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Carabiniere ucciso a Roma, il pusher: “I militari ci dissero ‘Non ce l’abbiamo con voi, tranquilli'”

Un'altra versione sul caso

Di Donato De Sena
Pubblicato il 1 Ago. 2019 alle 09:09 Aggiornato il 1 Ago. 2019 alle 11:56
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso Roma, le parole del pusher

Spuntano nuove dichiarazioni e ricostruzioni dei fatti dalle persone coinvolte nel caso dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma la notte tra il 25 e il 26 luglio con 11 coltellate: a parlare in un’intervista rilasciata a Repubblica è il presunto pusher.

Italo Pompei è uno dei testimoni chiave di quanto accaduto a Trastevere nelle ore dell’uccisione del vice brigadiere ed è accusato da più parti di essere lo spacciatore che avrebbe dovuto fornire la cocaina per i due americani, cedendo poi tachipirina tritata in cambio dello stupefacente. Il suo racconto, evidenziano Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica, va quindi contestualizzato con molta attenzione e va preso per quello che è, una versione di parte.

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Stando al racconto del presunto pusher i carabinieri in borghese, Cerciello Rega e il collega, seguivano i due ragazzi americani e i loro due accompagnatori, Sergio Brugiatelli e tale Medi, già da un po’ di tempo, probabilmente dalla vicina piazza Trilussa, la piazza dello spaccio a Trastevere e il primo controllo non sembrava essere un controllo antidroga, perché nessuno è stato perquisito, né sono state cercate sostanze stupefacenti in terra. Inoltre, emergerebbe che Cerciello e Medi si conoscevano.

Il racconto del pusher: “I carabinieri ci dissero ‘Non ce l’abbiamo con voi, tranquilli'”

Innanzitutto Pompei dice di non essere stato chiamato da Brugiatelli, che si trovava in compagnia dei ragazzi americani: “La verità è che ci siamo incrociati per caso e che io non avevo niente con me”, “Più tardi mi sono accorto che avevo un paio di chiamate sul telefono da un numero che non conoscevo. Ma non ho risposto. E non avevamo alcun appuntamento”.

Per quanto riguarda il controllo dei carabinieri il presunto pusher ha detto: “Sono arrivati i carabinieri in borghese su un Honda Sh e ci hanno detto, ‘buona sera, che state a fa?'”. Pompei era con Tamer, un suo amico, Medi, Brugiatelli e uno dei due americani. Dice di non aver visto l’altro giovane e di non aver fatto in tempo a capire cosa volevano Brugiatelli e il ragazzo.

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“I carabinieri in borghese sono arrivati subito. A sentire Medi, li stavano seguendo da Piazza Trilussa. E appena quello (l’americano, ndr ) li ha visti è fuggito. Due carabinieri sono rimasti con noi, gli altri, non ricordo quanti erano, si sono lanciati all’inseguimento. Ma sono tornati indietro dopo poco. Io allora ho detto: ‘Oh, io con quello non c’entro niente, sono pulito se volete perquisitemi pure’. So come vanno certe cose…”.

E ancora: “Non ci hanno perquisito. ‘Non ce l’abbiamo con voi… tranquilli…’. Testuale. Spero che i carabinieri non si scordino di queste parole. Anche se sono certo che Tamer, il mio amico, lo può testimoniare. Comunque, hanno detto così, e poi se ne sono andati”. Senza cercare niente in terra? “No. Per questo ho pensato da subito che non fosse un’operazione anti droga, che cercassero altro”.

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