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Cos’è la PDG, la congregazione evangelica che “guarisce da cancro e omosessualità”: la storia di Alessandro

La Parola della grazia è la più grande Chiesa evangelica italiana. A Palermo, il pastore è Gioacchino Porrello e ogni domenica nella sua chiesa si riuniscono fino a tremila fedeli

Immagine di copertina
Gioacchino Porrello, pastore della Pdg di Palermo. Credit: Mediaset/Le Iene

Il video di Alessandro, il ragazzo palermitano “guarito” dall’omosessualità grazie a Gesù, ha fatto il giro del web. Nelle immagini si vede il ragazzo parlare davanti a una platea di duemila persone: le sue parole di “conversione” vengono accolte da scrosci di applausi e standing ovation.

Un servizio delle Iene , andato in onda domenica 11 novembre 2018, racconta la congregazione di cui fa parte Alessandro, quella che lo avrebbe aiutato a “guarire” dall’omosessualità. Si tratta della PDG, la Parola della Grazia, la più grande Chiesa evangelica italiana. Il protestantesimo, di cui fanno parte anche gli evangelici, in Italia conta 600mila seguaci, in tutto il mondo 600 milioni.

A dire messa non sono sacerdoti, ma pastori, che diventano guide carismatiche che trascinano le folle. Le chiese sono enormi capannoni in cui si ritrovano in migliaia. A Palermo, dove viene girato il video di Alessandro, c’è la prima chiesa evangelica del nostro paese.

Il pastore evangelico qui è Gioacchino Porrello, detto Joe. È il figlio del “senior” Lirio Porrello, da trent’anni pastore, che ora sta passando il testimone al figlio. La chiamata, come spiega Gioacchino, è arrivata da adolescente: “Più parlavo di Gesù, più avevo persone che si interessavano a quello che dicevo”.

Lui, una moglie e tre figli, fa questo di mestiere: il pastore. “Ci sostenitiamo con delle offerte libere che i fedeli danno ogni domenica. Ogni mattoncino di questo luogo è stato creato da quello”. Una chiesa grande che comprende diverse strutture. Tutto è “brandizzato” e organizzato nei minimi dettagli, come spiega il giornalista delle Iene.

La chiesa è un gioiello dell’architettura, dentro gli strumenti tecnologici all’avanguardia per le riprese video delle messe, tutte caricate sui canali social ogni domenica. Nella chiesa, alcuni posti sono riservati agli extra comunitari, supportati da traduttori simultanei.

Tutto è stato costruito con le offerte, ripete Porrello. Offerte libere. “Mio padre ha iniziato con una ventina di persone”, ma ogni domenica, ad oggi, arrivano in questa chiesa in tremila. “È stato Dio a spingere su questo, non siamo una setta, non obblighiamo nessuno a stare qui, non plagiamo nessuno”, ripete Porrello.

A proposito di Alessandro, il ragazzo “guarito” dall’omosessualità, Porrello afferma che non c’è nessun plagio dietro: “Ognuno è libero di fare ciò che vuole, per noi l’omosessualità non è una malattia”. Sembra un pensiero comune che il diavolo inganni gli omosessiali, comune a tutta la chiesa, vista la reazione degli altri fedeli alle parole del ragazzo. “Il pensiero comune è quello scritto nella Bibbia”, continua il pastore: “Qunado è arrivato qui era omosessuale, poi ha conosciuto Gesù”.

“Per me questa è la natura, l’uomo ha a che fare con le donne” e la Bibbia parla chiaro: “Se sei omosessuale, non va bene per Dio”.

Molti gridano al plagio “perché non ci conoscono. Noi non plagiamo nessuno. Quello che succede qui non è finto, è vero. Ci sono testimonianze di persone guarite da tumore. Abbiamo pregato e sono guarite dal tumore. Hanno fatto degli esami e non c’era più il tumore. Ci sono altre persone uscite dalla tossicodipendenza”.

Ma uscire dalla tossicodipendenza è diverso da guarire da un tumore: “Abbiamo avuto più di un’esperienza. Ad esempio persone guarite dalla leucemia, che è un tumore del sangue, o al cervello: abbiamo avuto dei miracoli”.

Miracoli che, come spiega il giornalista di Mediaset, avvengono puntualmente alla fine di ogni messa. A guarirli è il padre di Gioacchino, che è medico: “Per Dio guarire un mal di testa o guarire un tumore è la stessa cosa”, dice il pastore durante una messa. Pastore, apostolo e medico, nel 1982, come si legge sul curriculum pubblicato sul sito della chiesa, Lirio lascia il suo lavoro per dedicarsi alla vocazione.

“È un mondo soprannaturale, lo sappiamo, ma noi non plagiamo nessuno. Non è proselitismo. Penso che una persona che vuole plagiare, una setta, non aiuta la gente”. E continua: “Anche noi bbiamo avuto tanti parenti morti per tumore, ma perché non devo dire che c’è una buona notizia? Dio può fare ogni cosa”, continua Gioacchino.

Una potenza capace di convertire i gay in etero. Come Alessandro.

Poi, la Iena fa ascoltare al pastore una telefonata registrata. A parlare è una donna che sostiene che la figlia sia stata plagiata dalla PDG: ogni mese verserebbe il 10 per cento del suo stipendio alla confraternita: “lei come tutti, non solo mia figlia”.

“Noi crediamo nella decima – spiega il pastore – Un decimo dello stipendio che va a Dio, per supportare la chiesa, ma non lo imponiamo a nessuno”. “Abbiamo un banco alimentare, vestiario, una volta a settimana andiamo dai senzatetto a portare aiuti”. E ancora: “Noi preghiamo tutti i giorni per la gente e non chiediamo un euro, ma è ovvio che c’è la chiesa deve essere sostenuta”.

La signora spiega anche che una volta entrati nella chiesa, in una stanza danno un libricino e si entra a far parte di una cellula, da quel momento si verserebbe la decima. “Non si chiamano cellule, le chiamiamo ‘riunioni in casa’”, precisa il pastore: “Si parla di quello che si è predicato la domenica e l’unica raccolta avviene la domenica”. E conclude: “Se uno sente di voler aiutare una missione, una chiesta, è libero di farlo”. “I soldi che i fedeli danno li vedono, vengono investiti in quello che c’è intorno”, dice.

 

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