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Cosa significa che gli atti del processo a Cappato sono rinviati alla Corte Costituzionale
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Cosa significa che gli atti del processo a Cappato sono rinviati alla Corte Costituzionale

Il Tribunale di Milano ha deciso che gli atti saranno trasmessi alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale dell'aiuto al suicidio

14 Feb. 2018

Mercoledì 14 febbraio, la Corte d’Assise di Milano si è espressa su Marco Cappato, l’esponente radicale dell’associazione Luca Coscioni che nel 2017 ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito.

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La Corte d’Assise di Milano ha rinviato gli atti alla Corte Costituzionale.

Non c’è stata l’assoluzione che molti si aspettavano, il tribunale di Milano ha deciso, dunque, che la materia merita l’analisi della Corte Costituzionale, questo vuol dire che gli atti saranno trasmessi alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio, reato che prevede una pena tra i 6 e i 12 anni di carcere.

La pronuncia della Corte Costituzionale non avrà effetti solo sul processo a Cappato, ma potrebbe dare una significativa impronta sulla materia del fine vita.

Si tratta di un’occasione senza precedenti per superare un reato introdotto nell’epoca fascista, come specifica l’associazione Luca Cosciono e per le persone capaci di intendere, affette da patologie irreversibile con sofferenze, ottenere legalmente l’assistenza per morire senza soffrire anche in Italia, senza bisogno di dover andare in Svizzera.

La questione di legittimità costituzionale consiste nella possibilità di ottenere una decisione della Corte Costituzionale sull’apparente contrasto di un determinato atto con la costituzione, in questo caso il reato di “aiuto al suicidio”.

Uno dei modi in cui può essere richiesta è quello in via incidentale, ovvero durante un processo in cui si viene a dubitare della costituzionalità della norma da applicare al caso specifico.

Ed è quello che è successo nel caso di Marco Cappato. Il giudizio principale, quello della Corte d’Assise di Milano, sarà sospeso fino alla pronuncia della Corte Costituzionale.

Era stata la pm Tiziana Siciliano a chiedere, in alternativa all’assoluzione, di inviare il procedimento alla Corte Costituzionale, dicendo che Marco Cappato aveva aiutato dj Fabo a “esercitare un suo diritto, non il diritto al suicidio ma il diritto alla dignità” nel morire.

Il processo

L’8 novembre 2017 si era aperto il processo a Marco Cappato, accusato di istigazione al suicidio.

Fabiano Antoniani, conosciuto da tutti come Dj Fabo, reso paraplegico e cieco da un incidente d’auto nel 2014, ha chiesto sostegno nel gennaio 2017 a Marco Cappato per riuscire a raggiungere la Svizzera, dove ha chiesto e infine ottenuto il 27 febbraio 2017 l’eutanasia per mezzo del cosiddetto suicidio assistito.

Leggi anche: “Spero in una sentenza storica per il fine vita”: parla Marco Cappato a poche ore dall’esito del processo”

Marco Cappato, al ritorno in Italia, si è autodenunciato, ed è stato rinviato a giudizio.

I pubblici ministeri e gli avvocati della difesa hanno depositato le proprie memorie proponendo, in via subordinata alla richiesta principale di assoluzione, una questione di legittimità costituzionale relativa all’articolo 580 del codice penale. 

Gli scenari previsti prima della sentenza

• La Corte d’Assise di Milano potrà non accogliere la questione ed emettere una sentenza di condanna se riterrà che la condotta di Cappato rientri nella fattispecie di cui all’art. 580, sia per istigazione che per agevolazione al suicidio, o anche per una sola delle due ipotesi.

• La Corte d’Assise potrebbe altresì accogliere la questione di legittimità costituzionale della norma, interrompendo il processo e inviando il procedimento alla Corte Costituzionale. 

• L’alternativa alla condanna è una sentenza di assoluzione:

– Assoluzione per non aver commesso il fatto: rappresenterebbe un precedente positivo per quelle persone malate che chiedono ad amici e familiari aiuto per andare all’estero a ottenere assistenza per morire senza soffrire.

– Nel caso di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ci troveremmo di fronte a una sentenza storica.

Come spiegano dall’Associazione Luca Coscioni, si andrebbe a creare un precedente giurisprudenziale che aprirebbe la strada all’assistenza medica a una morte volontaria senza sofferenze anche in Italia, senza bisogno di dover andare in Svizzera.

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