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Gli anni clandestini: la storia del cricket italiano raccontata da chi l’ha fatta in prima persona

Di Giancarlo Padovan
Pubblicato il 1 Feb. 2021 alle 15:26 Aggiornato il 1 Feb. 2021 alle 17:00
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Immagine di copertina

Simone Gambino non ha scritto solo un libro (Gli anni clandestini / Il cricket italiano dalla nascita fino al riconoscimento da parte del CONI), quello lo fanno in tanti. Ha scritto un romanzo, un’autobiografia, una storia familiare con un linguaggio volatile e sapido insieme che inchioda il lettore fino all’ultima pagina. Il cricket c’entra – certo – è l’oggetto dell’opera, ma se non ci fosse anche il resto, tutto il suo sforzo non sarebbe degno di essere accostato alle grandi opere della pubblicistica sportiva italiana. 

Molti si sono chiesti perché l’autore designi come “clandestini” quegli anni. La risposta è che, prima del riconoscimento del CONI, il cricket e i suoi praticanti non solo erano per nulla conosciuti, ma erano anche ostacolati nell’attività, tra campi improvvisati e giocatori che dovevano essere contemporaneamente tecnici, dirigenti e autisti. 

Il periodo che porta alla nascita dell’Associazione Italiana Cricket – datata 26 novembre 1980 – costituisce gli anni eroici di uno sport che in Italia esercitavano in pochissimi. Al massimo chi lavorava nelle ambasciate e chi, tra i giovani della buona borghesia romana o milanese, aveva avuto la possibilità di frequentare l’Inghilterra in qualche vacanza studio. Insomma le elites intellettuali ed economiche.

Nella narrazione di Gambino è straordinario constatare come, per raggiungere una significativa diffusione in Italia, il cricket abbia voluto fin dall’inizio includere lavoratori stranieri che nel nostro tessuto sociale operavano nei mestieri più disparati. Significativa, e a suo modo profetica, la storica pagina del Corriere della Sera del 21 settembre 1986 a firma di Massimo Fabbricini così titolata: “Domestico cingalese campione d’Italia”, sommario “Ecco il cricket nostrano, terra promessa degli stranieri”.

Ovviamente anche l’autore si sofferma sulla risonanza mediatica. Oltre a questo, però, va colto una sorta di ribaltamento sociologico. Ovvero che in Italia il cricket non era già più il passatempo delle classi agiate, ma uno strumento di integrazione per gli immigrati provenienti da India, Pakistan, Sri Lanka e altro ancora.

Simone Gambino è un amico, ma nel giudizio del suo libro non mi fa velo l’amicizia. Meno che mai quando, con una memoria formidabile, svela date e aneddoti del suo lungo e fortunato rapporto con il cricket.

A proposito di fortuna. E’ stato più fortunato il cricket a incontrare un personaggio come Simone o il contrario? In merito non ho dubbio alcuno (ne ha beneficiato il cricket) se è vero come è vero che Simone, per amore di questa disciplina e per lanciarla definitivamente in Italia, ha rinunciato ad una candidatura alla Camera con il Partito Repubblicano e – cosa assai più importante – ha attinto interamente all’eredità della nonna – e a molto altro ancora del suo patrimonio personale -, per affrontare spese e impegni che una dimensione sempre crescente ormai imponeva. 

Gambino, dunque, non è solo uno scrittore promettente di cose di sport (dal 2003 segue e racconta prevalentemente ciclismo, sci e football americano), ma è un benemerito dello sport:  fondatore e presidente dell’Associazione Italiana Cricket e poi della Federazione Cricket Italiana fino all’8 ottobre 2016 (oggi ne è presidente onorario), ha ottenuto prima il riconoscimento da parte dell’ICC (13 luglio 1995) e poi del CONI (1 marzo 1997).

Senza la sua visione aperta al mondo, ma sempre rapportata alla concretezza e a un francescano spirto di servizio (Gambino nei campi di cricket ha portato spesso bottiglie d’acqua e spostato sedie e tavoli anche da presidente), e alla sua attività di finanziatore, oggi il panorama dello sport italiano sarebbe più povero. Come lo sarebbe quello del giornalismo: Giulio, suo figlio, nipote di Antonio, “taccuino internazionale” dell’Espresso, è stato un buon giocatore ed è direttore e fondatore di The Post Internazionale. Buon sangue non mente.    

Titolo: Gli anni clandestini – il cricket italiano dalla nascita fino al riconoscimento da parte del Coni Autore: Simone Gambino
Editore: fuorilinea. Collana: segnavento 

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