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“Noi donne cresciute con l’incubo di prendere la circumvesuviana”, la testimonianza di una ragazza dopo lo stupro a Napoli

La giornalista Ilaria Del Prete racconta cosa significa per una donna prendere il treno della Circumvesuviana

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 7 Mar. 2019 alle 21:22 Aggiornato il 12 Mar. 2019 alle 16:23
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Immagine di copertina

Ilaria Del Prete vive a Roma ma è di Napoli e conosce bene la stazione della Circumvesuviana, la stazione dove martedì 5 marzo si è consumato lo stupro di una ragazza di 24 anni nell’ascensore della ferrovia di S. Giorgio a Cremano.

Ilaria oggi lavora come giornalista nella Capitale, ma quando viveva ancora a Napoli il treno della Circumvesuviana lo prendeva per raggiungere l’università. Tutti i giorni, per anni.

Un treno che prendi centinaia di volte, una ferrovia che conoscono tutti a Napoli e “che fa rima con terrore”. “Ilaria, se arrivi tardi non prendere la Circumvesuviana”. E ancora. “Ilaria, ti faccio venire a prendere da papà direttamente a Napoli”, racconta la giornalista su Leggo.it.

“Il viaggio in Circumvesuviana fa ancora paura”, dice Ilaria. “Soprattutto quando cala la sera. Soprattutto se viaggi da sola. E allora siediti nella prima carrozza, vicino al capotreno. ‘E mandami un messaggino quando arrivi’, la raccomandazione impossibile da dribblare”.

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“Così, inevitabilmente, ti guardi attorno mentre aspetti che arrivi il treno, che magari è in ritardo. E tuo padre resta a guardarti da lontano finché non ti vede salire a bordo. Pensi che forse si preoccupano un po’ troppo, i tuoi genitori. In fondo sei una donna, te la sai cavare da sola. Eppure, una volta in carrozza, cerchi lo stesso un vagone distante da quei ragazzini che urlano, sfottono, si dondolano aggrappati ai reggimano”.

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“Poi arrivi in stazione, e allunghi il passo. Fuori è buio, la paura si fa sentire. Ripensi a quella tua amica del liceo, quella che per fare il sottopasso si accodava sempre ai gruppetti di almeno un paio di persone e a quella volta che non ha trovato nessuno da seguire e le hanno rapinato il telefono mentre parlava col fidanzato, per farsi fare compagnia”.

Ilaria racconta che se fino a qualche giorno fa la paura di prendere la Circumvesuviana si limitava al terrore di subire una rapina o di venire aggredita con un coltello, dopo lo stupro alla ragazza di Portici una donna quando percorrerà la ferrovia penserà “E se mi violentano?”.

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