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Gad Lerner fa autocritica: “Sono radical chic, borghese e amico di De Benedetti”

"La nuova classe dirigente del centrosinistra non partirà certo da quelli come me", ha detto il noto giornalista al Fatto Quotidiano

Immagine di copertina
Il giornalista Gad Lerner

Il giornalista Gad Lerner, storicamente legato alla sinistra, ha rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano in cui fa autocritica e analizza le cause della profonda crisi politica della sinistra, a cominciare dai fischi al segretario del Pd Maurizio Martina durante i funerali di stato per le vittime del ponte crollato a Genova.

“Reputo la mia biografia compromessa”, ha detto Gad Lerner a Lorenzo Giarelli. “Io da giornalista mi sono occupato a lungo dei lavoratori e dei loro diritti perché ritenevo giusto farlo. Ma sono un borghese benestante, un “radical chic”, l’amico di Carlo De Benedetti. Sono tutte cose vere. Per questo la nuova classe dirigente del centrosinistra non partirà certo da quelli come me”.

Lerner parla apertamente di “subalternità del centrosinistra al capitalismo”, che secondo lui ha inizio negli anni Novanta. Il giornalista chiarisce che “avviare le privatizzazioni, compresa quella delle autostrade, fu inevitabile, anche se il processo poteva esser gestito meglio se non ci fosse stata quella soggezione nei confronti dei grandi industriali”.

Tuttavia, “il tentativo di scaricare addosso al Pd tutta la responsabilità di allora è solo propaganda: anche il centrodestra e lo stesso Salvini hanno avuto un ruolo determinante nel creare la situazione attuale”.

Gad Lerner sottolinea che i fischi a Maurizio Martina ai funerali di stato “testimoniano nel modo più umiliante il divario tra il gruppo dirigente di centrosinistra e le classi meno agiate”.

“Dietro alla tragica condizione di isolamento del Pd c’è il tradimento dei vertici, la corruzione di un gruppo dirigente imborghesito, i rapporti di confidenza tenuti col capitalismo senza mai avere il coraggio di combatterne i vizi”, dice. “A questo si unisce la tentazione, non certo nuova per i settori della popolazione più in difficoltà – basti pensare, pur con le ovvie differenze, agli inizi del fascismo – che il modo migliore per difendersi sia il nazionalismo”.

Quale sarà quindi il futuro della sinistra?

“Sarà una lunga traversata nel deserto, faranno la loro parte sindacalisti, militanti della cooperazione, del volontariato sociale, ma non gli stessi che volevano essere uomini di fiducia dei grandi capitalisti e allo stesso tempo riferimento del popolo di sinistra”, dice Lerner.

“Al di là della volontà dei singoli, ci sono dati oggettivi – dalla grande depressione della stampa alla crisi senza soluzione del Pd – che volenti o nolenti renderanno inevitabile un ricambio. A differenza di quanto continua a dire Matteo Renzi, mi sembra inverosimile che in pochi mesi il governo Conte sbatta e torni alla grande il centrosinistra. Anzi, in quel caso sarebbe più facile un rafforzamento della destra”.