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Macron: dalle maglie dei campioni dello sport alle mascherine per i senza tetto

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L'azienda di sportswear ha donato 2.500 DPI alla cooperativa sociale Società Dolce. Il CEO Pavanello: "Abbiamo messo la nostra competenza e capacità distributiva al servizio di chi è più fragile"

Con sede a Crespellano, in provincia di Bologna, Macron è tra i leader internazionali nel settore dell’abbigliamento tecnico sportivo. Il suo marchio spicca sul petto di oltre 90 top club di calcio, tra cui Lazio, Bologna, Cagliari e Stoke City, ma anche di nazionali come Albania, Cipro e Bielorussia, oltre ad essere partner di Uefa e protagonisti di altri sport, compresa la nazionale azzurra di rugby.

Mentre lo sport è bloccato nel limbo determinato dal lockdown, Macron non resta con le mani in mano e, nell’ambito del progetto no-profit “Stop Covid-19/Macron #noicisiamo”, ha deciso di donare 2.500 mascherine chirurgiche alla cooperativa sociale Società Dolce, per le persone senza dimora accolte nei dormitori di Bologna.

Un progetto no-profit, in piena emergenza Covid-19, col quale l’azienda ha messo rapidamente a disposizione la propria filiera di produzione e distribuzione in Asia e in Italia, per realizzare mascherine chirurgiche e FFP2, camici e tute protettive, cedute a prezzo di costo.

Dal primo carico del 6 aprile, oltre 18 milioni di dispositivi di protezione a norma e certificati sono arrivati al centro di distribuzione di Macron in Valsamoggia (BO), dalle strutture operative in Italia e all’estero, pronti per essere ceduti alle Regioni e alle Forze dell’ordine, o donati per cause umanitarie, come nel caso di Società Dolce.

“La scelta di fare qualcosa di concreto in questo tragico momento è stata naturale. Abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra competenza e la nostra capacità distributiva a livello nazionale e internazionale per essere parte attiva nella lotta al Covid-19 – ha dichiarato Gianluca Pavanello, CEO di Macron – Poter contribuire alla sicurezza delle tante persone senza dimora che vengono aiutate dalla cooperativa sociale Società Dolce ci fa sentire più vicini a chi in questo momento vive un disagio ancora più grave del resto della popolazione. Scendere in campo per noi significa anche questo”.

In Italia, si contano circa 55mila persone senza dimora, donne e uomini, giovani e anziani, che vivono per strada. Di solito, durante il giorno, ognuno di loro ha dei punti di riferimento, un bar per un caffè offerto, una biblioteca dove sostare per scappare dal freddo o dall’afa, un servizio per un percorso d’integrazione, mentre la sera raggiunge i centri di accoglienza notturna, per dormire in un letto e confortarsi con un pasto caldo.

I servizi per il riparo notturno gestiti da Società Dolce per il consorzio l’Arcolaio e ASP Città di Bologna, accolgono circa 300 persone senza casa: 120 al Beltrame, 80 a Casa Willy, 30 al VIS del Pilastro, 35 a Villa Serena e 19 a Madre Teresa.

Tutti gli ospiti dei dormitori sono monitorati ogni giorno sulla sintomatologia e informati singolarmente sull’igiene, la sicurezza, i decreti e ad oggi, solo due presentano sintomi da Covid-19 e sono in attesa di diagnosi.

Ma è difficile chiedere di restare in casa, a chi una casa non l’ha, come spiega Pietro Segata, presidente di Società Dolce: “I nostri utenti sono persone fragili, che possono mettere a rischio la loro e l’altrui salute. Gli operatori offrono alternative alla strada vuota, creando spazi diurni nei tendoni montati dalla Protezione civile fuori dai dormitori, proponendo pasti gratis e attività da svolgere, cercando di restituire ad ognuno una quotidianità, delle relazioni e, dove si può, il proseguo del percorso d’integrazione. Un’organizzazione complessa, che va fatta in sicurezza e coi dispositivi di protezione, come le mascherine. Per questo, il dono della Macron ha per noi un grande valore”.

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