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15enne picchiato da un gruppo di bulli in Versilia: “Potevano uccidermi come Willy. Vedo violenza ovunque, fermiamoci”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 19 Set. 2020 alle 17:03 Aggiornato il 20 Set. 2020 alle 00:34
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Immagine di copertina

15enne massacrato di botte a Ferragosto: “Potevano uccidermi come Willy”

Filippo è un ragazzo di 15 anni aggredito la notte del 15 agosto in Versilia, dove si trovava in vacanza a casa di un amico. Dopo la brutale morte di Willy Monteiro Duarte a Colleferro, ha deciso di raccontare quanto gli è successo più di un mese fa, quando quattro bulli lo ha massacrato sul pontile di Marina di Pietrasanta, cuore della movida versiliese. Per alcuni aspetti l’aggressione che ha subito gli è sembrata simile a quella del 21enne di Paliano deceduto nella notte tra il 5 e il 6 settembre. “Una sensazione terribile, la stessa che ho provato quando ho letto la tragedia di Willy. Certo, senza quei dolori fisici che mi annebbiavano la mente, ma con la stessa angoscia, con la medesima sensazione lugubre e oscura. Così mi sono detto che dovevo fare qualcosa di buono per fermare questa violenza. Ho deciso di metterci il mio volto ferito e deturpato dalle botte e dico ai miei coetanei: vi prego fermatevi fino a che siete in tempo. Perché se vi sporcate l’anima siete perduti per sempre”, ha raccontato il 15enne al Corriere della Sera, lasciando che il quotidiano pubblicasse la foto della sua mandibola medicata in ospedale.

“Mi sono alzato per tre volte e per tre volte mi hanno gettato a terra colpendomi con pugni e calci. Sembravano impazziti, colpivano e ridevano. Stavo per svenire quando ho sentito il medico dell’ambulanza gridare che dovevo stare sveglio a tutti i costi e allora ho capito che ce la dovevo mettere tutta per restare vivo”, ricorda il 15enne, che dopo essere stato picchiato ha subito un’operazione all’ospedale Careggi a Firenze, e ora riporta lesioni permanenti alla mascella. “La mia mandibola non tornerà più come prima, apro la bocca a fatica. Continuo a non ingerire cibi troppo solidi e spesso ho dolori”, ha spiegato ancora al quotidiano.

La notte dell’aggressione, Filippo si era fermato dopo aver sentito le urla di una ragazza, che era appena stata vittima di violenza sessuale. Anche il gruppo di quattro versiliesi era accorso per dare una punizione al molestatore, ma ha trovato lui. Così Filippo è stato aggredito. “Quello che è successo per me ormai è passato. Ma adesso spero di ottenere giustizia. Quei ragazzi potevano uccidermi, dicono di avermi scambiato per un’altra persona e poi non mi hanno neppure chiesto scusa. Mi hanno massacrato mentre stavo trascorrendo un periodo di vacanza nella casa di un mio amico e della sua famiglia. Ero felice di essere nel tempio delle vacanze, ci divertivamo, stavamo vivendo giorni spensierati”, ha aggiunto il giovane.

“La cosa che mi fa stare male adesso non è soltanto quello che è accaduto a me, ho la sensazione di essere accerchiato da tutta questa violenza. Che mi sembra sia cresciuta a dismisura in questi ultimi cinque anni. Non c’è giorno che non leggo a ascolto alla televisione di azioni punitive di bande di ragazzini. Picchiare è diventata una moda, se non picchi non sei nessuno. Io sono un non violento e lo sapete dove ho imparato ad esserlo? Praticando sport, che t’insegna la disciplina del corpo e della mente. Oggi, invece, vedo tanti ragazzetti che pensano di spaccare tutto, si sentono forti, invincibili. Secondo me hanno visto troppi film e non hanno avuto dei buoni genitori”, ha dichiarato ancora Filippo.

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