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Coronavirus, parla Gallera (Regione Lombardia): “Dal premier Conte parole false, ma facciamo squadra. Probabile chiusura scuole anche prossima settimana”

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 25 Feb. 2020 alle 17:51 Aggiornato il 25 Feb. 2020 alle 18:34
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Coronavirus, Gallera (Regione Lombardia): “Da Conte parole false”

L’unità di intenti che aveva caratterizzato l’emergenza Coronavirus nelle prime ore del suo insorgere è durata decisamente poco. Il senso di unità istituzionale e di fronte comune per il bene della collettività, francamente non abituale nella politica italiana, si è rotto con la dura polemica tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la Regione Lombardia, a proposito della presunta mancanza del rispetto dei protocolli da parte di “un ospedale” (Conte non lo ha detto, ma probabilmente si riferiva a quello di Codogno) che avrebbe complicato il contenimento del contagio.  Alle parole del premier hanno duramente replicato sia il governatore Attilio Fontana che l’assessore al Welfare Giulio Gallera, il quale sta gestendo in prima persona la vicenda sanitaria.

In poche ore, l’idea di “fare squadra” a tutela della salute pubblica sembra passata in cavalleria come i buoni propositi di Capodanno: infatti sui social si sono ricorsi post e relative polemiche da parte di diversi esponenti della Lega (Bolognini, Morelli e, ça va sans dire, Salvini), piuttosto polemici con il Governo. E, d’altra parte, nemmeno il comportamento del capo del Governo è piaciuto granché a Gallera, che ha raccontato la sua versione a TPI.

“È stato davvero un fulmine a ciel sereno. Dallo scorso giovedì notte lavoriamo in totale sintonia con il ministro, con il Capo della Protezione Civile e con il presidente del Consiglio stesso. Io ho sentito il ministro anche di notte, per informarlo del primo caso: l’ho chiamato alle 22.30 di giovedì e siamo rimasti in contatto fino alle 3.00 di notte, anche con Borrelli. Venerdì Speranza e Borrelli sono venuti qui con l’Istituto Superiore di Sanità, abbiamo passato una domenica in costante contatto. In tutto questo, pur essendo consapevoli di una serie di difficoltà derivanti dall’oggettiva emergenza, abbiamo provato a supplire, a farcene carico, a verificare… Dopodiché, ieri sera lui esce con questa dichiarazione totalmente immotivata, falsa… un atto fuori da ogni logica e incomprensibile”.

“Visto che il presidente ha riconosciuto la correttezza dell’operato di Regione Lombardia, noi andiamo avanti. In un momento del genere, pensiamo che l’unità delle istituzioni sia necessaria. Noi l’abbiamo sempre offerta e continuiamo a farlo, ma le cose che ho dovuto dire in merito erano necessarie per sottolineare la correttezza nostra e soprattutto per il rispetto del personale sanitario che, non solo in quel presidio sanitario, sta facendo un lavoro pazzesco. Pensate che in soli cinque giorni abbiamo eseguito 1.800 tamponi, verificate le positività, tracciati tutti i contatti diretti, preso in carico i pazienti negli ospedali, facciamo i tamponi casa per casa ai contatti diretti: insomma, c’è stato e c’é uno sforzo pazzesco da parte del sistema sanitario, che oltretutto si è organizzato ‘in tempo zero’, come si dice in gergo. Tutto questo non può essere ne’ svilito, ne’ umiliato ed è per questo che sono intervenuto, ma non il nostro obiettivo non è fare polemica: andiamo avanti, ma chiaramente chiediamo rispetto”.

E se il presidente Conte avocasse a sé le competenze sanitarie, come peraltro potrebbe fare?

“Non mi sembra che questo sia nell’ordine delle cose, francamente. La parte sulla quale stiamo facendo maggiore fatica è proprio quella che ci doveva essere fornita dal Governo centrale e della Protezione Civile. Se vogliamo provare a risolvere il problema, è giusto lasciare alle Regioni i poteri di agire. C’è la consapevolezza che solo le Regioni possano essere l’ente attuatore. Se poi parliamo di omogeneità nelle ordinanze, noi anche domenica abbiamo lavorato insieme al Governo proprio su questo. E di fatto l’abbiamo trovata, perché la Lombardia, che ha una situazione diversa da quella di Emilia, Veneto e Piemonte, ha adottato al 90 per cento le stesse ordinanze degli altri e in più ha fatto quella specifica riguardante i centri commerciali nei weekend e i bar dalle 18.00 in poi. Domenica ci siamo confrontati anche con le altre Regioni per trovare soluzioni omogenee, con la sola piccola differenza derivante dal fatto che qui abbiamo un numero maggiore di positivi. Ma in ogni caso ci abbiamo ragionato insieme, quindi l’approccio dell’omogeneità lo condividiamo senza dubbio: va bene il coordinamento, ma gli unici soggetto che possono intervenire sono le Regioni”.

Com’è il vostro rapporto con il Comune di Milano, espressione di una parte politica diversa dalla vostra?

“Molto buono. Il problema è esploso di giovedì notte. Fino al venerdì tutto sembrava confinato nel focolaio del Basso Lodigiano, poi il sabato pomeriggio sono iniziati ad emergere altri casi in diverse zone. La domenica mattina abbiamo convocato una riunione per la sera stessa con i Sindaci lombardi ed erano praticamente presenti tutti. Tutti compreso il Sindaco di Milano, con cui io mi ero trovato anche sabato in Prefettura. Regione Lombardia e Comune di Milano stanno lavorando insieme e c’è un’ottima collaborazione istituzionale anche con tutti gli altri sindaci”.

Si mormora della possibilità di estendere la chiusura di scuole e uffici anche alla prossima settimana: può confermarlo?

“Valuteremo e, intorno a venerdì o sabato, decideremo cosa fare. Stiamo cercando di capire. Da letteratura scientifica la quarantena dovrebbe durare 14 giorni, quindi in effetti potrebbe essere… Lo valuteremo”.

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