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TPI intervista Pippo Civati: “Ora faccio l’editore, ho scritto un romanzo sulla questione ambientale”

Immagine di copertina
Giuseppe Civati, fondatore di Possibile

Giuseppe Civati parte in tour. L’ex parlamentare, ora editore con la casa editrice People che ha fondato alcuni mesi fa, ha scritto un romanzo “ambientale” a quattro mani con lo sceneggiatore Marco Tiberi (“Fine”) e partirà sabato da Salerno in un tour promozionale con un pulmino elettrico per essere poi a Matera, Altamura, Bari, Senigallia e così via. TPI lo ha intervistato su questa sua nuova iniziativa.

Civati, iniziamo dal tour con un van elettrico. Qual è il messaggio che si vuole portare in giro per l’Italia?

La scelta del pulmino elettrico è una provocazione visto che in Italia si parla molto di elettrico ma poi mancano le infrastrutture, le colonnine d’Ercole, come chiamo le colonnine di ricarica. Il mezzo del tour è già un messaggio: il viaggio è dedicato alle questioni climatiche che sono strettamente collegate al romanzo. Clima, cultura e innovazione. Andiamo a trovare persone che propongono anche qualche soluzione, al di là del giusto allarmismo. Sono persone che propongono ciò che si può fare in Italia per rendere tutto più credibile nella battaglia ai cambiamenti climatici ma anche per fare crescere l’economia del Paese.

Andremo anche nelle aree interno. Poi con un mezzo del genere inevitabilmente sei lento, devi fare molte tappe e quindi molti incontri. L’abbiamo allestito perché sia una biblioteca viaggiante per promuovere la casa editrice, i libri fatti finora ma anche i libri che leggiamo. A Bari, ad esempio, presenteremo il libro di Leonardo Palmisano per fare in modo che non sia solo un tour promozionale ma per spingerci a mandare un messaggio già largo: la cultura come valore non solo per le persone ma anche per la società.

Sui social qualcuno le scrive “vada a lavorare” e lei risponde spesso “io un lavoro ce l’ho già!”. Com’è reinventarsi nei panni dell’editore?

Quello del “vai a lavorare” è uno sketch straordinario: avere fatto il politico sembra che sia uno stigma che ti rimane addosso per sempre. Reinventarsi è stato molto bello e molto utile, anche in termini di energie ritrovate. Io rispetto il Parlamento e non ne parlerò mai male, come istituzione, ma il fatto di avere dovuto “cambiare fatica”, come diciamo noi in Brianza, mi ha dato molta carica. Io però non vedo cesura tra la politica e il resto. Il mio essere editore non è una professione “separata”: si può fare politica anche con altri strumenti.

Parliamo del romanzo in uscita, “Fine”…

La qualità è tutta del mio coautore Marco Tiberi. Non è l’ex politico che scrive il romanzo, io ho contribuito alla scrittura e mi sono affidato a un professionista. È il romanzo della fine, del pericolo che stiamo correndo, visto dal futuro. Un diario del 2048 che guarda noi e si chiede come siamo andati alla deriva. La protagonista si ritrova in una nave in avaria in mezzo all’oceano. Perché è finita sulla nave è la chiave del romanzo. Possiamo definirlo un romanzo scaramantico che allontana la paura. Qualcuno pensa di potersi salvare da quello che sta succedendo ma il cambiamento climatico è una livella e non salverà i più potenti.

Da questo suo nuovo angolo di osservazione come vede l’attuale momento politico?

Ho letto oggi una cosa sulla plastica: non devi ridurre il modo di usare le cose, devi proporre qualcosa di più avanzato che le renda obsolete. L’opposizione è la stessa cosa, questa opposizione ossessionata ha il dovere di proporre qualcosa di più grande e credibile, non solo paventare il pericolo. Non vedo un percorso in termini politici, non vedo una grande proposta. Su alcuni temi ci sono le solite contraddizioni. Abbiamo visto addirittura Renzi dover dire le cose più dure sull’immigrazione. La questione è collegata a un’esigenza che c’è: se non c’è cultura politica e un pensiero profondo, non si riesce a cambiare gli equilibri.

Negli ultimi giorni si è parlato molto del caso Sea Watch e l’Italia sembra essersi spaccata in due. Due diverse tifoserie. Cosa ne pensa?

Io tifavo per una parte molto chiara. Però non bisogna confondere un incidente ma osservare con uno sguardo più largo sulla realtà. Noi siamo per gestire in modo diverso l’immigrazione, ma se ci fosse un cambio di governo come si gestirebbe? Come faremmo noi il reddito di cittadinanza? Le questioni ambientali? La destra sembra raffazzonata (lo è) però questo lavoro lo fa: non è un caso che dicano le stesse cose Salvini, Orban, Trump, la Le Pen e che si parlino tra loro. Noi non abbiamo un quadro strategico.

Qual è il suo futuro? La rivedremo in politica?

Il mio futuro è questo. Non mi sono mai piaciuti però quelli che dicevano “smetto se perdo il referendum” e poi non smettono mai. Non dirò che non torno mai più. Se ci saranno occasioni tornerò volentieri se si riesce a fare cose belle. Dobbiamo costruire. Non è con la piazza o un gesto che si risolve una situazione grave. Questa sconfitta della politica è iniziata che eravamo ragazzi, si risolve solo con una grande sfida collettiva.

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