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La rivoluzione digitale corre sul filo dei dati

Immagine di copertina
ESA/NASA - S. Cristoforetti

Quattro piani del Pnrr terminati senza ritardi, una dorsale nazionale ultimata e 10 miliardi di euro per connettere oltre 20 milioni di case entro il 2027. FiberCop vuole convertire la rete da infrastruttura a piattaforma di servizi. Così la fibra diventa la spina dorsale della nuova economia. “Stiamo investendo”, spiega l’a.d. Sarmi, “in innovazione, sicurezza delle comunicazioni e nuove soluzioni per il monitoraggio di infrastrutture critiche, eventi sismici e atmosferici”

I dati sono la materia prima su cui si misura la competitività di ogni Paese e chi controlla le infrastrutture che li trasportano, li elaborano e li proteggono ha in mano una leva enorme. In tale contesto, il significato stesso di “infrastruttura” si estende fino a comprendere nuovi ambiti strategici che solo  pochi anni fa apparivano impensabili: reti ultraveloci, data center nazionali, sistemi crittografici quantistici, cavi che “ascoltano” il sottosuolo vulcanico. FiberCop, nata da meno di due anni, sta ridisegnando, pezzo per pezzo, questa geografia. L’obiettivo non è soltanto posare fibra ottica, ma trasformare la rete in una piattaforma strategica su cui costruire i servizi digitali del futuro: dall’intelligenza artificiale al cloud e al quantum computing. Un vero e proprio cambio di paradigma, non di scala.

Cantieri chiusi in tempo
Il primo dato che conta è quello delle scadenze. A fine giugno, data ultima imposta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, FiberCop avrà completato tutti i lavori previsti nei quattro piani assegnati. Nessun lotto saltato, nessun ritardo. Tra questi c’è il Piano Italia 1 Giga, operazione da 2,3 miliardi di euro circa che ha interessato 10 regioni e 2 province autonome per collegare oltre 1 milione e 200 mila civici alla banda ultralarga.
«In questi primi quasi due anni FiberCop ha raggiunto risultati concreti, completando i lavori del PNRR nei tempi previsti e in tutti i lotti assegnati — ha spiegato Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop — e nel contempo stiamo portando avanti il nostro piano autonomo di investimenti per arrivare a collegare con la banda ultralarga oltre 20 milioni di case al 2027». Oggi le unità immobiliari già raggiunte dalla fibra ottica sono circa 15 milioni.
Ma nel 2025 FiberCop ha completato anche la nuova dorsale backbone: un’arteria digitale che attraversa le principali città italiane, tocca i distretti industriali e raggiunge le aree periferiche, garantendo connettività ultraveloce, resiliente e sicura su tutto il territorio nazionale. Non un dettaglio tecnico, ma la colonna vertebrale su cui reggere l’intero sistema.
A sostenere il tutto c’è un piano di investimenti che non lascia margini di ambiguità: circa 10 miliardi di euro da luglio 2024 al 2027. L’obiettivo è costruire un’infrastruttura unica, sicura e orientata al futuro. Un impegno che accelera la diffusione della fibra ma, soprattutto, aiuta a ridurre quel digital divide che ancora oggi separa le grandi città dai piccoli comuni e dalle aree interne del nostro Paese.

Oltre la connettività
La connettività, però, è solo il primo passo. «FiberCop sta evolvendo la rete da semplice infrastruttura di accesso a piattaforma tecnologica abilitante per il nostro Paese — ha aggiunto Sarmi — investendo in innovazione, sicurezza delle comunicazioni e nuove soluzioni per il monitoraggio attraverso la fibra ottica delle infrastrutture critiche, degli eventi sismici e atmosferici, e del territorio». Se continua a essere vero che la capacità competitiva di un Paese si basa sulle sue infrastrutture, il significato di questo termine è ormai più ampio rispetto al passato e comprende non solo le reti, ma anche la capacità e la potenza di calcolo, la gestione dei dati, la sicurezza e l’interconnessione. Per FiberCop tutto questo comincia dalla connettività, intesa come fondamento fisico e tecnologico su cui prende forma l’intero ecosistema digitale. Ma da sola, non basta.
La questione vera è la governance del dato. In gioco ci sono la solidità tecnologica, la continuità operativa e la capacità di innovazione. Gestire l’informazione in modo efficace non dipende solo dai software o dalla potenza di calcolo, servono spazi fisici adeguati, energia, raffreddamento, interconnessioni avanzate. Insomma, tutti i presupposti operativi per i data center. Ma sono necessari luoghi sicuri, vicini, inseriti all’interno di un perimetro di sovranità nazionale, strutture in cui custodire, elaborare e proteggere ciò che serve per governare l’informazione.
FiberCop si sta muovendo proprio in questa direzione, ampliando il proprio perimetro dalle centrali di comunicazione tradizionali verso spazi capaci di ospitare giga factory e data center. I dati, in quest’ottica, hanno una rilevanza strategica paragonabile a quella dell’energia e delle materie prime: chi non costruisce infrastrutture adeguate per gestirli rischia di perdere la partita della competitività digitale.

La fibra che “ascolta”
Ma c’è un capitolo di questa storia che va oltre la logica degli investimenti e tocca qualcosa di più concreto e, a tratti, sorprendente. Con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), FiberCop ha avviato una sperimentazione che utilizza la rete in fibra ottica per il monitoraggio sismico e geofisico. L’obiettivo è contribuire alla realizzazione di un sistema capillare e ad alta precisione, capace di affiancare e potenziare i sensori tradizionali soprattutto nelle aree a maggiore rischio sismico e vulcanico. Nei Campi Flegrei, una delle aree a più alto rischio vulcanico d’Europa, è in corso l’acquisizione e l’analisi dei dati raccolti dal sistema DAS, Distributed Acoustic Sensing. Il cavo in fibra ottica corre per circa 20 chilometri nel sottosuolo, da Bagnoli a Bacoli, attraversando un’area sismica attiva.
Il meccanismo è ingegnoso: ogni cinque metri lungo il percorso c’è un punto di rilevazione. Questo aumenta enormemente la densità dei sensori rispetto ai sistemi tradizionali, rendendo molto più semplice individuare anche eventi di minore entità. Un vantaggio cruciale durante gli sciami sismici, quando gli eventi si moltiplicano e si accavallano rapidamente. Così l’INGV ha sviluppato un’applicazione dedicata per l’analisi in tempo reale dei dati e per l’individuazione automatica degli eventi tramite intelligenza artificiale. Non è una ricerca da laboratorio ma un sistema già in funzione.
La sperimentazione ai Campi Flegrei però è solo la punta più visibile di un iceberg tecnologico ben più ampio. La stessa capacità industriale che ha costruito la dorsale nazionale si traduce oggi nello sviluppo di fibre a bassissima latenza, nella Quantum Key Distribution, la protezione delle chiavi crittografiche attraverso principi della fisica quantistica, e nel Fiber Sensing, che trasforma i cavi di comunicazione in strumenti di controllo del territorio e delle infrastrutture critiche.
La fibra, insomma, non è più un semplice filo che porta Internet in casa. Ma è diventata qualcosa di più: una piattaforma su cui costruire servizi per l’intelligenza artificiale, ospitare data center, blindare le comunicazioni e tenere sotto controllo il territorio. È qui che si gioca una parte decisiva della capacità del nostro Paese di contare nell’economia digitale globale.

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