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Bonolis alla Rai, la domenica alla Isoardi e il ridimensionamento della D’Urso: i rumors di tele-mercato

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Per quest’anno, siamo agli sgoccioli. Intanto si riscaldano le italiche antenne in attesa della nuova stagione tv, con un tele-mercato che si muove come sempre sottotraccia, ma che potrebbe portare da settembre qualche rilevante sconvolgimento sullo scenario complessivo. O quantomeno alla messa in salamoia di alcune facce usurate.

Gli streaming di Netflix e Prime Video (Sky mi dà l’impressione di essersi seduta un po’ su vecchi allori) erodono quote di mercato e favoriscono la continua frammentazione degli ascolti, ma per farsi pubblicità spesso si servono delle generaliste, a riprova del fatto che la vecchia tv lineare ha ancora il suo appeal per rastrellare potenziali clienti. E di conseguenza pubblico da giocarsi nelle trattative con gli inserzionisti. Molto meno sui grandi numeri, che non si fanno quasi più, ma di certo sugli ascolti medi.

Sul fronte dei personaggi, il dato più rilevante dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) il trasloco di Paolo Bonolis in Rai. Il suo contratto con Mediaset scade a giugno e a Cologno Monzese si dà per scontato il cambio di casacca. Per tanti motivi, compresi gli attacchi al fulmicotone del suo agente, Lucio Presta, al grande bersaglio della giostra, Barbara D’Urso, contro la quale su Twitter il nostro ha più volte sparato a palle incatenate. In un clima così, coabitare parrebbe comprensibilmente difficile. Anche se il gioco di Presta (che è un po’ l’Harry Potter delle chiusure contrattuali, e non di rado ha riservato sorprese last minute) con l’azienda potrebbe essere molto più sottile, amicale e di sponda di quanto sembri a prima vista. Riflettiamo comunque restando con concretezza: il trasloco di Bonolis non può che giocarsi su un progetto articolato che dovrebbe comprendere, tra le altre cose, il Festival di Sanremo. Non fosse che in Rai stanno ancora provando a convincere Amadeus e Fiorello (Sipra, la concessionaria di pubblicità, preme, perché di recente hanno fatto guadagnare tantissimo) a farsi carico anche della terza edizione consecutiva del Carrozzone rivierasco, e Carlo Conti (anche lui con contratto in scadenza e quasi sicuramente riconfermato, come del resto l’eterno Gerry Scotti dall’altra parte) sembra sia già in attesa col numerino come dal salumiere per riprenderselo in carico. Sia Conti che Bonolis sarebbero perfetti per il Festival.

Anche se a Mediaset c’è chi sogna da tempo la svolta d’immagine: una domenica pomeriggio fatta come si deve, confezionata da Bonolis giocando tra l’alto e il basso. Tra “Il senso della vita” e “Avanti un altro”. Un incrocio fra una «Buona domenica» e una «Domenica in» vecchio stile che sarebbe un (bel) colpo di spugna sul recente passato e una rinfrescata sul piano qualitativo di cui ci sarebbe tanto bisogno. Ma resterà un sogno di pochi, probabilmente. Oppure no, chi lo sa?

Sempre nella terra del Biscione, intanto, in zona fiction, il prossimo anno riapproderà Vanessa Incontrada, con la serie tv «Fosca Innocenti», prodotta da Banijay Studios. Lei nei panni del Vice Questore di una squadra tutta al femminile. È altamente improbabile che si giri invece il ritorno dell’improbabile «La Dottoressa Giò», nonostante Barbara D’Urso abbia lanciato nell’aria qualche suggestione in proposito.

A Cologno Monzese il nodo più grosso da sciogliere – e nel modo meno doloroso possibile – sembra sia proprio il forte ridimensionamento di Barbarella; gli ascolti di Nostra Signora dei pomeriggi e delle domeniche (quasi a orario continuato) degli italiani, con quel suo mix fra cronaca rosa-nera e trash in programmi più o meno indistinguibili l’uno dall’altro, iniziano ad assottigliarsi. Anche perché D’Urso stessa è un format. Le hanno già chiuso l’imbarazzante «Live – Non è la D’Urso», e per la prossima stagione rischia seriamente di saltare la domenica pomeriggio, che anche in queste settimane si sta rivelando in forte sofferenza. Rimarrebbe il prossimo anno, salda, solo a «Pomeriggio 5». Ma anche il suo principale sponsor in azienda, Mauro Crippa, Direttore generale dell’informazione, perderebbe l’importante prima serata della domenica di Canale 5. A favore magari di un varietà del manager rivale, Alessandro Salem, responsabile dei contenuti non giornalistici di R.T.I. Per esempio uno show come quel «Felicissima sera» di Pio e Amedeo, andato molto bene, che potrebbe occupare il prossimo anno ben più delle tre prime serate test che ha avuto stavolta.

Così come per la sostituzione delle batterie del fotovoltaico in condominio, il ridimensionamento di Barbara D’Urso ha un costo. Se non altro in questo caso più che altro psicologico. Anche perché la nostra, da sempre agguerritissima e fiera rivendicatrice della propria forza, è pur sempre una signora che ha macinato con mestiere per anni badilate di ore di diretta. Nel dubbio, D’Urso ha intanto chiuso i rapporti con la sua agenzia, LaPresse di Marco Durante, e nessuno dei due ha sinora chiarito i motivi di questa rottura. C’è un nesso con gli sviluppi futuri della sua presenza in palinsesto? Inoltre, Barbara è da sempre molto amica di Silvio Berlusconi e di recente le cronache hanno riferito di averla vista transitare nell’entourage di Nicola Zingaretti. Chi più ne ha, più ne metta. Persino Pier Silvio, che pure è Pier Silvio, deve metterci tutta la cautela del caso. La complicata transizione, dicono nei corridoi Mediaset, dovrà avvenire nel modo mediaticamente meno traumatico possibile. #Colcuore, insomma, direbbe la Signora sfoggiando uno tra i suoi hashtag più fortunati. Consiglio: se vuoi fare un bel regalo a una che ha già tutto, un bel monumento equestre è sempre la soluzione migliore.

Scalpitante, in rampa di lancio a Cologno c’è Elisa Isoardi, che avrebbe accettato l’Isola dei famosi solo con la promessa di un bene più grande. Le cronache hanno ipotizzato il suo arrivo a «Mattino 5» al posto di Federica Panicucci, oppure in una versione weekend del medesimo programma, che ancora non esiste. Ma non ha senso rimuovere Panicucci proprio in un anno in cui non ha affatto sfigurato con lo share. Inoltre, l’ultima voce birichina è che l’ex signora Salvini, che dietro le quinte sa muoversi bene, voglia a tutti i costi la domenica pomeriggio. E che non ci sia verso di farle cambiare idea. Ma la domenica pomeriggio è un moloch non per tutti. E c’è chi teme che lo scontro con l’inamovibile Mara Venier su Rai1 possa finire in tragedia (o quasi) per la giovane cuneese che strappò il mezzogiorno di Rai1 ad Antonella Clerici. La quale se l’è poi ripreso con onore, insieme con il fortunatissimo «The Voice Senior», e che ovviamente si riguadagnerà sul campo la riconferma contrattuale sulla rete ammiraglia. Con la forza pacata che mostrò Rita Rusic in «Attila flagello di Dio».

Intanto, se Enrico Papi, dopo essersi ben comportato a «Name That Tune» su Tv8, sembra pronto a un ritorno su Canale5 con «Scherzi a parte», anche il nome di Adriana Volpe, che sulla stessa Tv8 quest’anno invece non ha portato a casa brillanti ascolti con «Ogni mattina», circola come candidato per entrare nel parco volti Mediaset. Per lei non ci sarebbe in ballo una conduzione, bensì la presenza fissa come opinionista nel GFVIP di Alfonso Signorini. E visto che il reality dura ormai quasi un semestre, con due appuntamenti settimanali, teniamoci pronti perché è quasi ora che ritorni. E chi se lo perde?

In Rai «Quelli che il calcio» passerà dal diurno al serale, e le malelingue (che spesso hanno ragione) giurano che sia una mossa furbetta per affossarlo con gli ascolti e poi cassarlo. Staremo a vedere. Intanto, sempre a Viale Mazzini, dove Serena Bortone ha caparbiamente recuperato con lo share del suo pomeridiano «Oggi è un altro giorno» nella seconda parte dell’anno, circola voce che la sveglia Francesca Fialdini abbia una gran voglia di finire nella giuria di «Ballando con le stelle».

Infine, c’è il capitolo degli amori che non finiscono, quelli che fanno dei giri immensi ma poi ritornano sempre, per parafrasare Venditti. Maria De Filippi e Mediaset si vogliono ancora così bene? Chi può dirlo? La pavesissima regina degli ascolti, che con la sua società, la Fascino, ha conquistato Roma, anche di recente ha menato pubblici fendenti all’azienda per una scappatella di un ospite della D’Urso che minava la sincerità del suo «Temptation Island». E a Cologno Monzese si sono accesi tutti gli allarmi rossi del caso per evitare il crash in volo.

Quello fra De Filippi e Mediaset, anche se recenti voci di stampa hanno ventilato l’ipotesi di un possibile divorzio, è il classico matrimonio d’interesse che non potrà mai finire. Quantomeno nel medio-lungo termine. De Filippi garantisce all’azienda un numero elevatissimo di titoli acchiappa-ascolto e prime serate indispensabili, che non possono sparire da Canale 5 da un giorno all’altro (da «Amici» a «Uomini e donne», passando per «C’è posta per te», ma l’elenco potrebbe continuare), e Maria stessa, traslocando in Rai, potrebbe trasferirle così facilmente o produrre al volo nuovi contenuti di sicuro e forte successo? A Mediaset ha campo libero, si è creata con gli anni un fortino inattaccabile (il primo a crearsi una zona franca fu Antonio Ricci con «Striscia la notizia») e un potere enorme. Chi glielo fa fare di mettersi nel gioco delle correnti e dei partiti tipico della Rai?

Sull’altro fronte, legato a un matrimonio pressoché inscindibile (ma meno piombato di quello di Maria), c’è Fabio Fazio. «Che tempo che fa» se lo produce per metà con la sua Officina, ma i rapporti con la Rai non sono mai stati idilliaci, nonostante i buoni ascolti del programma. Merito dei super ospiti (anche internazionali) che il nostro riesce a portare a casa anche in virtù di interviste – con domande che magari non brillano per irriverenza – che danno lustro al contenitore. Dove potrebbe traslocare Fazio? A Mediaset? No di certo. Forse a La7, ma lì è quasi tutto news e ci sono solo posti in piedi; senza contare che non avrebbe gli stessi budget che ha in Rai. Discovery o Sky? Non impossibile, ma molto improbabile. Per tanti motivi.  L’unica cosa che può fare Fabietto è continuare a guardarsi in faccia ogni mattina col cavallo di Viale Mazzini, parlarsi sempre meno, e ingoiare qualche rospo quando insieme fanno colazione.

Leggi anche: Perché Pio e Amedeo non sono neppure un’unghia di Checco Zalone (di Selvaggia Lucarelli); // L’incidente diplomatico tra Barbara D’Urso e Maria De Filippi e la guerra interna a Mediaset (di Franco Bagnasco)

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