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Chi è Luca Morisi, il “social-megafono” di Salvini e come funziona la “bestia”, l’implacabile propaganda leghista

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Luca Morisi Salvini – Digital philosopher. Social-megafono, mi occupo quasi 24×7 della comunicazione per il Capitano. #goSalvinigo. È la descrizione del profilo Twitter di Luca Morisi, il social media manager di Matteo Salvini.

Classe 1973, sul suo curriculum si definisce “imprenditore, libero professionista e docente universitario, si occupa di tecnologia fin da giovanissimo. Esperto nella progettazione di database, web application e Intranet/Extranet, ha realizzato sistemi informativi ogni giorno utilizzati da migliaia di utenti, in particolare nel campo sanitario (ASL e strutture ospedaliere)”.

La sua notorietà è strettamente connessa a quella del suo capitano, il ministro dell’Interno. Insieme ad Andrea Paganella e Ida Garibaldi della lega e Pietro Dettori e Rocco Casalino del M5s, Luca Morisi è il responsabile di quello che in molti definiscono “il ministero della propaganda”, che sta avendo risultati molto più che ottimi in termini di consenso, da quando è nato il governo giallo-verde.

Una macchina della propaganda semplice, a tratti rozza e , ma perfetta quella che guidata da Morisi e compagni, che sfrutta all’ennesima potenza il sentiment degli utenti social, per dar loro – sottoforma di post, video, notizie e quant’altro – ciò di cui la rete, e gli elettori, hanno bisogno in quel momento. Una macchina che funziona benissimo anche in tv, non solo sui social network, attraverso ospitate dei leader.

Dietro ogni mossa di Salvini c’è l’ombra di Morisi, che secondo molti è uno degli uomini più influenti d’Italia. Sicuramente uno dei responsabili del dirompente successo che ha portato la Lega in pochi mesi ha raddoppiare i suoi consensi. Se all’inizio Morisi, responsabile di società dell’Intranet, era solo un esperto web della Lega, ben presto inizia a ricoprire ruoli sempre più importanti nell’ambito della comunicazione del Carroccio, diventando ben presto braccio destro e consigliere di Salvini in ambito comunicazione.

Il suo nome è associato a quello della famigerata “bestia”, un sistema informativo personalizzato di cui è il principale artefice, e che racchiude tutto il meccanismo di viralità e socialità della presenza sul web di Salvini. Secondo i ben informati è lui ad aver inventato l’epiteto “capitano” con cui viene chiamato Salvini dai suoi.

Il suo regno è certamente Facebook, dove cattura il consenso dei cittadini, e li spinge ad abboccare a una propaganda precisa e capillare. Oggi la pagina Facebook di Salvini conta oltre 3 milioni di follower, frutto di 4 anni di massiccio impegno rivolto ad “accarezzare”, più o meno forzatamente, l’algoritmo del social network di Zuckerberg. Un livello di engagement da fare invidia ai leader di mezzo mondo.

Il ruolo di Luca Morisi non si limita però a quello tecnico, ma entra nel vivo dei messaggi politici più forti del momento, da suggerire al capo. Messaggi politici che spesso hanno un unico filo conduttore: neri, clandestini, immigrati. Messaggi intervallati da contenuti incentrati sulla ridicolizzazione degli avversari politici da una parte e l’esaltazione della figura, e del corpo del capitano, dall’altra.

Non è rado imbattersi nella pubblicazione di notizie false, che sui canali social di Salvini acquistano un’immensa popolarità e diffusione.

Il ruolo di Morisi e della sua “bestia” hanno molto a che fare con il tema della gestione dei dati personali, vera ricchezza per monitorare e propinare al pubblico contenuti ad hoc, e tema che ha creato un enorme scalpore nei mesi scorsi con il caso “Cambridge Analityca”.

“Hanno creato, per esempio, un concorso che si chiama “Vinci Salvini”. Ti dovevi registrare al gioco online e quanti più contenuti pubblicavi a tema Lega, maggiori erano le possibilità di incontrare Salvini. È stato un successo. Il problema è che non sappiamo come siano stati gestiti i dati. A chi venivano affidati? A Salvini? Alla Lega? A una società privata?”, scrive Rolling Stone avanzando dubbi sulla legalità di molte operazioni.

Una comunicazione, quella di Salvini, che appare istintiva e spontanea, ma che secondo molti non lascia neanche una virgola a caso. La “bestia”, e il suo domatore Morisi, intercettano ciò che piace agli utenti, e al post successivo gli regalano quello che funziona meglio, dosando cattiveria e pacatezza.

Eppure quello che viene descritto come un “genio della comunicazione”, ha un modo di comunicare molto particolare, che – forse solo all’apparenza – sembra un po’ lasciato al caso: usa il maiuscolo, le foto sgranate, meme artigianali, fotomontaggi con grafiche dozzinali. Una comunicazione nient’affatto fighetta. Ma che forse ha a che fare con il successo popolare.

Un grande tecnico, sicuramente, ma senza dubbio un uomo con un intuito e un naso da vendere. Se si resta alla forma. Se si entrasse nella sostanza, il giudizio dovrebbe essere di gran lunga più inglorioso.

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