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Rebibbia, è morto anche il secondo bimbo gettato dalle scale dalla madre detenuta

La donna, Alice Sebesta, 33 anni, tedesca di origine georgiana, ha dichiarato: "Ho liberato i miei bambini, adesso sono in Paradiso"

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È morto anche il secondo dei due bambini gettati dalla madre giù dalle scale del carcere di Rebibbia a Roma. Rebibbia detenuta figli

La morte cerebrale del bimbo, di 19 mesi, è stata dichiarata nella serata di mercoledì 19 settembre all’ospedale Bambino Gesù, dopo che la sorellina neonata, di appena 4 mesi, era deceduta sul colpo.

La madre, Alice Sebesta, 33 anni, tedesca di origine georgiana, è una detenuta della struttura penitenziaria.

L’episodio è accaduto martedì 18 settembre all’interno del nido della sezione femminile del carcere, dove sono ospitati bimbi fino a tre anni.

I vertici amministrativi del penitenziario sono stati rimossi dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Giovedì 20 settembre è stato rintracciato dai carabinieri e dall’Interpol il padre dei due bambini, nigeriano: si trova in un carcere in Germania.

I magistrati della Procura di Roma stanno accelerando i tempi per ottenere al più presto il consenso dei genitori all’espianto degli organi del bimbo morto in ospedale.

“Ho liberato i miei bambini, adesso sono in Paradiso”, ha detto agli inquirenti la donna autrice del duplice omicidio.

L’avvocato Andrea Palmiero ha potuto incontrare la donna, in arresto in flagranza di reato, nel reparto di psichiatria dell’ospedale Pertini dove si trova.

Al penalista la tedesca è apparsa cosciente di quanto compiuto.

“Sapevo che ieri era in programma l’udienza davanti ai giudici del riesame che dovevano discutere della mia scarcerazione”, ha detto. “Ma intanto ho liberato i miei figli”.

Alice Sebesta era finita in carcere il 28 agosto 2018 a Roma perché trovata in possesso di 10 chilogrammi di marijuana. Adesso, dovrà fare i conti con l’accusa di duplice omicidio.

“Si è verificata una tragedia vera”, ha commentato il ministro Bonafede.

“Se ho preso provvedimenti di sospensione rispetto ai vertici vuol dire che ho ritenuto che qualcosa non è andato come doveva andare e che degli errori sono stati fatti”, ha sottolineato. Nel mondo della detenzione, ha avvertito Bonafede, “non si può sbagliare”.

“Attualmente quel mondo vive in condizioni gravi perché ci sono tanti interventi da fare e io mi sono impegnato”, ha aggiunto. “Ogni mattina, quando vado al ministero, penso ai detenuti che vivono in condizioni gravissime ma anche agli agenti di polizia penitenziaria che i governi hanno abbandonato per anni”.