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Una Milano-Sanremo senza capi né coda

Di Simone Gambino
Pubblicato il 7 Ago. 2020 alle 16:09 Aggiornato il 7 Ago. 2020 alle 16:09
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Immagine di copertina
Credit: Ansa foto

Si partirà da Milano e si arriverà a Sanremo sul tradizionale traguardo di Via Roma. Solo questi due dati saranno in linea con la storia in quanto la Milano – Sanremo 2020 sarà una corsa senza né precedenti, né repliche. Tutto, tranne località di partenza ed arrivo, sarà diverso. Si corre la Classicissima di Primavera nel week end di mezza estate. Il perché lo sappiamo bene. Quindi, accontentiamoci del fatto che la gara avrà luogo.

Il percorso è stato rivoluzionato a causa del rifiuto dei sindaci della provincia di Savona, 13 su 16 per essere precisi, di rendere transitabile la via Aurelia in un periodo d’altissima stagione. Mauro Vegni ha così dovuto disegnare un nuovo tragitto, divergentemente parallelo come lo avrebbe definito Aldo Moro, per la maggior parte in Piemonte. L’itinerario collaudato puntava a sud più che ad ovest verso Pavia, Tortona e Pozzolo Formigaro, località da dove sovente partiva la fuga di giornata, prima di affrontare il Passo del Turchino ed incontrare il mare a Genova.

Invece, quest’anno, la gara si dirigerà verso la Lomellina, lambendo Alessandria, dove il Comune, solo dopo una lunga trattativa, si è convinto a non seguire l’esempio di Savona, attraversando poi Monferrato e Langhe prima di affrontare la salita del Colle di Nava a 70 chilometri dal traguardo. Si arriverà sulla costa ad Imperia per poi affrontare la Cipressa da San Lorenzo al Mare e, a 9 km dall’arrivo, il Poggio, il cui giudizio sovente ha sentenziato il nome del vincitore.

Al di là del chilometraggio leggermente aumentato, 299 anziché 294, mancheranno ai corridori i punti di riferimento che, da sempre hanno scandito i ritmi della corsa al sole: i tre capi, Mele, Cervo e Berta, tacito confine dove finiva la non belligeranza ed i favoriti entravano in azione. Il punto sensibile della gara, quest’anno, potrebbe essere più distante da Via Roma. Per chi dovesse avere energie e coraggio, infatti, la veloce picchiata dal Colle di Nava su Pieve di Teco, seguita dal falsopiano a scendere fino al litorale potrebbe costituire il trampolino di lancio ideale per emulare la splendida azione vincente di Michele Dancelli, di cui quest’anno si celebra il mezzo secolo.

Gli aspiranti alla vittoria nella città dei fiori si dividono in due schiere: coloro che auspicano l’arrivo del gruppo in volata e coloro che, al contrario, desiderano che ciò non avvenga. I primi, ad onor del vero, hanno avuto la vita complicata da una serie di fattori. C’è stata la decisione dell’organizzazione, in sintonia con l’UCI, di ridurre da sette a sei il numero di corridori per squadra, dando così spazio anche a due formazioni italiane originalmente escluse dalla lista dei partenti, Androni Giocattoli – Sidermec e Bardiani CSF Faizanè. Questa modifica renderà ancor più difficile il controllo della corsa da parte dei team degli sprinter, anche considerando che la scalata del Colle di Nava avverrà dopo oltre 200 km di gara, limite mai superato dai ciclisti in questa stagione monca.

Ben più sostanziale è l’aspetto sul quale ha fortemente insistito negli ultimi giorni Beppe Conti, memoria storica del ciclismo. Alla Milano – Sanremo primaverile i velocisti ci arrivavano dopo aver disputato quattro – cinque gare a tappe di una settimana. Questo rodaggio prolungato consentiva loro di superare indenni Cipressa e Poggio. I chilometri macinati in quelle corse mancheranno sabato alle gambe delle ruote veloci. Questa carenza di fondo, secondo Conti, sarà determinante per l’esito finale.

Detto ciò, una squadra che volesse tenere il gruppo unito fino alla fontana che immette in Via Roma, avrà bisogno di avere almeno quattro elementi in testa alla gara dopo la discesa del Colle di Nava, al passaggio da Imperia. Dovesse riuscire questa non semplice impresa, è probabile che la volata si restringa ad una partita a due tra il francese Arnaud Démare della Groupama-FDJ, già vincitore nel 2016, e l’australiano dagli occhi a mandorla Caleb Ewan della Lotto Soudal, secondo alle spalle di Vincenzo Nibali due anni fa.

I solisti, coloro che dovranno tentare di risolvere la corsa non oltre il rientro sull’Aurelia dopo la discesa dal Poggio, rappresentano la crema del ciclismo mondiale. Tra questi, Vincenzo Nibali è quello che, più d’ogni altro, ha necessita di arrivare da solo, posta la sua debolezza in volata. Un arrivo ristretto, tipo quello dell’anno scorso, potrebbe andare bene al vincitore quel giorno, Julien Alaphilippe, ed ai due giovani leoni del ciclocross, ora competitivi anche su strada, Wout Van Aert, trionfatore delle Strade Bianche una settimana fa, e Mathieu van der Poel, desideroso di ripetere il successo di suo nonno Raymond Poulidor nel lontano 1961. Lo stesso può essere detto per il campione olimpico Greg Van Avermaet e l’ex iridato polacco Nico Kwiatkoski, già primo nel 2017.

Ci sono poi due fuoriclasse per i quali la corsa di domani ha un valore decisamente speciale. A Philippe Gilbert manca solo la Milano – Sanremo per completare la scala reale delle cinque classiche monumento. Non è questa la corsa che si confa alle sue caratteristiche. Lo stesso, tuttavia, si diceva della Parigi – Roubaix da lui vinta l’anno scorso. Insomma, per fare la leggenda, diventando il primo non fiammingo a fare l’en plein, il vallone dovrà sovvertire la storia.

Peter Sagan, invece, pur correndo sempre in prima linea, non è mai riuscito a conquistare il traguardo sanremese. A suo favore, domani, c’è un elemento oggettivo; lui è l’unico cui potrebbero andare bene entrambe le soluzioni, volata di gruppo o arrivo ristretto, soprattutto se Ewan e Demare dovessero perdersi per strada. Lo slovacco, quindi, dovrà correre di rimessa lasciando che siano gli altri a farsi fuori a vicenda, idealmente a suo favore. Ci aspetta una corsa al massacro anche se, per fortuna, le temperature non si annunciano proibitive. Speriamo che i fiori che premieranno il vincitore non si appassiscano anzitempo.

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