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Suburra 2, Netflix e lo spot piccante con Aureliano, Spadino e Lele | VIDEO

La sfida di Netflix alle star della serie cult della Roma criminale

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 4 Mar. 2019 alle 17:08 Aggiornato il 4 Mar. 2019 alle 17:13
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Immagine di copertina
Spadino, Aureliano e Lele

Roma non era mai stata così hot. Netflix si supera ancora una volta e ancora una volta, per farsi pubblicità, sfrutta una delle serie cult: Suburra. A pochi giorni dall’uscita della seconda stagione (il 22 febbraio scorso, sulla piattaforma di streaming video sono stati pubblicati i dieci nuovi episodi), Netflix si è divertito a riproporre i tre protagonisti della serie girata a Roma sotto un’altra veste.

Nello spot si vedono i cattivi di Suburra alle prese con una sfida decisamente piccante. Aureliano, Spadino e Lele (all’anagrafe Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara ed Eduardo Valdarnini) si mettono alla prova: per decidere chi è il più cattivo dei tre, Netflix propina loro tre piatti.

Seduti a un tavolo, Spadino, Aureliano e Lele alzano il coperchio e si ritrovano davanti tre assaggi: una tartina con su spalmata della spianata, una seconda tartina con della ‘ndujae, infine, un lungo peperoncino rosso.

I tre cattivi si lanciano nell’assaggio. Spadino suggerisce di partire dalla prima tartina alla spianata e ammette che non è male. “Vabbè ma è da paura”, ammette Aureliano. Primo step superato con successo da tutti e tre. È tempo di assaggiare la seconda: “So’ lanciatissimo, so’ lanciato”, continua il re di Ostia, che si infila in bocca l’altra tartina, quella alla ‘nduja.

“Rega’, m’è salita una pezza incredibile”, ammette portandosi una mano davanti agli occhi e iniziando a soffrire per il piccante. “Non ho capito, ma bisogna finirlo tutto questo?”, domanda un po’ incredulo Spadino, prendendo in mano il peperoncino.

“Ma come se fa’? Se mozzica?”, chiede Aureliano. Arriva presto la spiegazione dell’esperto Spadino: “Questa si deve mozzicare. O deglutite subito oppure se masticate è un problema”, dice rivolgendosi agli altri due. Poi “il capo degli zingari” dà un morso al peperoncino e mastica, come se nulla fosse.

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“Ma che c’hai, la bocca d’amianto?”, chiede Aureliano che lo guarda sbalordito. “Ma che ve magnate in Abruzzo, oh?”, continua. “C’ho una paura, regà”, e dà un morso al peperoncino. Lele fa lo stesso. Qualcuno prova a dire: “Mah, si può fare”, ma il peggio sta per arrivare e si vede sul volto dello “sbirro”.

“Dai su, me sta a sali una pigna”, dice Aureliano col volto in fiamme. Spadino se le ride: è lui il più cattivo dei tre. Ma in fondo lo sapevamo già.

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