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Costruiamo l’era post Coronavirus mettendo finalmente al centro l’amore per gli altri

Di Ruggero Pegna
Pubblicato il 8 Apr. 2020 alle 09:58 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 12:46
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Immagine di copertina
Credit: Pixabay

Erano mesi che la povera Greta vagava da un continente all’altro per ammonirci su possibili e imminenti disastri di ogni tipo, ma una pandemia senza cure e vaccini sfuggiva pure alle sue notevoli percezioni sensoriali e alla sua messianica vocazione a salvarci tutti. “Tutto normale, mandate a scuola quel piccolo mostro”, la reazione di un pianeta che non si fermava davanti a nulla, più infastidito che interessato. Non ci ha fermato Greta, appunto, presa per matta o iettatrice. Non ci hanno fermato lo smog, il surriscaldamento, i mutamenti climatici, nessuna delle rovine che lei ha urlato a potenti di tutto il mondo. Ci ha fermato, invece, con una tempistica inquietante, un virus seicento volte più piccolo del diametro di un capello!

Ricordo, anni fa, che già mal sopportammo il blocco domenicale delle auto, con permesso di circolazione a targhe alterne. Come si fa a fermarsi un giorno e a rinunciare alla gita fuori porta? Ci chiedevamo tutti, quasi indignati da un simile provvedimento che limitava libertà e spostamenti. Sempre pronti ad accettare passivamente ogni sciagura, dal cancro alle leucemie, dalle modifiche delle stagioni a quelle del clima, dall’estinzione naturale di specie animali a quelle prodotte da mere speculazioni, non ci siamo resi conto che la causa di tutto eravamo proprio noi stessi, i terrestri. E’ bastato un virus imbattibile a chiuderci in casa, ripulendo l’aria, ridando all’atmosfera trasparenza e, soprattutto, restituendo umanità al mondo.

Paesi in conflitto, capaci di pensare solamente a guerre, a come uccidere uomini, donne e bambini, improvvisamente si sono trovati uniti contro un nemico senza armi, invisibile e mortale. Società che hanno mitizzato vanità e influencer hanno scoperto che esistono medici, infermieri, uomini che rischiano per salvarne altri. Una società che non poteva fermarsi un’ora a riflettere, s’è fermata per settimane, mesi. Il via vai frenetico di uomini alla ricerca solo del profitto, che hanno tolto perfino tempo al sonno per non sprecare in sogni superflui la certezza di guadagni, ha lasciato il posto a strade vuote e silenzio. Negozi chiusi, attività ferme. Non più secondi da non poter perdere, ma giorni interi di cui disporre per tutto quello che ci sembrava inutile, vano o, comunque, tempo sprecato o perso.

Quante volte abbiamo risposto ‘non ho tempo’ a un familiare, un amico, un figlio? Quante volte abbiamo risposto così al nostro corpo e alla nostra mente, che ci chiedevano riposo, cura, attenzioni, una vita più lenta? Un virus che ferma il mondo era stato argomento di film, di fantasiose ipotesi di scrittori di fantascienza, perfino di maldestri servizi di giornalisti alla ricerca di scoop e stupore, invece è realmente accaduto. Morti e sofferenze a parte, vera tragedia di questi giorni, quello che sta avvenendo deve far riflettere tutti, da chi governa a ognuno di noi, perché in tutta questa storia ci sono cose che andrebbero finalmente comprese e tradotte in regole e comportamenti. Ormai lo sappiamo: se vogliamo, il mondo si può fermare! Le civiltà del finto benessere, del tempo è oro e degli affari, si possono fermare!

In realtà, un virus al momento invincibile, ci ha fatto scoprire sentimenti, amore, generosità, il piacere delle piccole cose. Ha ridato significato alla famiglia, alla fede, all’amicizia, anche alla lontananza, all’assenza di una persona cara. Solo la politica, forse, non ha ancora imparato la lezione, sempre pronta a polemizzare piuttosto che a condividere e costruire. Eppure, mai come in questo momento, siamo tutti uomini sotto lo stesso cielo, senza confini, barriere, colori, razze e differenze. Siamo uomini che un virus invisibile può fare ammalare, soffrire terribilmente e uccidere, persino da soli come esseri sperduti nell’universo, senza cari, pietà e funerali. Una lezione incredibilmente dura che il mondo non potrà ignorare.Quando tutto questo si avvierà a conclusione, oltre a pensare alle fasi due e tre, già nella mente dei nostri governanti per il naturale ritorno alla vecchia normalità, forse sarebbe il caso che i potenti di tutto il mondo pensassero a una fase quattro, alla normalità di una nuova era: l’era post coronavirus!

Una fase che preveda la costruzione di una normalità fatta di umanità e tempi da perdere, di valori veri, di pause e silenzi, di auto ferme e negozi chiusi almeno un giorno a settimana, di regole e tempi di lavoro non per robot ma per umani. Una società in cui la solidarietà, la comprensione, la generosità non siano frutto di terremoti o pestilenze, ma l’ordinarietà, il quotidiano. Il coronavirus potrebbe trasformarsi incredibilmente in un’opportunità, quella di capire che è ancora possibile salvare la Terra e noi stessi, il futuro delle prossime generazioni, gli animali senza bisogno di Noè, il mare, i boschi, le piante. Aspettavamo i terribili extraterrestri giganti o deformi e sono arrivati cattivissimi però in formato virus. Certamente li distruggeremo, ma facciamo in modo che quando arriverà ET, l’extraterrestre buono, possa trovare ancora qui la razza umana!

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