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Covid, raccolte oltre 25mila firme per chiedere al governo come mai la proposta alternativa al lockdown è stata ignorata

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 12 Nov. 2020 alle 14:27
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Covid, oltre 25mila firme per “operazione verità” sul lockdown in Italia

Sono state raccolte più di 25mila firme per “l’operazione verità” sul Covid e il lockdown in Italia lanciata dalla Fondazione Hume e Lettera150, i quali chiedono che il “governo faccia ora quel che non si è fatto prima”. La petizione, primi firmatari Luca Ricolfi e Nicola Grigoletto per la Fondazione Hume, Giuseppe Valditara e Andrea Crisanti per l’Associazione Lettera150, ha raccolto adesioni della società civile e del mondo politico, all’insegna di un’ampia trasversalità. “È importante una mobilitazione trasversale di tanti cittadini che senza perseguire interessi di parte chiedono al Governo una svolta radicale nella lotta al Covid all’insegna di una più efficiente organizzazione e di maggiore trasparenza” hanno commentato Valditara e Ricolfi.

Attraverso l’appello, firmato tra gli altri da Carlo Calenda, Guido Crosetto, Gianni Cuperlo, Susanna Tamaro, Lidia Ravera, Elisabetta Sgarbi, Renato Mannheimer e molti altri ancora, viene chiesto di individuare “gli errori commessi non solo perché ciascuno si faccia carico delle proprie responsabilità, ma soprattutto per evitare il ripetersi di simili errori. Perché se dovessimo ripeterli in futuro, domata la seconda ondata, potremmo trovarci a dover fronteggiare la terza” ricordando che “in Italia sono stati prodotti diversi studi e documenti che in tempi utili indicavano ai decisori politici quel che stava effettivamente accadendo, e la strada da imboccare per evitare di ritornare in una situazione drammatica quale quella sperimentata nella prima parte dell’anno”.

Proprio nella giornata di mercoledì 11 novembre, infatti, Lettera150 aveva pubblicato in esclusiva un documento, inviato il 29 marzo scorso al presidente del Consiglio Conte e al ministro della Salute Speranza, in cui veniva proposta una misura alternativa al lockdown. Lettera che però è stata ignorata dall’esecutivo. Nella missiva, infatti, veniva spiegato che introducendo il “Case finding and mobile tracing” l’Italia avrebbe potuto fermare l’epidemia “in 20 giorni” e “vincere la lotta contro il Covid-19”. Come? Facendo molti test veloci, usando tecnologie di tracciamento dei contatti basata su cellulare, e isolando anche dalla loro famiglia le persone contagiose attraverso il ricovero in appositi Covid hotel.

“Bisogna seguire l’esperienza di Paesi democratici quali Corea, Giappone, Taiwan, Nuova Zelanda che hanno utilizzato test di massa, tracciabilità ed isolamento dei contagiati fuori dai contesti familiari”, spiega Gianpietro Ravagnan, già professore ordinario di Microbiologia Università Ca’ Foscari di Venezia, “perché è evidente che oggi i nuclei familiari sono il luogo per eccellenza della diffusione della patologia da Covid-19. Le famiglie sono spesso impossibilitate sia a gestire il contagiato sia ad evitare cluster familiari che diventano poi talvolta di condominio. Il fattore di riproduzione può essere invece abbattuto in tempi brevi ospitando i soggetti nei Covid hotel in condizioni di quarantena assistita, con costi ridotti rispetto a quelli di un eventuale ricovero ospedaliero”.

“Ancora una volta il governo non ha ascoltato gli scienziati e alla fine, dopo aver perso mesi preziosi tra la prima e la seconda ondata, ha dovuto imboccare la strada arcaica del lockdown”, commenta Giuseppe Valditara, coordinatore di Lettera150, il think tank che raduna circa 250 studiosi di diverse discipline, “il documento sul metodo CFMT dimostra analiticamente che altre soluzioni erano e sono possibili”.

Leggi anche: 1. Covid, un team di scienziati contro il governo: “L’epidemia si poteva fermare in 20 giorni e senza lockdown, ma la nostra proposta è stata ignorata” /2. Chiusura di negozi e strade: governo punta al lockdown “leggero” entro il fine settimana / 3. Ippolito (Spallanzani): “Attenzione al Natale, si rischia la terza ondata di Covid. La fase più critica dell’epidemia a febbraio-marzo”

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