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Atac: come funziona il servizio pubblico dei trasporti di Roma e come cambierebbe se vincesse il Sì al referendum

Tutte le informazioni per un voto consapevole al referendum dell'11 novembre sui trasporti pubblici nella Capitale

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Atac Roma |Domenica 11 settembre i cittadini romani sono chiamati a dire la loro sul servizio pubblico dei trasporti di Roma Capitale, con un referendum consultivo su Atac promosso dai Radicali.

I quesiti del referendum consultivo sono due. Il primo: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”.

Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.

Qui tutte le informazioni utili da conoscere sul voto.

Ma di cosa stiamo parlando? Cos’è l’Atac? Come funziona a Roma il servizio dei trasporti?

Atac Roma | Che cos’è? Come è organizzata?

Atac è l’acronimo di “Azienda per i Trasporti Autoferrotranviari del Comune“.

Si tratta di una società per azioni (S.p.a.), quindi una società di diritto privato, ma partecipata al 100 per cento da Roma Capitale, cioè da un ente pubblico.

Atac è la società concessionaria del trasporto pubblico della città metropolitana di Roma.

La sua antenata, l’Azienda Autonoma Tramviaria Municipale (AATM), è nata nel 1909 e le prime linee hanno iniziato a funzionare nel 1911.

Nel corso degli anni l’azienda ha cambiato più volte nome, diventando “Atac” nel 1944.

Lo scopo di Atac è svolgere tutte le funzioni che attengono al trasporto pubblico, come si legge sul sito di Roma Capitale, incluse quelle di “pianificazione, programmazione e regolazione dei servizi di Trasporto Pubblico Locale, gestione del patrimonio, monitoraggio sulla qualità, promozione del marketing, vendita dei titoli di viaggio e gestione dei ricavi da traffico”.

Atac è governata da un organo amministrativo, presieduto da agosto 2017 dall’amministratore delegato Paolo Simioni. C’è poi un collegio sindacale con tre membri effettivi e due supplenti.

L’attività di Atac è regolata da un contratto di servizio con Roma Capitale. Il contratto prevede quali sono le tariffe e le agevolazioni, gli standard di qualità del servizio, gli standard delle fermate e la consistenza deli impianti, mezzi e infrastrutture.

Atac Roma | Quanti autobus? Quanti i dipendenti?

Atac è oggi il primo gruppo di trasporto pubblico in Italia. Serve un’area di 1285 chilometri quadrati e, ogni giorno, garantisce più di 4 milioni di spostamenti.

Per il trasporto di superficie, può contare su un parco mezzi di oltre 2mila unità, di cui 1.937  bus, 164 tram e 30 filobus.

L’età media autobus circolanti è di 12 anni, mentre quella dei tram è di 32 anni (parliamo di un’eta superiore di circa il 40 per cento rispetto alla media europea).

Per quanto riguarda la linea metropolitana l’azienda conta su 96 treni mentre per le ferrovie Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo conta su 62 treni (dati aggiornati a fine 2017).

L’Atac ha oltre 11mila dipendenti e conta il 12,3 per cento di tasso di assenteismo (dato del II trimestre 2018).

Nel 2017 sono state effettuate solo 7 assunzioni e 248 cessazioni.

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A Milano, l’azienda dei traporti Atm opera con quasi 2.500 persone in meno di Atac, ma con un servizio in termini di veicoli/chilometro superiore a Roma. 

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Atac Roma | Che cosa prevede il contratto tra Roma Capitale e Atac? Come funziona attualmente la gestione del servizio pubblico dei trasporti di Roma? 

Il contratto di servizio attualmente in vigore è stato sottoscritto il 10 settembre del 2015 e sarebbe dovuto restare in vigore fino al 3 dicembre 2019.

All’inizio del 2017, però, il Comune ha deciso di prorogarlo di due anni, portando la scadenza al 3 dicembre 2021.

Il contratto stabilisce lo standard dei servizi, i costi, le tariffe e le agevolazioni. In particolare, l’articolo 6 stabilisce quale numero di chilometri sia ritenuto un livello adeguato per il servizio.

Sono circa 9 milioni di chilometri annui di corse di metropolitana e 101milioni di chilometri per le corse in superficie (autobus, tram e filovie).

Quest’ultima soglia non è mai stata raggiunta dopo il 2012, anno in cui in superficie si registrarono 106 milioni di chilometri.

Negli ultimi anni si è registrato un crollo dei chilometri erogati dall’azienda.

Nel 2017 si è arrivati al 23,4 per cento dei servizi di metropolitana in meno rispetto a quanto previsto dal contratto e al 18,1 per cento in meno per i chilometri percorsi dai mezzi di superficie.

Al crollo dei servizi è corrisposto un aumento del numero di guasti dei mezzi, che è passato dall’8 per cento nel 2007 al 36 per cento nel 2016.

Dall’inizio del 2018 hanno preso fuoco 21 autobus a Roma. Per fortuna, finora, senza conseguenze drammatiche.

Attualmente, di fronte al mancato raggiungimento dei livelli adeguati del servizio, Roma Capitale potrebbe stabilire una sanzione per Atac. Tuttavia, come ha sottolineato l’ex vicesindaco di Roma Walter Tocci su Internazionale, in questo modo “produrrebbe un debito in azienda che finirebbe per ripercuotersi sul bilancio comunale”.

“Il comune svolge due mestieri diversi”, scrive Tocci, “il regolatore del servizio e il proprietario dell’azienda – che sono in evidente conflitto di interessi”.

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Atac Roma | Che cos’è Roma Tpl?

Roma Tpl è una società privata che gestisce il 20 per cento del trasporto pubblico di superficie a Roma, soprattutto per quanto riguarda le linee periferiche.

Un’obiezione che viene mossa dal Comitato per il “no” al referendum dell’11 novembre sulla liberalizzazione, è che un privato che svolge il trasporto pubblico a Roma c’è già, ed è la Roma Tpl (qui l’intervista a Michele Frullo, sindacalista Atac Usb, che spiega le ragioni del no).

Roma Tpl opera sulla base di un contratto di servizio aggiudicato nel 2010 da Roma Capitale, dopo un’apposita gara europea in cui era unico concorrente.

Il contratto di servizio riguarda l’esercizio per 8 anni delle “Linee Periferiche” del Comune di Roma, per circa 28 milioni di chilometri l’anno.

Roma Tpl opera su 103 linee periferiche di competenza con una flotta di circa 500 autobus e circa 1800 autisti.

Nel 2018 il contratto di servizio con Roma Tpl è stato prorogato fino a gennaio 2020, nonostante Roma Tpl abbia avuto difficoltà e ritardi nel pagamento dei suoi dipendenti e si fosse ventilata l’ipotesi di revoca del contratto.

Atac Roma | Cosa cambierebbe se vincesse il Sì al referendum sulla messa a gara?

Il referendum dell’11 novembre è consultivo. Questo vuol dire che, anche in caso di vittoria del sì, i governanti non sono vincolati al parere espresso dai cittadini.

Tuttavia, la vittoria del sì sarebbe un elemento di cui gli amministratori dovrebbero tener conto, soprattutto se, come il Movimento Cinque Stelle, hanno fatto della democrazia diretta uno dei loro valori fondativi.

Se vince il sì, Roma capitale potrebbe affidare tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale a una pluralità di gestori, in concorrenza tra loro, attraverso una gara.

In ogni caso, il servizio rimarrebbe comunque nelle mani del Comune, così come la determinazione delle tariffe, delle tratte e degli standard qualitativi, oltre che il controllo sul servizio stesso.

A passare in mano a possibili privati sarebbe la gestione del servizio, che andrebbe a gara tra aziende pubbliche e private. Questo consentirebbe al Comune di sanzionare o revocare la convenzione all’azienda affidataria, se questa non rispetta il contratto. Cosa che – come abbiamo visto sopra – con Atac non sta accadendo per il duplice ruolo svolto da Roma Capitale.

Atac Roma | In cosa consiste la liberalizzazione? Perché è diversa dalla privatizzazione? 

In caso di vittoria del sì al referendum su Atac, il servizio non sarebbe privatizzato, ma liberalizzato. Ciò vuol dire che a vincere la gara potrebbe essere anche un’azienda pubblica.

Al contrario della privatizzazione, che consegnerebbe il servizio ai privati, con la liberalizzazione il Comune manterrebbe un ruolo di garante e di controllore, proteggendo l’interesse pubblico.

Solo la fornitura di servizio sarebbe a carico di una o più società vincitrici della gara.

Atac Roma | Quanto costa alla città? È in perdita? È davvero messa così male? Liberalizzare può effettivamente aiutare a rendere più virtuoso il servizio dei trasporti?

Atac ricava ogni anno 260 milioni dalla bigliettazione e 800 milioni dai fondi pubblici che riceve.

I suoi incassi, tuttavia, non bastano a coprire le spese, come dimostrano i bilanci in perdita degli ultimi anni. Nel 2016, ad esempio, l’azienda aveva registrato un passivo pari 220 milioni di euro.

Nel complesso, Atac è costata ai cittadini romani 7 miliardi di euro in 9 anni, tra perdite e sussidi.

Da settembre 2017 Atac è in concordato preventivo, ciò vuol dire che ha congelato il suo debito di 1,3 miliardi di euro, in attesa di un accordo che dovrà essere sottoscritto con i creditori.

L’azienda, un anno dopo la firma del concordato preventivo, ha presentato a settembre il bilancio semestrale 2018 e ha registrato per la prima volta dopo anni un attivo di 5,2 milioni di euro grazie al congelamento dei debiti frutto del concordato.

Che effetto avrebbe la liberalizzazione sul servizio dei trasporti pubblici di Roma?

“La privatizzazione dei servizi in Italia negli ultimi venti anni si è rivelata spesso fallimentare e sarebbe anche peggiore nel caso dei trasporti”, sottolinea Walter Tocci.

L’ex vicesindaco spiega: “A differenza delle due sciagure – il monopolio e la privatizzazione – che conservano l’attuale struttura di Atac, la liberalizzazione consiste in una radicale riforma dell’assetto istituzionale del trasporto, come operazione propedeutica allo svolgimento delle gare”.

“Con la liberalizzazione si elimina alla radice lo strapotere del produttore e si colloca il servizio al centro del sistema. Le gare, infatti, si fanno dividendo la rete in diversi lotti. In tal modo l’amministrazione pubblica divide et impera. Se gli operatori sono una decina, nessuno è in grado di ricattare la città e anzi se qualcuno si comporta male può essere sostituito da un altro per poi procedere con una nuova gara”.