno il vantaggio di aiutare a preservare un minimo di relazione interpersonale, perché permettono se non altro di interpretare la mimica facciale, e questo contribuisce alle relazioni lavorative”.

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