Me

Le assurde regole della famiglia reale inglese: cosa devono fare i principi in presenza della regina

Sapevate che un reale inglese non può giocare a Monopoli o pronunciare la parola living room? Sapevate che le regole impongono che dopo tre morsi la forchetta va posata? O che non è permesso mangiare molluschi, né voltare le spalle alla regina? Tutte le regole del protocollo

Immagine di copertina
Le rigide regole del protocollo reale britannico

Ah, la British Royal Family. Così fiabeschi, così austeri, così evocativi, così carichi di un mistero indecifrabile che porta puntualmente a chiedersi se esserne parte sia la più grande fortuna sperimentabile sulla Terra o una – seppur agiatissima – rinuncia a quasi ogni forma di libertà personale.

Già, perché il protocollo di corte impone ai membri della famiglia reale una vastità sconfinata di regole da osservare in ogni momento della vita quotidiana, alcune delle quali non solo bizzarre ma anche abbastanza prive di ogni senso logico. Un esempio? Ve ne diamo molti di più.

  1. Se la regina smette di mangiare, tutti devono smettere di mangiare. A volte manda dei segnali, come appoggiare la borsa sul tavolo. Da quel momento si hanno cinque minuti per terminare la cena.
  2. La borsa è utilizzata come mezzo di comunicazione anche in altre occasioni: quando la regina sposta la sua borsa da una mano all’altra (tipicamente dalla sinistra alla destra) è perché sta trovando la conversazione noiosa o imbarazzante e vuole porvi fine. Immediatamente.
  3. La famiglia reale non può votare e non può nemmeno esprimere opinioni politiche. 
  4. La famiglia reale non può lavorare. Può solo fare beneficenza e seguire cause umanitarie in giro per il mondo, ma non può in alcun modo guadagnare denaro dall’attività lavorativa.
  5. La famiglia reale non può giocare a Monopoli. È considerato un gioco vizioso, competitivo e concentrato su subdole mire espansionistiche.
  6. È vietata ogni forma di dimostrazione d’affetto in pubblico, incluso il tenersi per mano. Quindi no, Kate e William in realtà non si odiano tacitamente. È l’etichetta.
  7. Quando viaggia, ogni membro della famiglia reale è obbligato a portare con sé un completo total black, per non farsi cogliere impreparato in caso di funerale improvviso.
  8. Quando baby George compirà 12 anni, non potrà più salire sullo stesso aereo del padre. Due eredi al trono in una volta non sono una perdita ammissibile. 
  9. I membri della famiglia reale non possono firmare autografi (la firma potrebbe essere utilizzata a scopi illegali) né essere fotografati con bevande alcoliche (non possono bere drink, solo vino) né concedere selfie
  10. La famiglia reale non può mangiare molluschi, crostacei e alcun tipo di frutto di mare, per via del rischio di intossicazione più alto che con altri alimenti. Ultimamente il divieto si è ammorbidito. Ma niente sushata del venerdì, par di capire.
  11. I membri della famiglia reale non possono essere toccati da non-nobili. Sembra una battuta da “Baby George ti disprezza” ma no. La faccia di Kate mentre viene cinta da LeBron James parla da sé.
  12. Le donne non possono indossare pantaloni (anche metaforicamente, viene da dire) se non in occasioni legate allo sport e all’aria aperta. In ogni caso, mai di sera.
  13. Vietati jeans, minigonne, smalto colorato, mèches ai capelli, extension e altre forme artificiali di bellezza. Niente zeppe davanti alla regina, che le detesta (purtroppo Kate invece le adora). Niente borse a tracolla, sempre e solo pochette che tengano impegnate le mani (limitando il rischio di toccare persone non-nobili). La cosa peggiore di tutto il dress code? Divieto di gamba nuda, obbligo di calza color carne.
  14. Il dress code inizia prestissimo: baby George è obbligato a indossare pantaloncini corti in qualsiasi stagione dell’anno (il pantalone lungo sul bambino fa troppo “suburban”, secondo la tradizione) fino al compimento degli 8 anni.
  15. Le donne non possono mai accavallare le gambe quando sono sedute. Al massimo incrociare le caviglie.
  16. Non si possono utilizzare i social network: c’è l’account @KensigtonRoyal che divulga tutto ciò che è necessario per loro. Non si può nemmeno aderire o solidarizzare con movimenti di sorta, incluso il recente #metoo contro la violenza e la molestia sessuale.
  17. Durante gli eventi al chiuso, dopo le 6 del pomeriggio le donne tolgono il cappellino e indossano la tiara, inclinata di 45 gradi sulla testa. Solo quelle sposate, però. Se ti presenti a un evento al chiuso dopo le 6 senza tiara è perché sei sul mercato.
  18. È totalmente bandito l’aglio. Perché la regina lo odia. Così come è vietato mangiare pasta, riso o patate per cena.
  19. A nessuno è concesso di voltare le spalle alla regina. Un tempo c’era l’obbligo di uscire dalla stanza camminando all’indietro, oggi abbandonato per evitare incresciosi incidenti. Si aspetta che esca lei per prima.
  20. Sono vietati i soprannomi. Kate non è chiamata Kate ma Catherine.
  21. Il té va bevuto tenendo il manico della tazza con la punta delle dita indice e pollice, per il caffè invece l’indice deve avvolgere il manico.
  22. Come molti sanno, il coltello si tiene con la destra e forchetta con la sinistra. Con la differenza che però, a Buckingham Palace, gli alimenti non vanno infilzati ma posti in equilibrio sul dorso della forchetta (con i denti verso il basso) e portati alla bocca. Dopo tre morsi la forchetta va posata. Per le zuppe, il movimento della raccolta col cucchiaio non è verso di sé ma verso l’esterno. Praticamente un triathlon. Sarà per questo che sono tutti così magri.
  23. Almeno in bagno si avrà pace, uno può pensare. E invece no: la carta igienica va arrotolata in modo che il lembo da afferrare sia sopra – e non sotto – il resto del rotolo. Vietato il sapone liquido a favore della saponetta. No alle candele e no alle riviste, a parte quelle d’arte. Che magari ispirano.
  24. Vietato arrivare in anticipo. Ai cocktail si arriva dopo 10-15 minuti dall’inizio, alle cene 5-10 minuti più tardi. Se si è in ritardo, si avvisa raddoppiando il tempo del reale ritardo.
  25. Ci sono parole – non scurrili – che non si possono usare. Ad esempio i francesismi, per via dell’antica rivalità tra i due paesi. Il bagno non si chiama toilette e nemmeno bathroom ma lavatory, vietati anche pardon, perfume (si usa scent) così come mum e dad, sostituiti da mummy e daddy. Banditi anche portion (si usa helping), living room e lounge (il salotto è drawing room o sitting room), posh (meglio smart).
  26. Il natale è una cosa seria. Nel senso che ci sono settimane di preparativi e che è condotto esattamente come ogni altro evento formale, incluso l’ordine di ingresso nella sala da pranzo. I regali non si aprono il 25 dicembre ma il 24. All’ora del the. Poveri piccoli.
  27. Le donne non possono andare in giro da sole. Per nessun motivo. Da nessuna parte. Mai.

Ora, Kate sembrerebbe ormai serenamente avvezza alle procedure. È l’americana Meghan Markle ad aver scardinato già parecchi dei paletti imposti dalla royal etiquette: l’attrice è infatti divorziata (l’ultima volta che un reale inglese ha sposato un’americana divorziata ha abdicato al trono lasciando il Regno Unito in una crisi costituzionale), è per metà afro-americana (prima volta negli ultimi due secoli in cui la famiglia reale apre le porte a una donna di colore), nonché perfettamente indipendente dal punto di vista economico, emancipata, femminista, attivista, intellettuale.

Ha seguito progetti umanitari in Afghanistan e Ruanda e collaborato con le Nazioni Unite (ragion per cui molti la stanno già avvicinando alla figura di lady Diana), è molto attiva sui social e certamente abituata a jeans, minigonne, selfie, autografi, gambe accavallate, passeggiate in autonomia, contatti fisici da parte di non-nobili e parecchie altre cose che dal 19 maggio, data del matrimonio con l’ex-indomabile principe Harry, le saranno precluse.

Ah, dovrà anche inchinarsi alla cognata Kate ogni qualvolta la incontrerà. Che dire Meghan, ti siamo vicini. A primo acchito sembrerebbe tu possa impazzire dopo un massimo di due settimane, ma Harry parrebbe valerne la pena. Anche una volta tolta l’uniforme.