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L’Australia ha perso il suo James Dean

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Ci sono personaggi nel mondo dello sport a cui la realtà tridimensionale va stretta e per i quali l’oscillazione tra pubblico ludibrio ed adorazione delle folle costituisce una costante. Costoro trascendono i valori e le regole che dovrebbero delimitare la vita di tutti, traendo addirittura spunto dalle proprie nefandezze per issarsi ancora più in alto nella conquista della gloria eterna. Diego Armando Maradona costituisce l’esempio più lampante di qualcuno a cui veniva concesso, ed anche perdonato, tutto. In Italia, in tempi non troppo lontani, Alberto Tomba e Marco Pantani hanno polarizzato l’attenzione popolare mescolando il sublime ed il meschino. A questa categoria apparteneva anche Shane Warne, scomparso oggi a soli 52 anni in Thailandia, dove si trovava in vacanza, per un sospetto attacco cardiaco.

Warne, originario di St.Kilda, quartiere di Melbourne che si affaccia sul mare, è stato uno dei più grandi giocatori di cricket d’ogni epoca. Ancor più di questo, però, il lanciatore ad effetto dalla chioma lampeggiante è stato il più prorompente personaggio mediatico nei 250 anni della storia di “The Game”. Shane incarnava il prototipo perfetto dell’australiano, capace di godersi a pieno la vita liquidando ogni problema con le classiche due parole che regnano sovrane nella terra dei canguri: “No worries”. Un modello agli antipodi con i cannoni classici dell’educazione anglosassone che fa del contegno e del senso di responsabilità i cardini dell’impostazione di vita.

Quando, alla fine degli anni ottanta, questo rubicondo lanciatore ad effetto dai capelli ossigenati si affacciò sullo scenario internazionale, fu il suo look, decisamente poco convenzionale, ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. Per due anni entrò ed uscì dalla nazionale australiana, non realizzando appieno quell’immenso potenziale che molti sostenevano possedesse. Poi negli ultimi giorni del 1992, nel Boxing Day Test Match che tradizionalmente chiude il calendario sportivo australiano, Shane si annunciò al mondo demolendo la nazionale delle West Indies, all’epoca incontrastata dominatrice dello scenario globale, e così regalando all’Australia una storica vittoria al Melbourne Cricket Ground.

Per i sei anni successivi Warne fu indiscutibilmente il personaggio dominante sugli ovali dei cinque continenti, generando una teoria di epigoni che tentavano di emularlo tanto al lancio, con risultati imbarazzanti, quanto nel look, suscitando ironia senza fine. Uno di questi, in Italia, era mio figlio che per fortuna non aveva bisogno di cosmesi per assomigliargli. Il 30 dicembre 1997 i due s’incontrarono al termine di un drammatico Australia – Sud Africa che, nonostante, una grande prestazione del ragazzo di St.Kilda, i canguri non erano riusciti a vincere. Shane, pur stanco e deluso, ci accolse con grande calore nello spogliatoio del MCG, regalando i suoi guanti da battitore al futuro direttore di TPI.

Nell’estate del 1998 un infortunio alla spalla costrinse Warne ad un lungo stop. Al rientro in nazionale, le sue prestazioni furono deludenti al punto che nella tournée australiana nei Caraibi della primavera 1999 perse il posto in squadra dopo essere stato demolito dal fuoriclasse mancino Brian Lara. Più per stima che per merito fu selezionato per i successivi mondiali inglesi. Sul sommo proscenio globale, Warne zittì i tanti che lo avevano dato per finito con due prove superlative prima nella drammatica semifinale contro il Sud Africa ad Edgbaston e poi nell’enfatica vittoria in finale contro il Pakistan a Lord’s che consegnò la Cricket World Cup all’Australia. Sull’onda lunga di questo trionfo, Warne firmò un contratto senza precedenti nel cricket per capitanare l’Hampshire nel campionato inglese. Purtroppo più dei suoi pur discreti risultati sul campo, già nella sua prima stagione albionica a destare l’attenzione dei media furono i suoi sms erotici a Donna Wright, un’infermiera che aveva conosciuto a Leicester in un terzo innings al pub. Questo scandalo costò a Shane il ruolo di vice capitano della nazionale ponendo fine al suo sogno di guidare un giorno sul campo il suo paese.

Superata la sempre critica età di 30 anni per un atleta, Warne cominciò a curare con più attenzione la sua dieta alimentare perdendo una mezza dozzina di chili. A spronarlo in questa direzione, erano state anche alcune feroci battute di emergenti comici australiani in cerca di fortuna. Il giorno precedente all’inizio dei mondiali 2003, in programma in Sud Africa, il mondo del cricket internazionale fu colpito dalla notizia della positività di Warne ad un diuretico. Escluso dal torneo, Shane, sostenendo la teoria che aveva assunto il farmaco solo per dimagrire, se la cavò con un solo anno di squalifica, probabilmente grazie al suo grande carisma.

In mezzo ad un mare di polemiche, trascorse il periodo di fermo come radiocronista dell’ABC, l’emittente di stato australiano. Fu in questa sua inconsueta veste che ebbe luogo il secondo dei nostri tre incontri. Mi trovavo a Brisbane ad assistere ad un attesissimo Test Match tra Australia ed India. In palio c’era la supremazia mondiale. Giove Pluvio, però, la pensava diversamente. A metà del terzo giorno era chiaro che l’incontro non avrebbe prodotto un risultato a causa del maltempo. La radio australiana, però, doveva riempire le otto ore di palinsesto. Chi meglio di un pazzoide italiano innamorato del cricket a discutere con personaggi leggendari sulla globalizzazione del gioco. Trovai un uomo di mezza età castano al posto del ragazzo biondo che avevo lasciato sei anni prima nello spogliatoio di Melbourne.

La carriera internazionale di Warne si chiuse nel gennaio 2007 con l’ennesima umiliazione dell’eterna antagonista albionica. A tenerlo ancora in attività fu l’esplosione del T20, una nuova forma ultra ridotta del gioco in cui, a dispetto dell’età, poteva continuare a farsi valere. La Indian Premier League, il torneo più ricco del mondo, e simili kermesse in patria ed in Inghilterra gli consentirono di continuare a giocare, sovente rivestendo anche il ruolo d’allenatore. Il 5 luglio 2014 Shane Warne salutava il cricket giocato capitanando il Resto del Mondo contro il Marylebone Cricket Club nella partita celebrativa dei 200 anni del campo di Lord’s. Era, oramai, un personaggio del jet set mondiale che, proprio a quell’epoca, aveva posto fine alla sua chiacchieratissima relazione con Liz Hurley, l’ex modella inglese poi divenuta attrice. Era proprio con lui al fianco della bella Liz che avevo vissuto il nostro ultimo incontro, un anno prima. Sempre a Lord’s ad assistere al Test Match per eccellenza, quello tra Inghilterra ed Australia, trascorremmo una gradevole ora di chiacchiere informali. Il gotha del cricket mondiale era accanto a noi ma era chiaro che non c’era feeling tra i potenti del gioco ed il ragazzo di St.Kilda, ammesso al salotto buono ma relegato nell’angolo. Negli ultimi anni Warne ha svolto prevalentemente il ruolo di telecronista, ricevendo unanimi consensi due anni fa quando, dopo l’esplosione della pandemia, ha deciso di convertire la sua distilleria di gin in una fabbrica di gel sanificante per le mani.

Shane Warne è stato una leggenda già in vita. Grazie a lui, la moribonda arte del leg spin non solo è rinata ma oggi prospera sugli ovali di tutto il mondo. Fino a quando ci sarà “The Game”, la sua stella brillerà più d’ogni altra nel firmamento del cricket.

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