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Firenze: uomo e donna uccisi, fatti a pezzi e nascosti in valigie. Rintracciato il figlio, è detenuto in Svizzera

I due coniugi erano spariti il 2 novembre 2015, proprio nel giorno in cui era stato scarcerato il figlio Taulant Pasho. Il giovane è stato poi nuovamente arrestato ed è evaso dai domiciliari nel 2016

Di Anna Ditta
Pubblicato il 17 Dic. 2020 alle 18:03
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Immagine di copertina
Shpetim e Teuta Pasho

Taulant Pasho, il figlio della coppia di albanesi i cui corpi sono stati trovati fatti a pezzi e nascosti in alcune valigie nella periferia di Firenze, è detenuto in un carcere in Svizzera: la conferma è arrivata oggi da una verifica svolta dai carabinieri di Firenze con l’Interpol. Il 33enne, secondo quanto riferito dagli investigatori, è detenuto in un istituto penitenziario nel Cantone di Aargau (Argovia) dal 16 ottobre di quest’anno, ed è accusato di furto con scasso e violazione di domicilio.

All’età di 28 anni, Taulant Pasho era stato arrestato e detenuto nel carcere di Sollicciano. La sua scarcerazione è avvenuta il 2 novembre 2015, lo stesso giorno della sparizione dei genitori. Un dettaglio che non è sfuggito agli inquirenti, ma che non basta per accusarlo del duplice omicidio. In ogni caso, il giovane potrebbe essere una delle ultime persone ad aver incontrato da vivi i genitori e dunque potrebbe conoscere elementi interessanti per scoprire gli assassini.

Chi sono le vittime

I corpi di Shpetim e Teuta Pasho, rispettivamente 54 e 52 anni all’epoca della sparizione, sono stati trovati nell’arco della settimana all’interno di quattro valigie in un campo che costeggia la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, nelle immediate vicinanze del carcere di Sollicciano. Secondo i medici legali, i corpi sono rimasti nelle valigie e in quei campi per mesi, forse addirittura da anni, coperti da erbacce e fango.

I resti dell’uomo, che erano saponificati per la mancanza di ossigeno, sono stati identificati grazie al tatuaggio inciso sull’avambraccio: un disegno che riproduce un’ancora con sotto il nome di una città albanese, ‘Vlore’, che in lingua albanese significa Valona, seguita dalla scritta ‘shp’, le prime tre lettere del suo nome. Per la donna non c’è ancora la conferma scientifica, ma i dubbi che non sia lei sono pochi.

La coppia, oltre a Taulant Pasho ha due figlie, Dorina e Viktoria, che ieri sono state ascoltate per tutto il giorno da carabinieri e pm come persone informate sui fatti. È stata probabilmente Dorina, che vive a Castelfiorentino, a denunciare la scomparsa dei genitori, l’8 novembre del 2015, precisando che non li vedeva da almeno sei giorni, ovvero dal 2 novembre. Per gli inquirenti, oltre all’ipotesi di dissidi familiari, resta aperta anche quella del regolamento di conti tra bande rivali, magari per una partita di droga non pagata.

Coppia di albanesi uccisi, dalla casa del figlio “cattivi odori”

Dalle indagini sul duplice omicidio, nelle ultime 24 ore sono emersi nuovi dettagli. Ad esempio, i cattivi odori provenienti dall’appartamento in via del Pantano 16, dove è stato domiciliato Taulant Pasho fino al suo allontanamento nel novembre 2016, e che ha continuato ad essere abitato dalla compagna dell’uomo nel periodo successivo. A lamentare quegli odori erano stati alcuni condomini, con una serie di segnalazioni tra il 2016 e il 2017 al Nucleo Provinciale Guardie Zoofile di Firenze, riguardanti il garage e la casa dove viveva il figlio della coppia.

Nell’appartamento erano stati svolti diversi sopralluoghi e non era mai stata rilevata alcuna traccia di cadaveri in decomposizione. Gli odori venivano ricondotti alla presenza di alcuni cani non debitamente curati, con la presenza di escrementi ed urina non raccolti. Nel giugno 2016, i carabinieri avevano inoltre rinvenuto all’interno del garage, durante una perquisizione, 6 kg di marijuana.

Per questa ragione, Taulant Pasho era stato nuovamente arrestato, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nell’ottobre successivo il giovane era stato sottoposto agli arresti domiciliari ma dopo circa 15 giorni era evaso, rendendosi irreperibile. A causa dell’evasione, il giovane è stato condannato in via definitiva a 3 anni e 11 mesi. Oggi è arrivata la notizia della sua detenzione in Svizzera, e i magistrati italiani hanno già chiesto alle autorità svizzere di continuare a tenerlo in carcere per applicare la condanna inflitta nel nostro Paese.

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