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Ex Ilva, Arcelor Mittal presenta il recesso. Di Maio contro lo scudo penale: “Se provochi il disastro ambientale devi pagare”

Toni acceso nel confronto tra premier ed esponenti pentastellati

Di Donato De Sena
Pubblicato il 12 Nov. 2019 alle 16:59 Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 16:23
Immagine di copertina
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto

Ex Ilva: Conte al lavoro, Arcelor Mittal presenta recesso

Continua senza sosta il lavoro del governo per risolvere il caso dell’ex Ilva di Taranto a poco più di una settimana dalla decisione della multinazionale Arcelor Mittal di lasciare lo stabilimento. Oggi, martedì 12 novembre, l’azienda franco-indiana ha depositato in Tribunale a Milano l’atto per la richiesta di recesso dal contratto di affitto, contratto preliminare alla vendita. Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato una lettera ai suoi ministri invitandoli a presentare proposte.

L’appello di Conte ai ministri

Oltre all’ex Ilva – ha scritto il premier Conte – Taranto versa in “una più generale situazione emergenziale”, di fronte a cui “reputo necessario aprire un ‘Cantiere Taranto’, all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale”.

“Il rilancio dell’intera area – ha spiegato ancora Conte – necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri”, evidenzia Conte, che chiama i ministri a presentare subito proposte.

Il nodo scudo penale

Uno dei nodi che potrebbe favorire una via d’uscita è la reintroduzione di uno scudo penale per Arcelor Mittal, scudo che mette al riparo l’azienda da eventuali cause penali per quel che concerne l’attività di esecuzione del risanamento ambientale dell’acciaieria. Uno scudo è scaduto lo scorso 3 novembre. In Parlamento, alla Camera dei Deputati, Italia Viva ha già presentato degli emendamenti per la reintroduzione.

Il M5S diviso

Di scudo si è parlato anche stamattina, nel corso di una una riunione del premier Conte con i parlamentari pugliesi del M5S. All’incontro sul dossier ex Ilva hanno preso parte anche i ministri Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e Federico D’Incà. I toni si sarebbero accesi sulla questione della possibile reintroduzione dello scudo fiscale, tema su cui molti parlamentari del Movimento 5 Stelle continuano a fare muro.

L’Ansa, raccontando dell’incontro, ha parlato di un clima a tratti assai teso. L’incontro non avrebbe avvicinato le posizioni, “È andato malissimo”, sono state le parole di uno dei partecipanti. La pattuglia capeggiata dall’ex ministro per il Sud Barbara Lezzi non ha ceduto sull’ipotesi di varare un decreto per introdurre uno scudo, magari in versione “soft”, che “tolga ogni alibi” ad Arcelor Mittal.

Conte avrebbe prospettato tutte le difficoltà nella gestione del dossier e spiegato che una norma, magari di carattere generale, per garantire la non punibilità per danno ambientale, toglierebbe ogni pretesto all’azienda, anche in vista dell’annunciata battaglia legale. Ma Lezzi avrebbe ribadito il no totale a ogni ipotesi di immunità.

I sindacati intanto oggi hanno denunciato che nell’Acciaieria 2 si sarebbe bucata una caldaia con uno sversamento di acciaio e fiamme altissime, che avrebbero raggiunto tubi del gas: solo l’intervento dei pompieri ha evitato il peggio, dicono.

Di Maio: “Arcelor Mittal deve rispettare gli impegni”

In serata è intervenuto anche il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. “Sono certo – ha dichiarato il ministro degli Esteri – che tutto il governo, con unità e compattezza, saprà lavorare da squadra per trovare una soluzione concreta per l’Ilva. Una cosa è certa, nessuno può permettersi di ricattare delle persone su una scelta: vivere o lavorare. Non possiamo rimanere in ostaggio di un’azienda, Mittal deve rispettare gli impegni presi. E vi garantisco che lo Stato si farà rispettare. Da parte M5S c’è tutto il sostegno all’azione collegiale del governo. In questi casi serve lucidità e grande senso di responsabilità”.

Nel corso della registrazione del progrmama tv ‘Fuori dal coro’ in onda su Rete 4 Di Maio ha affermato: “Piacerebbe a tanti imprenditori avere una norma come questa, ma se provochi un disastro ambientale devi pagare”

Il recesso del contratto in Tribunale

Il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, che oggi ha ricevuto dalla cancelleria centrale l’atto di citazione con cui Arcelor Mittal ha chiesto il recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva, assegnerà domani, secondo dei rigidi criteri tabellari, il procedimento a una delle due sezioni specializzate in materia di imprese.

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Gualtieri: “Lavoro importante di Conte in prima persona”

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha già detto no all’ipotesi di una nazionalizzazione dell’acciaieria, in commissione Bilancio ha dichiarato che sull’ex Ilva “c’è un lavoro importante condotto dal premier in persona, che testimonia l’importanza che il governo dà alla vicenda”.

C’è – ha proseguito il titolare di via XX Settembre – la “necessità di impegnarsi per garantire il conseguimento degli obiettivi del piano ambientale, che spettano ad Arcelor Mittal. Occorre avviare un dialogo. Il governo deve mettere in campo strumenti una siderurgia a Taranto moderna, competitiva e ambientalmente sostenibile”.

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Il Cdm giovedì

Conte porterà la discussione sul “cantiere Taranto” giovedì prossimo in Consiglio dei Ministri. Si tratta di un mix di misure e investimenti per dare risposte più complessive alla città. Sull’ex Ilva il premier sta valutando ogni possibile soluzione. Il dossier è molto complicato.

C’è chi sostiene che Arcelor Mittal abbia già deciso di lasciare Taranto. Conte proverà a portare a casa un risultato oggi insperato e per questo in tutti gli aspetti il dossier, sottolineando di non temere la battaglia in tribunale. In settimana arriverà il ricorso d’urgenza al tribunale di Milano per dimostrare che non esistono le condizioni del recesso chiesto da Arcelor Mittal.

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