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“Torna il colera a Napoli, lo hanno portato gli immigrati”: il titolo di Libero che indigna i social

"Altro che risorse per le pensioni: gli stranieri ci regalano per lo più malattie": la nuova accusa del quotidiano diretto da Pietro Senaldi

Immagine di copertina

Il quotidiano Libero, nell’edizione di giovedì 4 ottobre, scrive in prima pagina: “Torna il colera a Napoli. Lo hanno portato gli immigrati”.

Il giornale, che già in passato era stato criticato ed era finito al  centro di polemiche per avere definito i migranti come portatori di patologie, fa riferimento a una notizia di cronaca locale: a Napoli sono stati ricoverati una donna e sua figlio neonato, originari del Bangladesh e residenti in provincia di Caserta, perchè affetti da colera.

I due erano rientrati di recente da un viaggio in Bangladesh. I pazienti, secondo quanto riportato dal commissario straordinario Antonio Giordano, sono in condizioni stazionarie e la situazione è stata definita sotto controllo.

Non è la prima volta che il giornale diretto da Pietro Senaldi lancia allarmi, che non hanno un effetivo riscontro nei dati, su una presunta emergenza sanitaria causata dalla presenza di migranti sul territorio nazionale. Lo stesso si era già verificato nel caso di Sofia, la bambina di Trento ricoverata per malaria. La piccola era morta e il quotidiano aveva deciso di puntare il dito conto i migranti.

Nelle pagine interne del quotidiano, oggi giovedì 4 ottobre, si legge: “Il nostro allarme era reale: più migranti, più malattie. Quando denunciammo il problema, fummo accusati di razzismo. Però i fatti lo dimostrano: importiamo patologie che avevamo debellato”.

Secondo il direttore, le precedenti legislature hanno “costruito un’immensa plebe multietnica che si scambia disagi, povertà e patologi”.

Poi a essere citato è uno studio della Società Italiana Malattie Tropicali secondo cui “il 70 per cento della popolazione carceraria è affetta da una malattia cronica. La situazione sanitaria è precipitata a causa del sovraffollamento, dovuto al costante aumento dei detenuti di origine straniera, ormai oltre il 33 per cento”.

“Quando questi usciranno, malati, si trasformeranno in untori esattamente come gli immigrati che arrivano da zone sottosviluppate nel mondo”, conclude.

Ma un rischio epidema non c’è. Il primo ad averlo sottolineato è stato Carlo Trascini, direttore della prima divisione malattie infettive dell’ospedale Cotugno di Napoli, dove sono ricoverato i due pazienti.

“Non c’è epidemia. Ci sono due casi in cui abbiamo riscontrato sintomatologia da infezione da batterio del Vibrio Cholerae, e manderemo campioni all’Istituto superiore di sanità per conferma”, ha detto all’Agi.

“Dati i tempi dell’incubazione della malattia e della loro permanenza in un paese a rischio e del rientro in Italia, non c’è dubbio che la malattia sia stata contratta all’estero. Abbiamo avviato tutti i protocolli previsti anche sui familiari”, ha dichiarato all’agenzia stampa.

Il direttore scientifico Inmi Spallanzani, Giuseppe Ippolito, invece spiega: “La precoce identificazione dei due casi di Napoli evidenzia il ruolo rilevante dalla rete dei reparti di malattie infettive distribuiti capillarmente su tutto il territorio italiano che, attraverso una approccio sindromico, riescono a gestire efficacemente anche patologie inusuali come il colera virtualmente assente da anni sul territorio nazionale”.

I due casi di colera sono i primi casi in Italia dopo ben 10 anni dal precedente di Milano del 2008. In Europa gli ultimi casi risalgono al 2015: uno in Germania e uno in Belgio. Durante l’allarme colera del 1973, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ricoverò 4 dei 9 casi di colera diagnosticati in Italia e gestì in regime di ricovero circa 3000 persone con diarrea con diversa causa infettiva.

La presenza di colera in paesi poveri è direttamente associata a un generale stato di povertà e di degrado con carenza di acqua potabile e a inadeguate condizioni sanitarie.

“In Italia la situazione è gestibile”, ha concluso, ricordando che il colera.

Non sono mancate le reazioni di chi ha letto la notizie nella versione pubblicata da Libero. Ciro Pellegrino, giornalista di Fanpage, ha scritto su Twitter:

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