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“Se mi ami infettami con l’Hiv”, cos’è il bugchasing e perché può portare alla fine di una relazione
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Credit: AFP PHOTO / Manjunath Kiran

“Se mi ami infettami con l’Hiv”, cos’è il bugchasing e perché può portare alla fine di una relazione

Cosa può spingere una persona a voler contrarre l'HIV? TPI lo ha chiesto alla dottoressa Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta

19 Set. 2018
bugchasing
Credit: AFP PHOTO / Manjunath Kiran

Si chiama bugchasing e riguarda persone che cercano consapevolmente di contrarre il virus dell’HIV.

Il fenomeno è legato principalmente alla comunità gay, ha preso piede negli Stati Uniti ma si sta diffondendo sempre di più in Italia.

Da una parte c’è il bug-chaser (letteralmente “cercatore di parassita”), la persona che aspira a diventare sieropositivo; dall’altra il gift-giver o “donatore”, disposto ad avere rapporti sessuali senza preservativo per trasmettere il virus.

Non esiste uno studio che possa fornire dati certi sul fenomeno del bugchasing, che in gran parte è sommerso. Ma alcuni anni fa un servizio del programma televisivo Le Iene testimoniava l’esistenza di comunità online che gravitavano attorno ad alcuni siti web anche in Italia.

“Probabilmente il fenomeno è sempre esistito, anche se era meno conosciuto”, spiega a TPI la dottoressa Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. “Prima la persona sieropositiva si occupava solo del suo benessere fisico. Ora invece tanti pazienti arrivano a chiedere una consulenza psicologica. Questo ha fatto sì che si venisse a conoscenza del fenomeno”.

Gli incontri tra bug-chaser e donatori possono avvenire in diversi modi.

Ci sono le chat e i siti di incontri, che forniscono l’occasione per conoscenze rapide e veloci.

In alcune di queste piattaforme, è possibile inserire i dati sulla propria salute, specificando, ad esempio, se si è sieropositivi oppure no.

“Questo agevola l’incontro per una persona che desidera farsi infettare”, spiega la psicologa. “Perché sa che l’eventuale partner ha già la caratteristica fondamentale che a lei interessa”.

L’altro canale in cui possibile che si verifichi il bugchasing invece ha a che fare con incontri reali.

“Sono feste private a carattere sessuale in cui si viene invitati col passaparola. La regola è che in questi incontri sessuali occasionali non debbano esserci protezioni”, spiega la dottoressa Miolì Chiung.

“Diventa come sfidare la sorte, andare a fare una roulette russa. Non sai quali saranno le conseguenze dell’incontro: si può contrarre l’HIV ma anche altre malattie infettive”.

Infine, c’è la possibilità che la richiesta di contagio provenga dal partner, in una coppia stabile.

Bugchasing per “amore”

Chi infetta volontariamente qualcuno col virus dell’HIV, avendo dei rapporti non protetti con il partner senza comunicargli la propria sieropositività, viene in genere indicato come “untore”.

Ci sono stati alcuni casi di questo tipo in Italia, come quello di Valentino Talluto e Claudio Pinti.

Diverso è il caso della persona che sa che il partner è sieropositivo e ciononostante vuole avere dei rapporti non protetti con lui.

“C’è chi, di fronte a questa richiesta accetta in modo poco consapevole e poco maturo”, spiega la psicologa.

“L’amore ci lega, ci legherà anche la nostra malattia”, è il pensiero che si cela spesso dietro questa richiesta.

Un pensiero che tralascia i risvolti medici e psicologici molto importanti dietro il bugchasing.

“Sebbene l’aspettativa di vita per le persone sieropositive sia molto migliorata, permane la predisposizione a malattie, infezioni, con una vita che deve essere sempre sotto controllo”, spiega la dottoressa. “Si diventa malati cronici, e se il paziente ha 22 o 23 anni il tempo della cronicità della malattia è molto lungo”.

Di fronte a questa richiesta di contagio “per amore”, non sempre il partner sieropositivo accetta.

“Di recente uno dei miei pazienti ha ricevuto una richiesta esplicita dal partner, che voleva condividere con lui un amore ‘più libero'”, racconta la psicologa.

“Ha rifiutato. Non se la sentiva emotivamente di poter giocare con la vita di un’altra persona. Non voleva neanche pensare di essere colui che avrebbe provocato conseguenze così irreversibili. Questo rifiuto ha portato a un allontanamento e alla separazione della coppia”.

Il partner non-sieropositivo, infatti, ha pensato che la scelta volesse dire che il suo compagno non lo amasse a sufficienza.

“Secondo me invece era una scelta di grande amore”, dice Miolì Chiung, “se vuoi bene a una persona faresti mai nulla che le possa fare male”.

Le ragioni del bugchasing, ovvero: cosa spinge una persona a farsi contagiare con l’HIV

Esistono più motivazioni che possono spingere le persone a cercare di farsi contagiare con il bugchasing. La prima è la ricerca del brivido: l’accettazione di un rischio in cambio della sensazione di fare qualcosa di proibito.

Una seconda motivazione, spiega la dottoressa, può essere quella della ricerca di “esclusività”.

“Il desiderio è quello di far parte di una cerchia sempre più piccola. All’interno del mondo omosessuale, rientrare nella sottocategoria dei sieropositivi. Come se fosse un ‘gruppo speciale’ che in questo caso condivide una patologia”, dice.

A queste possibili motivazioni bisogna aggiungere la mancata consapevolezza di ciò che significhi realmente vivere con l’HIV.

“La medicina moderna ha raggiunto dei buoni livelli di qualità di vita per i pazienti sieropositivi, attraverso gli antivirali, i controlli medici e una serie di fattori che ti consentono di vivere in modo dignitoso”, spiega la psicologa.

“Alcuni pensano che vivere questa malattia voglia dire prendere qualche pastiglia. Nel momento in cui sono stato infettato non devo più preoccuparmi. Un paradosso psicologico: per evitare il problema me lo provoco volutamente”.

È molto difficile che chi abbia cercato volutamente il contagio con il bugchasing si rivolga agli psicologi in cerca di aiuto.

Ma nel caso in cui ciò accadesse, cosa si può consigliare al bug-chaser?

“Sicuramente la psicoterapia, con un’analisi sul proprio modo interno di agire. Bisogna capire qual è la propria struttura di personalità, i pensieri legati al rapporto con l’altro e alla sieroposità”, dice la dottoressa.

“La richiesta di aiuto riguardo al proprio desiderio di essere contagiati è solo la punta dell’iceberg. Le cause andrebbero cercate molto più a fondo. Cosa sta cercando la persona attraverso il contagio? Ognuno ha la sua motivazione. Può essere una motivazione masochistica, o che parte, ad esempio, dall’accettazione della propria omosessualità”.

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