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Carabiniere ucciso, il padre del ragazzo accusato di omicidio arrivato a Roma: “Voglio vedere mio figlio”

Ethan Elder è sbarcato a Fiumicino e ha espresso il desiderio di vedere il primogenito Finnegan Lee

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 31 Lug. 2019 alle 14:50 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:22
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso, il padre del ragazzo accusato arrivato a Roma

Ethan Elder, il padre del ragazzo accusato di aver ucciso il carabiniere Rega, è arrivato a Roma.

“La prima cosa che vorrei sapere è quale è la prassi burocratica per poter rivedere in carcere mio figlio”: queste le uniche dichiarazioni che Elder ha rilasciato alla stampa, che lo attendeva all’uscita dello scalo romano.

Elder è arrivato all’aeroporto di Fiumicino alle 11.40 di mercoledì 31 luglio con un volo della Norwegian proveniente da Oakland, in California.

Accompagnato dal suo legale, Elder, secondo quanto appreso da alcuni funzionari di polizia che lo hanno affiancato agli Arrivi internazionali del terminal 3, avrebbe solo espresso il desiderio di rivedere al più presto il figlio, Finnegan Lee.

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Nel frattempo, Roberto Capra, avvocato del 19enne accusato di aver ucciso il carabiniere Rega nella notte tra il 25 e il 26 luglio, ha dichiarato che il giovane è piuttosto provato. Il legale ha parlato mentre lasciava l’hotel in cui i due ragazzi americani alloggiavano la sera dell’omicidio dove, nella mattinata del 31 luglio, si sono svolti ulteriori accertamenti tecnici da parte della scientifica.

L’arrivo di Ethan Elder a Roma coincidono con le dichiarazioni che Sergio Brugiatelli, l’uomo a cui i due ragazzi americani hanno rubato lo zaino innescando la serie di eventi che ha condotto alla morte il vice brigadiere Rega, ha rilasciato oggi attraverso una nota.

Brugiatelli ha smentito di essere un informatore delle forze dell’ordine e ha anche affermato di essersi rivolto al 112 perché spaventato dai due ragazzi americani, che gli avevano rubato il borsello. Al suo interno, secondo quanto dichiarato da Brugiatelli, infatti, oltre ai documenti vi erano anche le chiavi della casa dove il 47enne vive con il padre malato, la sorella e il nipote.

L’uomo, dunque, si sarebbe rivolto alle autorità per paura che potesse accadere qualcosa ai suoi parenti.

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