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Emergenza rifiuti, ogni giorno 200 tir scaricano 5mila tonnellate di immondizia di Roma in altre 50 città italiane

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Emergenza rifiuti, ogni giorno 200 tir scaricano 5mila tonnellate di immondizia di Roma in altre città

A Roma è stata decretata l'”emergenza rifiuti” dopo le dimissioni del 1 ottobre di tutto il consiglio di amministrazione di Ama, la società multiservizi che si occupa di raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti.

Ma non si tratta di un imprevisto o di un fenomeno contingente: ogni giorno infatti 200 Tir disperdono in 50 località diverse d’ Italia le 5 mila tonnellate di immondizia che vengono prodotte dalla Capitale. Un costo che pesa sulle spalle della città eterna: il Campidoglio spende 200 milioni per trasportare i rifiuti fuori città e dalla raccolta della differenziata ne ricava solo otto.

Tasse alte ma cassonetti pieni

I romani pagano 268 euro pro capite di Tassa rifiuti (Tari), la più alta d’ Italia. Ma i cassonetti (e le strade) sono stracolmi di spazzatura.

Delle 5 mila tonnellate di produzione quotidiana di rifiuti, solo duemila è costituita dalla differenziata, che riguarda al momento il 45,6 per cento della spazzatura prodotta con l’ obiettivo di arrivare al 70 per cento entro il 2021.

Con un bacino di utenza di tre milioni di persone (tra residenti, pendolari e turisti) e un’area da pulire pari a sette volte Milano, dieci volte Parigi o Barcellona, non c’ è dubbio che il compito dell’ azienda romana dei rifiuti (Ama) sia immane.

“Dal 2017 i rifiuti indifferenziati di Roma sono cresciuti di oltre il 10 per cento all’anno”. Scrive così la Regione Lazio nel Piano rifiuti varato a fine luglio 2019.

La differenziata viene smaltita con quattro maggiori impianti di Tmb (trattamento meccanico biologico): due dell’ Ama e due di un privato, Manlio Cerroni.

Emergenza rifiuti permanente

L’ emergenza è scattata quando l’ impianto Ama del Tmb Salario è andato a fuoco e anche i due privati sono finiti male: uno è sotto sequestro e l’ altro ha ridotto l’attività per manutenzione.

La situazione così venutasi a creare, ritenuta sospetta dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha prodotto una denuncia in Procura. Il Campidoglio ha messo nel mirino anche le gare d’ appalto Ama da 188 milioni che in tre anni sono andate deserte due volte.

Dove finiscono i rifiuti

Che fine fanno tutti questi rifiuti? Circa 220 tonnellate vengono depositate presso il tritovagliatore di Ostia, mentre Ama era in procinto di acquistarne un altro da 500 tonnellate. Il resto finisce presso altri impianti in tutta Italia: in alcune province laziali e in molte Regioni, soprattutto nelle Marche e in Abruzzo, che di recente hanno accettato una proroga dei contratti.

Quello che non si riesce a spedire in giro si accumula nel deposito di Rocca Cencia. Il combustibile da rifiuti (Cdr) prodotto nei Tmb finisce nei termovalorizzatori, a partire da quello di Acea a San Vittore nel Lazio, ma anche in Emilia Romagna e Lombardia e all’ estero. Un viaggio tutto diverso fanno invece le circa duemila tonnellate al giorno di rifiuti differenziati raccolti da Ama.

Il multimateriale ‘leggero’ passa sia dagli impianti Ama di via Laurentina e di Rocca Cencia, sia da impianti di terzi. Gli scarti alimentari e organici, invece vengono inviati presso gli impianti di compostaggio vicino Roma (quello Ama di Maccarese tratta complessivamente circa 30 mila tonnellate annue) ma anche in Veneto ed Emilia Romagna.

Il bluff della differenziata

I netturbini si lamentano di non avere divise. Nessuno degli impianti di compostaggio promessi dalla Raggi è mai partito. L’Ama della Raggi è quella che non ha una stabilità economica, sopravvive solo grazie all’iniezione della Tari e comunque dipende completamente dalle banche.

Oltre al caos dei rifiuti comuni, ne emerge un altro altrettanto grave: a luglio la raccolta differenziata è scesa al 40 per cento.

Emergenza rifiuti Roma, le dimissioni dell’Ama

In queste condizioni, l’Ama della Raggi e delle mille panchine saltate, è quella con l’età media dei dipendenti altissima, un tasso di assenteismo da record, una percentuale vicina al 50 per cento dei mezzi fermi perché guasti, la raccolta affidata all’esterno per i bar e ristoranti che va malissimo.

L’ultimo terremoto riguarda le dimissioni del consiglio di amministrazione di Ama. Il Cda era composto dalla presidente Luisa Melara, dall’amministratore delegato Paolo Longoni e dal consigliere Massimo Ranieri. Dopo le tensioni con il Comune di Roma, la decisione è arrivata a cento giorni circa dall’insediamento.

Lo scontro con il Comune, socio unico della municipalizzata, si è giocato sul progetto di bilancio 2017. Il direttore generale, Franco Giampaoletti, aveva informato gli amministratori che il bilancio del 2017 non poteva essere approvato per via di “un elemento ostativo“.

A mancare tra le somme i 18,3 milioni di euro di crediti che Ama vanta nei confronti del Comune della Capitale per i servizi funebri e cimiteriali. Crediti già al centro delle dimissioni dell’ex consiglio di amministrazione presieduto da Lorenzo Bagnacani.

Da quando è alla guida del Campidoglio, la sindaca Raggi ha cambiato in tre anni già una decina di manager in Ama. E la situazione a Roma è sempre più drammatica, con le strade che ripetutamente vengono sommerse di rifiuti.

> Un tappeto di vermi accanto alla spazzatura: la foto shock dell’emergenza rifiuti a Roma

> Roma: le foto dei cinghiali al pascolo tra i rifiuti vicino a una scuola

> La grande emergenza | “Situazione mai così grave, è crisi vera”: Roma nella morsa dei rifiuti

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