La fibra ottica che “ascolta”: Fibercop e Nokia collaborano per trasformare la rete in una piattaforma di monitoraggio intelligente
Le due aziende hanno siglato un memorandum d’intesa per trasformare la rete in una piattaforma capace di percepire frane, alberi caduti e persino scosse sismiche. Grazie all'analisi del segnale abilitata dall’IA
Immaginate un cavo che, oltre a far viaggiare i dati alla velocità della luce, sia anche capace di accorgersi di una frana, di un albero caduto o di una scossa di terremoto a chilometri di distanza. È l’idea al centro del memorandum d’intesa firmato il 6 luglio scorso a Roma da FiberCop e Nokia, un accordo che punta a trasformare la rete in fibra ottica italiana in una piattaforma di monitoraggio avanzata, capace non solo di trasmettere dati ma anche di leggere ciò che accade lungo il percorso e nell’ambiente circostante attraverso l’analisi del segnale luminoso, resa possibile dall’intelligenza artificiale.
Il principio si chiama “fiber sensing” e ribalta il modo in cui siamo abituati a pensare a un cavo in fibra ottica. Il segreto sta nel segnale luminoso che attraversa il cavo, in grado di rivelare molto più di quanto si immagini sullo stato della rete e su ciò che le succede intorno. È su questa intuizione che l’azienda italiana e la controparte finlandese hanno deciso di lavorare fianco a fianco, con attività congiunte di ricerca e sperimentazione pensate per insegnare alla fibra a riconoscere, in tempo reale, eventi e variazioni lungo la propria infrastruttura.
Due missioni, un solo cavo
Le applicazioni possibili corrono lungo due direttrici parallele. La prima riguarda la protezione della rete in senso stretto: individuare, localizzare e classificare i problemi provocati da frane, alberi caduti, lavori stradali o atti vandalici, così da intervenire più rapidamente, ridurre le uscite sul campo e garantire una maggiore continuità del servizio, un vantaggio tutt’altro che marginale per chi gestisce un’infrastruttura che attraversa l’intero Paese. La seconda direttrice guarda invece oltre la rete, verso il territorio: la stessa infrastruttura può infatti abilitare servizi di monitoraggio ambientale, rilevando venti, variazioni di temperatura, attività sismiche, alluvioni, perdite o traffico. Due mondi apparentemente lontani, la manutenzione di una rete di telecomunicazioni e l’osservazione del territorio, che l’accordo prova invece a tenere insieme, fin dalla fase sperimentale.
«Questa collaborazione rappresenta un passo importante nell’evoluzione delle infrastrutture in fibra, che possono diventare sempre più intelligenti e capaci di fornire nuove informazioni utili per la loro gestione», ha sottolineato Stefano Paggi, Chief Technology & Operations Officer di FiberCop. «L’obiettivo è esplorare soluzioni che aiutino a rafforzare l’affidabilità della rete e ad aprire nuove possibilità applicative per sostenere l’economia».
Ma come si arriva, concretamente, a trasformare un cavo in un sensore? Le tecnologie al centro della collaborazione impiegano l’intera rete come un sistema di rilevamento distribuito, in grado di cogliere cambiamenti fisici e ambientali, dalle vibrazioni alle variazioni di temperatura, fino agli stress meccanici, semplicemente leggendo il segnale ottico che la attraversa. È un salto concettuale prima ancora che tecnologico: la fibra smette di essere solo infrastruttura di connettività e diventa una piattaforma capace di generare informazioni utili per la gestione, la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture che attraversa.
Anche in casa Nokia la lettura è simile, seppure con un accento diverso. «L’IA sta cambiando radicalmente ciò che le reti devono fare», ha spiegato John Harrington, vicepresidente esecutivo e responsabile Europa di Nokia. «Le reti non si limitano più a trasportare dati: aiutano anche gli operatori a capire cosa sta accadendo in tempo reale». Combinando la ricerca di Nokia Bell Labs con le tecnologie di “sensoring” in fibra abilitate dall’intelligenza artificiale, ha aggiunto Harrington, l’obiettivo è aiutare FiberCop a costruire quella che ha definito «una piattaforma di monitoraggio intelligente che offre infrastrutture affidabili in grado di percepire, comprendere e agire in tempo reale», un lavoro comune che, nelle parole del dirigente dell’azienda finlandese, dovrebbe tradursi in una rilevazione più rapida dei problemi di rete, in nuove applicazioni di rilevamento offerte come servizio e in una rete complessivamente più resiliente.
Dal laboratorio al territorio
Le attività pianificate dal memorandum si muovono su due binari. Il primo è quello del monitoraggio avanzato e della manutenzione predittiva: l’obiettivo è identificare anomalie, cali di prestazione e potenziali interruzioni prima ancora che si verifichino. Il secondo binario è il “fiber sensing” vero e proprio, dedicato a rilevare eventi esterni e condizioni ambientali, vibrazioni e movimenti soprattutto, lungo l’infrastruttura. Messe insieme, queste due capacità potranno contribuire a migliorare la sicurezza della rete e a rendere più accurato il monitoraggio dell’ambiente circostante.
Prima di arrivare sul campo, però, la strada passa dai laboratori. I test si svolgeranno in ambienti controllati, inclusi laboratori dedicati di FiberCop e sezioni isolate di fibra, con l’obiettivo di valutare le diverse tecnologie in termini di prestazioni, precisione e casi applicabili.
Ma per capire la portata potenziale dell’accordo, conviene guardare alle dimensioni della rete su cui FiberCop lavora ogni giorno. L’azienda gestisce un’infrastruttura strategica di rete digitale al servizio del Paese, mettendo a disposizione degli operatori 28 milioni di chilometri di fibra ottica, con una copertura ultrabroadband che supera il 96% delle linee attive. Grazie alla tecnologia FTTH, la fibra che arriva fin dentro casa, la rete raggiunge già circa il 46% delle unità immobiliari nazionali. Numeri che danno la misura di cosa significherebbe, in prospettiva, trasformare anche solo una parte di questa infrastruttura in un sistema diffuso di sensori sul territorio nazionale.