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Riace, Lucano: “Non mi sono pentito. Voglio che la verità venga fuori”

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Il sindaco di Riace Domenico Lucano, da qualche giorno agli arresti domiciliari perché sospettato, in base a indagini della Guardia di Finanza e della procura di Locri, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha rilasciato un’intervista a GediVisual.

“Non mi sono pentito, per niente…” e “vorrei solo che trionfi la giustizia, ma non solo per un aspetto giudiziario perché possono farmi quello che vogliono, ma come dignità”.

“Voglio che vengono fuori le cose vere, ho visto tante ombre, io penso che la verità mi aiuti, ma la verità spesso è nascosta, questa storia sicuramente mi ha fatto conoscere meglio chi è vicino a me, la Calabria, ci sono cose di cui vorrei parlare ma non ho prove, mi fanno pensare veramente a una società che è mostruosa”, le sue parole.

“Sono pronto a confrontarmi con tutti, a viso aperto – ha poi aggiunto -, non ho nulla da nascondere. Non ho più nulla da perdere, cosa mi rimane da perdere dopo che ho lottato per tutta la vita per la dignità, per i valori umani”.

“Ma se dovevo approfittare dei soldi, non potevo aiutare i miei familiari che vivono in condizioni di indigenza? L’ho detto al Gip: ‘Signor giudice, mi state arrestando per questo in una regione dove ci sono i rifiuti tossici, è la pattumiera d’Europa dove arrivano rifiuti tossici, dove si giocano dei coinvolgimenti, dei controlli anche delle mafie, ecomafie, nave dei veleni..Devo pagare io? Quale guadagno ho avuto io da questo, se non la volontà di costruire una opportunità per il mio territorio e renderlo più pulito? Mi sembra tutto inverosimile”.

Quello che amareggia di più Mimmo Lucano è il fatto che si continui a parlare della distrazione di due milioni di euro.. “ma i due milioni di euro sono per le associazioni, mica li ho toccati io. Ma perché tutti vengono a Riace, hanno fatto dei film degli studi, università, antropologi? E’ diventato un caso mondiale”, riferendosi al cosiddetto ‘modello Riace’ sul tema dell’accoglienza.

“Ma se era così vuol dire che noi abbiamo valorizzato benissimo le risorse economiche. Avevo capito che quella gente (i migranti, ndr) poteva essere una risorsa per il nostro territorio ma anche per altre aree, soprattutto le aree cosiddette interne della Calabria dove si vivono i processi dello spopolamento, della forte rassegnazione sociale e dove si sente una sola voce, spesso quella delle famiglie di mafia”.

“Noi abbiamo costruito un processo anche di una economia collettiva dove tutti partecipano e dove nessuno si può fermare per chiedere delle estorsioni, anche da questo punto di vista una idea culturale differente di sviluppo per le nostre terre. E’ stato tutto spontaneo, probabilmente è stato il vento a far finire quelle navi verso Riace…”.

Lucano dice inoltre che a fronte del “fiume di solidarieta’” nei suoi confronti, “c’è una società che non tiene conto del valore assoluto primario degli esseri umani. Anche una sola vita umana mi gratifica e vale per cento anni. Perchè pensare che dietro una tua azione ci dev’essere sempre un secondo fine, un lucro? Perchè devono pensare che lo stati facendo per i soldi? Ma non si può invece pensare per una volta che non esiste questo?”.