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Il procuratore di Genova: “Il crollo del ponte Morandi non è stata una fatalità”

Francesco Cozzi indaga per disastro colposo e omicidio plurimo

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“Non è stata una fatalità il crollo del ponte a Genova“. Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, a margine del sopralluogo fatto il giorno dopo il disastro nella zona del ponte Morandi.

La Procura ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio plurimo.

“Noi dobbiamo rispondere a un sola domanda: perché è successo? Questo è il nostro compito e per farlo faremo tutto quello che è necessario”, ha detto il procuratore.

Cozzi si è poi spostato in prefettura per un vertice con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sul ponte Morandi, costruito nel 1967, erano in corso lavori di manutenzione.

Il ponte correva lungo l’autostrada A10, gestita dalla società Autostrade per l’Italia.

Dopo il disastro, il Governo ha annunciato l’intenzione di revocare la concessione alla società.

Autostrade per l’Italia ha comunicato che sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.

I lavori e lo stato del viadotto, informa una nota, erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo “saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.

“Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”, ha detto l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1.

L’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova, aveva denunciato problemi strutturali già nel 2016. “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosita’) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale”, aveva affermato.

La sua analisi sul viadotto era apparsa il 29 luglio 2016 sul portale ingegneri.info.

Secondo l’ingegnere genovese, il ponte, a causa dei suoi numerosi problemi, aveva un costo di manutenzione talmente esorbitante da risultare più conveniente demolirlo per costruirne uno nuovo. “Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.