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“La circolare di Salvini sugli sgomberi è illegale e farà finire per strada migliaia di famiglie che hanno diritto a una casa”

TPI ha intervistato Massimo Pasquini, segretario nazionale dell'Unione Inquilini: "I Comuni non hanno risorse e strutture per trovare soluzioni alternative, ma Salvini se ne frega"

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Uno sgombero di rifugiati a Piazza Indipendenza, a Roma, nell'agosto 2017. Credit: Ansa

“La circolare di Salvini è di un cinismo inaudito, oltre che illegale: dispone gli sgomberi, ma poi se ne frega dei ricollocamenti di chi viene sfrattato lasciando tutto in mano a Comuni che non hanno né le risorse né le strutture per trovare soluzioni alternative”.

A parlare a TPI è Massimo Pasquini, segretario nazionale dell’Unione Inquilini, il sindacato che si occupa della tutela di inquilini e assegnatari di alloggi e che riunisce i comitati delle case popolari.

Da pochi giorni è entrata in vigore una circolare attuativa del ministero dell’Interno che dispone una stretta sulle occupazioni abusive di immobili.

Nel documento, si esortano i prefetti ad eseguire sgomberi in maniera più tempestiva.

Martedì 4 settembre si sono visti i primi effetti: a Sesto San Giovanni, il sindaco di Forza Italia ha fatto sloggiare una sessantina di famiglie da un immobile un tempo proprietà di Alitalia, dopo che quelle stesse famiglie avevano raggiunto un accordo col Comune di Milano per abbandonare volontariamente uno stabile in via Oglio in cui vivevano da due anni.

Lo sfratto non è stato indolore: all’interno dei nuclei familiari coinvolti, alcuni italiani altri di migranti regolarmente residenti in Italia, c’erano decine di bambini. Quelle stesse famiglie, mercoledì 5 settembre, hanno occupato la torre di via Stephenson, uno dei palazzi del gruppo Ligresti a Milano.

“Ma la situazione è potenzialmente esplosiva in moltissime città – spiega Pasquini – Pensiamo a Roma: ci sono tre stabili per i quali è in programma uno sgombero in tempi brevi: quello di via Costi, quello in via Collatina e l’ex fabbrica di Penicillina a via Tiburtina. Parliamo di centinaia di famiglie che andranno per strada”.

La circolare dispone però la ricerca di soluzione alternative per chi ne ha diritto.

Bisogna essere pragmatici: un conto sono i massimi sistemi, un altro è la realtà. Il Comune di Roma, come molti altri, non è minimamente attrezzato per assistere queste famiglie. Ma Salvini se ne frega, e imposta il problema solo in termini di ordine pubblico, dice ai Comuni: “Io intanto sgombero, poi ci pensate voi”.

Peccato però che, una volta sgomberati gli immobili, quelle famiglie non si volatilizzino. In Italia abbiamo 650mila famiglie che sono nelle graduatorie per ottenere case popolari, ma molto banalmente non ci sono abbastanza case per poterle accogliere.

Io le chiedo: se lei avesse diritto a una casa popolare e non la ottenesse, occuperebbe un immobile abbandonato riappropriandosi di un diritto negato o andrebbe a vivere per strada?

Il problema è che Salvini e la sindaca Raggi hanno la minima idea di quello di cui stanno parlando, dovrebbero studiare molto di più invece di fare propaganda.

Gli sgomberi creeranno un caos sociale. Le occupazioni sono solo una rappresentazione dell’assoluta mancanza di politiche abitative in Italia. Se avessimo un parco alloggi sociali come un Europa, il problema non si porrebbe.

Questa circolare, per giunta, è anche illegittima da un punto di vista giuridico.

Quale norma violerebbe?

Una circolare attuativa non può modificare in termini sostanziali una legge, mentre questo è proprio il caso a cui siamo di fronte. La legge Minniti imponeva a Comuni e Regioni di tutelare le famiglie in condizione di “disagio economico e sociale”, e di farlo prima degli sgomberi.

Qui si dice invece che si può prima sgomberare poi eventualmente ricollocare, e si passa da “disagio economico e sociale” a “fragilità”, senza definire cosa rientri in questa definizione e lasciando così un enorme margine di discrezionalità.

Una modifica del genere di una legge attraverso una circolare è illegale.

Se davvero è così, chi dovrebbe intervenire?

Come Unione Inquilini ci stiamo muovendo su esposti sia alla magistratura italiana sia alle Nazioni Unite.

L’Onu infatti ha formulato un patto sui diritti sociali, economici e culturali, sottoscritto anche dall’Italia, che stabilisce come il diritto alla casa si affermi, nelle situazioni di sgomberi e sfratti, garantendo il passaggio da casa a casa a chi ne ha diritto “prima” e non “dopo” lo sfratto stesso.

Abbiamo anche chiesto all’Anci di spingere per la sospensione della circolare: se non si determinano le modalità con cui regioni e Comuni, anche in termini di risorse economiche, possono e devono ricollocare chi ne ha diritto, si va solo incontro all’emergenza sociale.

È comunque necessario, perlomeno, stanare i “furbetti” che occupano case popolari senza averne il diritto.

Giusto, ma non è quello che fa la circolare di Salvini perché non interviene sulle case popolari ma solo sugli alloggi di privati. Il provvedimento, quindi, non avrà effetto sul problema dei “furbetti”, colpirà solo i più deboli.

In ogni caso, anche il problema delle case popolari nasce da un’assurdità giuridica. A Roma l’Ater (l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale pubblica) è costretta a sottostare alla regola del pareggio di bilancio.

Ciò significa che, per avere entrate sufficienti, vengono affittate case popolari a persone abbienti che non avrebbero i requisiti per starci, perché gli si possono far pagare canoni più alti.

Ecco perché ci troviamo i Suv sotto le case popolari: non è solo un problema di furbetti, ma anche di norme assurde. È mai possibile che l’Ater, che deve occuparsi di trovare case alle persone povere, debba preoccuparsi anche del pareggio di bilancio?

Per capire i potenziali effetti della circolare di Salvini, prendiamo un caso dello scorso luglio. A Roma, in Via Scorticabove, sono stati sgomberati circa 100 sudanesi che vivevano in una struttura gestita da una cooperativa. Lo sfratto riguardava la cooperativa, ma ne hanno pagato le spese i rifugiati. Queste persone avevano diritto ad essere ricollocate. Dove si trovano adesso? Il Comune è riuscito a sistemarle?

Assolutamente no, sono ancora per strada. Come dicevo prima, i Comuni non hanno assolutamente strutture sufficienti e risorse economiche per attuare i ricollocamenti.

Qui si parla solo di ordine pubblico o si pone la questione in termini di assistenzialismo, ma senza una politica abitativa seria non si risolve niente e i costi, sia in termini economici che sociali, diventano enormi.