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“Sesso virtuale, foto e video porno, orge gay: vi rivelo le perversioni di 50 preti disposti a fare tutto con me”

Un documento di oltre 1.000 pagine, consegnato alla Curia di Napoli dall'escort Francesco Mangiacapra, denuncia la vita dissoluta di oltre 50 preti e seminaristi che si organizzano tra loro e con escort per orge, rapporti sessuali e chat pornografiche

Immagine di copertina

“Giovedì pomeriggio te ne vieni con me a Nocera per un’ordinazione diaconale e poi ce ne andiamo da un amico prete cazzuto e porco lì vicino, e rientriamo la mattina in orario per la messa”.

Quasi mille chat di questo tenore, con dichiarazioni, foto e video espliciti dove si concordano incontri sessuali omosessuali, di coppia o di gruppo, in cui uno o entrambi gli attori sono preti, compongono il faldone di oltre mille pagine consegnato mercoledì 21 febbraio alla Curia di Napoli da Francesco Mangiacapra.

Mangiacapra è l’escort napoletano che in passato aveva denunciato il caso di “Don Euro” nel suo libro “Il Numero Uno. Confessioni di un Marchettaro”.

Nel rapporto di cui TPI è venuto in possesso – molto dettagliato e suddiviso per schede – vengono fatti i nomi e i cognomi dei preti che si organizzano per rapporti sessuali con altri preti o con escort. Ogni scheda contiene tutti i dati delle persone coinvolte: 58 in tutto, appartenenti a ordini religiosi e seminaristi, che secondo Mangiacapra portano avanti una vita sessualmente dissoluta.

Uomini che trascorrono ore ed ore su Facebook, Whatsapp, Telegram tra messaggi erotici e scambiando foto e video su Grindr, il social network utilizzato per incontri gay, e che poi finalizzano in incontri veri e propri ovunque sia possibile.

Non solo chat erotiche dunque, ma anche sesso a pagamento, frequentazioni di locali per omosessuali, incontri di gruppo, a volte in canonica.

Mangiacapra ha raccolto queste conversazioni per mesi, le ha realizzate lui stesso fingendosi altra persona o le ha ricevute da terzi, “anche persone interne alla Chiesa”, racconta a TPI.

“Mi hanno proposto centinaia di incontri, anche in canonica. Non hanno timore di essere scoperti, si sentono invincibili, impuniti. Soprattutto i ‘pesci più grandi’ sanno bene che non hanno nulla da temere, sono abituati al fatto di non essere toccati”, racconta Mangiacapra.

E in effetti le conversazioni riportate dall’ex avvocato tradiscono la particolare sicurezza con cui gli oltre 50 preti inviano foto e richieste per incontri sessuali.

“Non c’è ritegno nelle richieste, non c’è pudore nelle foto, nelle parole che dicono, nei video che mandano. Non hanno paura”, prosegue Francesco.

Mangiacapra spiega che “esiste una lobby di ex preti ed ex seminaristi gay che, riconciliatisi con la propria identità, vogliono contribuire a separare le mele marce da quelle integre. Aiutare a fare luce in se stessi e a comprendere che la libertà sessuale degli individui è alla base di tutti i diritti e di tutte le libertà è l’obiettivo di questa denuncia: tendere una mano, questa è la mission, non certo ricattare o vendicarsi su qualcuno”.

Eppure, secondo quanto raccontato da Mangiacapra, le situazioni denunciate in sé non preoccupano la Curia, se non solo circostanziate alla possibilità che questi rapporti possano far scoppiare uno scandalo legato alla pedofilia.

“Quando denunci un prete a un vescovo la prima domanda che ricevi è: ‘si tratta di persone minorenni?”. Questa è la prima preoccupazione: non far scoppiare uno scandalo legato alla pedofilia. Per il resto si può dire ciò che si vuole: che il prete va alle feste, fa le orge, va con le escort, tutto passa in secondo piano”.

Quella che denuncia Mangiacapra è una Chiesa “ipocrita”. La stessa omosessualità bandita e condannata dai preti diviene l’oggetto dei desideri più animaleschi e mal celati di preti e seminaristi che si accordano tra loro per appuntamenti anche a distanza di centinaia di chilometri.

Sono i social network a fare da sfondo a queste conversazioni spinte in cui la informazioni basilari sull’identità del proprio interlocutore si basano sulle misure del membro maschile: “grazie per l’amicizia (concessa su Facebook), cosa mi fai vedere?”, si legge in una chat.

I 58 preti di cui vengono fatti nomi e cognomi appartengono alle diocesi del centro-sud Italia (il cui riepilogo è stato redatto in principio da GayNews.it):

1 appartiene alla diocesi di Acerra

1 alla diocesi di Acireale

2 appartengono alla diocesi di Amalfi-Cava

2 alla diocesi di Aversa

2 alla diocesi di Bari

1 alla diocesi di Catania

1 alla diocesi di Ischia

2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano

1 alla diocesi di Isernia

1 alla diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo

1 alla diocesi di Messina

1 alla diocesi di Molfetta

2 alla diocesi di Napoli

1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli

2 alla diocesi di Nocera-Sarno

1 alla diocesi di Noto

1 alla diocesi di Oppido Mamertina

1 alla diocesi di Piazza Armerina

1 alla diocesi di Pozzuoli

1 alla diocesi di Palermo

3 alla diocesi di Roma

2 alla diocesi di Salerno

1 alla diocesi di Teano-Calvi

7 alla diocesi di Teggiano-Policastro

1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie

4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro

1 alla diocesi di Tricarico

1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado

1 dell’Ordinariato Militare

“’Non scopo da una settimana, quando ci vediamo?’: danno degli appuntamenti, dimostrano che il loro approccio è concreto e che non vivono con un senso di colpa questa situazione, ma con una serenità sconcertante, non hanno remora a scindere quello che dovrebbero rappresentare rispetto a quello che in realtà incarnano”, racconta Mangiacapra.

“Ho consegnato il faldone verbalizzando il tutto a un alto prelato della curia di Napoli che fa anche il giudice ecclesiastico: è una persona che ha interesse a fare qualcosa per cambiare le cose e spero lo farà”. 

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