Me
Strage di Ustica: cosa successe il 27 giugno 1980. Le vittime e i sopravvissuti
Condividi su:

Strage di Ustica: cosa successe il 27 giugno 1980. Le vittime e i sopravvissuti

Il 27 giugno 1980 un aereo civile precipitò a largo dell'isola di Ustica, causando la morte di tutte le 81 persone a bordo

27 Giu. 2018

Il 27 giugno 1980 il volo Itavia IH870 precipitò a largo dell’isola di Ustica, in Sicilia. Nella tragedia morirono tutte le 81 persone che si trovavano a bordo dell’aereo. Lo scorso 8 aprile, la prima sezione civile della corte d’appello di Palermo ha stabilito che il velivolo è stato abbattuto da un missile.

Nello specifico, la corte ha stabilito che l’aereo Itavia è stato abbattuto da un missile lanciato da un altro aereo non identificato “che intersecò la rotta del volo” o dalla “quasi collisione” del missile con l’aereo.

Nel decretare questa sentenza, la corte ha anche escluso qualsiasi altra ipotesi, quali ad esempio un guasto tecnico o la presenza di una bomba all’interno dell’aereo.

L’isola di Ustica si trova nel mar Tirreno, distante 67 chilometri a nordovest dalla città di Palermo, della cui provincia fa parte.

Cosa è successo a Ustica nel 1980? La verità sulla strage e le nuove rivelazioni

I fatti

– 27 Giugno 1980. L’aereo DC-9 Itavia IH870 in volo da Bologna a Palermo parte alle 20:08, con 113 minuti di ritardo. A bordo ci sono 81 persone tra passeggeri ed equipaggio.

– Tra le 20:59 e le 21:04, i radar e le torri di controllo perdono il contatto con il volo. Solo alle prime luci dell’alba, dopo imponenti ricerche, vengono ritrovati alcune decine di miglia a nord dell’isola di Ustica i primi resti dell’aereo: tutti le persone a bordo dell’aereo sono morte.

Le ipotesi sull’incidente

Cosa ha causato la caduta del DC-9? In assenza di prove, furono immediatamente formulate diverse ipotesi: un cedimento strutturale del velivolo; una bomba a bordo; una collisione con un aereo militare; un abbattimento causato da un missile aria-aria, un tipo di missile fatto apposta per colpire mezzo aereo attraverso un altro mezzo aereo.

La teoria del missile

– Questa teoria, solo oggi ritenuta ufficialmente veritiera dalla recente sentenza della corte d’appello di Palermo, non ha avuto riscontri dagli enti militari almeno fino ai primi anni Novanta, anche perché sul relitto non furono trovati residui direttamente riconducibili a una collisione con un missile, ma solo tracce di esplosivo.

La teoria che il DC-9 Itavia IH870 fosse stato colpito da un missile si fonda principalmente sul fatto che nell’area tirrenica, in quegli anni, si sarebbe concentrata un’intensa attività dell’aeronautica militare da parte di diverse nazioni, fatto che ha avuto notevoli conferme.

– A supporto di questa teoria vi sarebbero i tracciati dei movimenti aerei rilevati dai radar, anche se altri strumenti di monitoraggio non hanno rilevato nella stessa area geografica una simile attività. Attività che, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe visto un notevole inquinamento delle indagini a riguardo.

La teoria della bomba

– Il giorno successivo al disastro aereo, una telefonata al quotidiano italiano Il Corriere della Sera a nome dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) annunciò che il gruppo terrorista neofascista aveva fatto esplodere l’aereo con una bomba piazzata in un gabinetto del velivolo.

– La possibilità venne però rapidamente scartata: il gabinetto dell’aereo era infatti rimasto in gran parte intatto, e inoltre venne fatto notare che sarebbe stato difficile far esplodere in volo con una bomba un aereo partito con quasi due ore di ritardo e la cui permanenza in aria sarebbe durata meno di un’ora.

Perché potevano esserci aerei militari

L’abbattimento del volo da parte di un aereo militare – un episodio da simil-scenario bellico – non è un fatto apparentemente motivato in una rotta destinata agli aerei civili in un Paese non in guerra come era l’Italia nel 1980.

– Tuttavia, in quegli anni, una guerra non pubblicamente o ufficialmente dichiarata – simile e collegata alla guerra fredda – era in corso. I protagonisti erano l’Italia, Malta, la Libia, la Francia e gli Stati Uniti, per citarne alcuni.

– Al centro di essa: il controllo dei giacimenti petroliferi del Mediterraneo, la sfera d’influenza di Malta, che si era allontanata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, per tenere una posizione di neutralità, avvicinandosi inizialmente alla Libia, guidata all’epoca dal Colonnello Gheddafi, e dopo contrasti con quest’ultima all’Italia, che nei primi anni Ottanta svolgeva a tutti gli effetti un ruolo di potenza regionale nell’area del Mediterraneo.

– Oltre a queste ragioni, va tenuto conto che l’area del Tirreno meridionale era usata dalla Nato per esercitazioni militari, e che in quegli anni numerosi aerei da combattimento libici vìolarono lo spazio aereo italiano per spostarsi da alcune basi situate in Jugoslavia dove ricevevano ordinaria manutenzione.

Il caccia libico abbattuto

– In questo scenario, sappiamo per certo che si verificarono scontri armati nei cieli e nei mari di quell’area geografica: pochi giorni dopo l’episodio di Ustica, ad esempio, fu ritrovato nei monti della Sila, in Calabria, un caccia libico abbattuto.

– Non a caso, nel 2013 la Francia ha dichiarato che aveva due portaerei schierate nel Mediterraneo la notte della strage di Ustica, che nel 1980 partecipavano in una missione di squadra insieme alla portaerei statunitense USS Saratoga.

– A conoscenza di questo scenario, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga dichiarò che ad abbattere l’aereo era stato un missile aria-aria a risonanza francese volto a colpire un aereo libico con a bordo il dittatore Gheddafi.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus