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Home » Sport

“Fanno troppo chiasso”: Wimbledon dice stop agli influencer, niente accrediti nel 2027

Immagine di copertina
Credit: AGF

Dopo le polemiche che hanno coinvolto lo Us Open, arriva la decisione dell'All England Club

Niente corsie preferenziali per influencer e content creator sui prati di Wimbledon. Dopo le polemiche che hanno accompagnato l’edizione 2026 degli US Open, l’All England Club ha deciso di prendere una strada diversa rispetto al torneo americano: nel 2027 non sarà introdotta una categoria di accredito dedicata ai personaggi dei social. Non si tratterà di un bando vero e proprio. Influencer e creator potranno continuare ad assistere alle partite acquistando un normale biglietto o partecipando come ospiti. Ciò che Wimbledon non intende fare è riconoscere loro uno status specifico paragonabile a quello riservato ai professionisti dell’informazione. Una scelta che arriva mentre nel mondo del tennis si discute sempre più del confine tra la necessità di conquistare nuovi pubblici attraverso i social e quella di tutelare giocatori e svolgimento delle partite.

A far esplodere il caso sono stati gli US Open. A Flushing Meadows quest’anno sono stati accreditati circa cento content creator, quasi il doppio rispetto ai 54 dell’edizione 2025. Una strategia precisa della federazione statunitense, interessata ad ampliare la platea del torneo oltre il pubblico tradizionale del tennis e ad aumentare la sua presenza su piattaforme come TikTok e Instagram. La convivenza, però, non è stata sempre semplice. Durante il torneo si sono verificati diversi episodi che hanno alimentato le proteste per il rumore e le distrazioni provenienti dagli spalti e dalle aree hospitality. Fotografie scattate durante gli scambi, video registrati mentre i giocatori erano in campo e perfino l’utilizzo di luci particolarmente intense hanno costretto in alcuni casi gli arbitri a intervenire.

Uno degli episodi più discussi si è verificato durante la partita tra Naomi Osaka e Anastasia Zakharova. Da una suite dell’Arthur Ashe Stadium alcune persone stavano realizzando contenuti mentre il match era in corso e la presenza di una luce ha disturbato il gioco, provocando l’intervento del giudice di sedia. Va però precisato che, secondo la USTA, le persone coinvolte in quell’episodio non facevano parte del programma ufficiale dei creator accreditati. Le polemiche sono comunque diventate rapidamente un tema dell’intero torneo. La stessa Osaka ha richiamato il pubblico al rispetto delle regole non scritte del tennis, sottolineando come chi assiste a un evento sportivo dovrebbe conoscerne almeno le norme fondamentali di comportamento. Anche Coco Gauff ha riconosciuto l’importanza dei creator per avvicinare nuovi spettatori al tennis, chiedendo però maggiore attenzione da parte di chi viene invitato agli eventi. Jessica Pegula ha criticato a sua volta i comportamenti capaci di interferire con il lavoro degli atleti.

Gli organizzatori degli US Open hanno reagito aumentando gli avvisi rivolti al pubblico e ricordando il divieto di utilizzare flash, ring light e altri strumenti in grado di disturbare i giocatori durante gli incontri. Wimbledon, invece, ha scelto di prevenire il problema. L’All England Club non prevede per il 2027 un sistema di accrediti specificamente destinato a influencer e content creator. Inoltre, le regole di ingresso già consentono agli organizzatori di intervenire contro oggetti o apparecchiature che possano interferire con le partite: strumenti come le ring light potranno quindi essere ritirati qualora vengano considerati fonte di disturbo.

La scelta appare ancora più significativa considerando che Wimbledon non è affatto estraneo al mondo degli influencer. Negli ultimi anni il torneo britannico ha utilizzato i social anche per raggiungere un pubblico più giovane e internazionale. Nell’edizione 2026 lo stesso torneo aveva invitato alcuni creator provenienti da mercati come Giappone, Germania e India, mentre molti altri personaggi del web erano presenti attraverso sponsor e marchi partner. Il successo di questa strategia è visibile anche fuori dal campo. Wimbledon è diventato sempre più un fenomeno social: abiti bianchi, fragole con panna, fiori, celebrity e scorci del Centre Court hanno trasformato i Championships in uno degli appuntamenti sportivi più riconoscibili su Instagram e TikTok. Una popolarità che ha contribuito ad avvicinare al torneo anche persone che non appartengono al pubblico tradizionale del tennis.

Ed è proprio qui che si trova il dilemma. Per gli organizzatori dei grandi eventi sportivi gli influencer rappresentano ormai uno strumento formidabile per raggiungere milioni di potenziali nuovi spettatori, soprattutto tra i più giovani. Allo stesso tempo, il tennis rimane uno sport nel quale silenzio e concentrazione durante gli scambi fanno parte integrante dello spettacolo. A New York queste due esigenze sono entrate più volte in collisione. A Londra, almeno per il momento, hanno deciso di mettere un limite prima ancora che il problema arrivi sul Centre Court. Gli influencer potranno esserci. Le ring light e i privilegi da accredito, molto meno.

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