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Chi è Vito Nicastri, il “signore del vento” arrestato in Sicilia
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Credit: Patrick Pleul

Chi è Vito Nicastri, il “signore del vento” arrestato in Sicilia

L'imprenditore dell'eolico è tra le 12 persone arrestate in un'operazione antimafia nel trapanese contro i presunti fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro

13 Mar. 2018
Credit: Patrick Pleul

C’è anche l’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri tra le 12 persone arrestate all’alba di martedì 13 marzo 2018 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e dalla Direzione investigativa antimafia nel trapanese, in Sicilia. L’imprenditore, soprannominato dal Financial Times “lord of the winds (il signore del vento), è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nicastri ha 62 anni ed è originario di Alcamo, in provincia di Trapani. È un imprenditore leader nel settore della produzione di energia fotovoltaica ed eolica, e già negli scorsi anni era stato ritenuto vicino al capomafia castelvetranese Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, e destinatario di un sequestro milionario.

Vito Nicastri

L’operazione del 13 marzo

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avviate nell’aprile del 2014 e coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Paolo Guido, hanno colpito i capi delle famiglie mafiose di Vita e Salemi, puntando a decimare la rete di colletti bianchi che protegge e finanzia Matteo Messina Denaro, il capomafia di Castelvetrano latitante dal 1993, condannato all’ergastolo per le stragi di Roma, Milano e Firenze.

Agli arresti sono finiti, tra gli altri, Michele Gucciardi, 65 anni, di Salemi e Salvatore Crimi, 60 anni, di Vita.

I reati contestati a vario titolo ai 12 soggetti sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento e intestazione fittizia di beni, reati questi ultimi aggravati dalle modalità mafiose.

“Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell’ambito di consulenze agricole e immobiliari, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all’organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname nonché in attività di ristorazione”, si legge nel comunicato dei Carabinieri.

“L’attività d’indagine svolta dagli inquirenti ha consentito di accertare che parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di cosa nostra trapanese, al mantenimento del latitante Matteo Messina Denaro”.

I Carabinieri hanno reso noto inoltre di aver posto sotto sequestro tre complessi aziendali, con beni immobiliari e mezzi d’opera, fittiziamente intestate a terzi ma ritenute funzionali a Cosa Nostra.

Il ruolo del “signore del vento”

A parlare dell’imprenditore Vito Nicastri è stato Lorenzo Cimarosa, cugino acquisito di Matteo Messina Denaro che cinque anni fa, dopo essere stato arrestato, ha deciso di rompere con la sua famiglia e collaborare con i magistrati. Cimarosa, il primo e unico pentito della famiglia Messina Denaro, è morto a 56 anni a gennaio 2017, mentre si trovava agli arresti domiciliari per le sue condizioni di salute.

Il pentito ha raccontato che Nicastri avrebbe consegnato, dopo aver concluso un affare, una borsa piena di denaro al capomafia trapanese Michele Gucciardi, ritenuto fedele “postino” di Messina Denaro. Quel denaro sarebbe finito nelle tasche del boss castelvetranese nel 2012, dopo essere passata nelle mani di Cimarosa, che raccontò di averla consegnata a Francesco Guttadauro (oggi in carcere al 41-bis) definito spesso “il nipote prediletto” di Messina Denaro.

La borsa conteneva una parte dei guadagni ricavati dalla compravendita di un grande vigneto attraverso un’asta giudiziaria truccata (per un valore complessivo di 700mila euro) proprio con la regia di Nicastri. Il terreno in questione sarebbe appartenuto agli eredi dei cugini Nino e Ignazio Salvo, gli “esattori” legati alla Dc siciliana e a Cosa Nostra, i cui parenti oggi sarebbero vittime di estorsione.

Tra il 2002 e il 2006, Nicastri ha ottenuto il più alto numero di concessioni in Sicilia per costruire parchi eolici per un migliaio di megawatt, poi rivendute ai principali operatori del settore.

I precedenti processi

Nel 2009 Nicastri è stato coinvolto in un’operazione delle forze dell’ordine denominata “Eolo”, riguardante la costruzione di un parco eolico nell’area di Mazara del Vallo, che svelava il coinvolgimento di Cosa nostra nella realizzazione delle centrali eoliche. In quel caso ad essere coinvolta era la società Eolica del Vallo, in cui erano confluiti rami d’azienda di altre imprese, e definita dagli inquirenti una sorta di “lavatrice” per creare una impresa pulita.

A settembre 2010 è stato emanato nei confronti dell’imprenditore un provvedimento di sequestro, per circa un milione e mezzo di euro.

In un’intervista pubblicata a maggio 2009, Nicastri si difendeva dalle accuse di collusione con la mafia, sostenendo che il suo successo fosse dovuto soprattutto alle sue capacità relazionali. A febbraio 2016 è stato confermato nei suoi confronti il sequestro di beni, ma sono stati “esclusi gli indizi di appartenenza on l’associazione mafiosa”.

In un diverso processo di fronte al Tribunale di Milano, a febbraio 2015 Nicastri è stato condannato a 4 anni di carcere per omessa dichiarazione fiscale e truffa ai danni dello Stato, ma in appello è caduta nei suoi confronti l’imputazione di truffa ai danni dello Stato. La Corte di Appello di Milano ha confermato invece la condanna a 2 anni e 6 mesi per evasione fiscale.