Vittorio Feltri replica a Paolo Becchi che aveva rivendicato il diritto di vivere del Coronavirus: “Ti sfondo il cranio con piacere”

Il filosofo aveva scritto una lettera pubblicata da Libero alla quale è seguita la risposta del direttore

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 3 Apr. 2020 alle 09:41
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Coronavirus, Feltri replica a Becchi: “Ti sfondo il cranio con piacere”

“Anche il Coronavirus ha il diritto di vivere” aveva scritto Paolo Becchi in una lettera pubblicata dal quotidiano Libero: ora dallo stesso giornale arriva la replica del direttore Vittorio Feltri alle parole del filosofo. Di seguito le  di Feltri: “Caro professore, il tuo articolo che simpatizza per il virus, al punto che ti dispiace eliminarlo, non mi ha fatto arrabbiare. Al contrario, mi ha divertito nonché convinto che tu non stia tanto bene, spero non a causa del Corona a cui ti sei affezionato quanto al gatto, secondo me più meritevole di affetto. Ma veniamo al punto, io fortunatamente non sono un filosofo per cui non posso scrivere cazzate. Mi devo attenere alla realtà e magari descriverla. Il tuo fraterno Corona avrebbe tutto il diritto di vivere in pace se non rompesse i coglioni a noi esseri umani. Lui ci aggredisce per campare? Bravo. Però io, se posso, faccio secco te, brutto virus schifoso, per sopravvivere. Si chiama legittima difesa”.

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Secondo Feltri, infatti, “Io sono amico tuo, eppure, se vieni qui a minacciarmi con la pistola perché vuoi la mia penna stilografica o le mie penne, io estraggo il cannone e ti sfondo il cranio con sommo piacere. Cosa diavolo vuoi che me ne freghi a me del tuo socio Covid-19, tienitelo stretto ma non pretendere che io volentieri sacrifichi la mia esistenza al fine di consentire a lui di continuare a sopprimere ragionieri innocui, benzinai e impiegati postali. Meglio che crepi Corona piuttosto che mio cugino”.

“Come fai a non capirlo? Magari tu sei uno che mangia polli arrosto e pesci lessi. Di questi animali non te ne importa nulla, li subordini alla tua gola, poi ti coccoli quella merda del virus. Scusa, Paolo, ma tu sei uno sterminatore di zanzare? Io sì. Non le uccido per godimento, bensì per non grattarmi. Non mi sento un assassino per questo. Tu allevati tutti i corona che ti pare, tuttavia non credere di trovare in giro un pirla che sia solidale con te”. Il giorno precedente, Becchi aveva scritto: “Dovremmo chiederci: perché proprio noi dovremmo ‘vivere’? Perché noi, e non invece il virus, che vogliamo che muoia al più presto possibile? Mi spiego: se è la tutela della vita biologicamente intesa, della vita del vivente, il bene ‘primario’ che va difeso e tutelato in modo assoluto, allora non andrebbe tutelata anche la vita del virus? Non è il virus un vivente, esattamente come lo siamo noi?” si chiedeva Becchi nel suo articolo che si concludeva così: “Anche il virus è vita che come noi vuole semplicemente continuare a vivere”. Parole che evidentemente Vittorio Feltri non ha gradito.

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