Carabiniere ucciso a Roma, Roberto Saviano: “Questa morte non sia usata come orrido strumento politico contro i migranti”

Lo scrittore contro le strumentalizzazioni e la propaganda dopo il delitto del militare

Di Donato De Sena
Pubblicato il 26 Lug. 2019 alle 13:16 Aggiornato il 26 Lug. 2019 alle 14:34
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso, Saviano: La morte non sia uno strumento contro migranti

Roberto Saviano commenta le reazioni alla notizia del carabiniere ucciso oggi a Roma sottolineando che l’omicidio “è già territorio saccheggiato dalla peggiore propaganda” e che la morte di un militare in servizio “non può essere usata come orrido strumento politico contro i migranti”. Lo scrittore si è espresso in un post sulla sua pagina Facebook.

Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35enne di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, ha perso la vita dopo aver subito 8 coltellate in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, nel centro della Capitale.

Il carabiniere è stato colpito da un uomo, probabilmente un cittadino nordafricano, che era stato fermato insieme a un’altra persona perché ritenuti responsabili di furto ed estorsione.

Nell’ambito dell’indagine, a metà giornata, sono state ascoltate almeno quattro persone, nella caserma dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma. per essere ascoltati nell’ambito delle indagini sulla morte del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso nella notte nella Capitale. Continuano i controlli a tappeto per risalire ai due nordafricani, al momento ricercati.
Non è stato escluso che possano essere ascoltate anche altre persone.

Carabiniere ucciso a Roma, il commento di Roberto Saviano

“L’operazione in cui era impegnato – ha scritto Saviano sulla sua bacheca parlando del carabiniere – sembrava semplice: due balordi, dopo aver rubato la borsa a una ragazza, avevano provato a fare un cavallo di ritorno: paga e riavrai borsa, documenti e chiavi. 100 euro il prezzo. All’incontro però, dopo la denuncia, si erano presentati i Carabinieri”.

“Otto coltellate – ha continuato l’autore di Gomorra – significa che i Carabinieri non sono arrivati sul luogo con le pistole spianate, non sono piombati con violenza, ma con la prudenza del diritto; sono intervenuti per misurare le intenzioni di chi avevano di fronte e speravano magari di poter risolvere tutto senza colpo ferire. Questo è stato l’ultimo onore di Mario Cerciello Rega che si è comportato da Carabiniere contro questi banditi, e ha pagato con la vita”.

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Poi il giudizio sui commenti alla notizia dell’uccisione del carabiniere. “Non esistono mai servizi semplici quando si è in strada”, ha scritto Saviano. “Vivo tra i Carabinieri da 13 anni, ho imparato a conoscere lo stress degli appostamenti notturni, i pattugliamenti, la fatica. E ho sentito ieri stesso i commenti disperati dei colleghi: ‘Cazzo, si era appena sposato!’. E ora la morte di Mario Cerciello Rega è già territorio saccheggiato dalla peggiore propaganda. La morte di un Carabiniere in servizio non può essere usata come orrido strumento politico contro i migranti”.

“Delinquenti politici – ha concluso Saviano – che, per allontanare da sé i sospetti sui crimini commessi, non esitano a usare i più deboli tra voi, e i più esasperati (ognuno ha una ragione per esserlo), per alimentare sentimenti razzisti che non hanno ragione di esistere. Quando la camorra uccide, non è pensabile incolpare tutti i campani… Mi rendo conto che non è semplice, ma sta a noi comprendere la reale situazione criminale del nostro Paese e difendere il sacrificio di un uomo, di un Carabiniere caduto mentre agiva rispettando il giuramento prestato alle leggi democratiche del suo Paese”.

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