Marracash si schiera con le proteste, Fedez: “Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono”
Anche l'artista dice la sua sulle manifestazioni che hanno caratterizzato gli ultimi giorni
Dopo Marracash, Ghali e Sayf, è Fedez a dire la sua sulle proteste che hanno attraversato l’Italia lo scorso fine settimana e che, in alcuni casi, sono sfociate in episodi di violenza. “Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono. La facile retorica di una realtà complessa” scrive il rapper in un post pubblicato su Pulp Podcast, il podcast condotto per l’appunto da Fedez e Davide Marra. “Vedo artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro” scrive il cantante. Il riferimento, neanche troppo velato, è ad artisti e colleghi come Marracash, Ghali, Sayf e Kid Yug, che sui loro social hanno mostrato vicinanza ai manifestanti.
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“Tanti artisti si sono espressi in questi giorni sulle vandalizzazioni di Milano, soprattutto dal mondo del rap – è il pensiero di Fedez – L’opinione è univoca: bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio. Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l’ho vissuta tutta. Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c*zzO, di non poterti comprare niente di bello. Conosco pure l’adrenalina di quando invece i soldi arrivano, la soddisfazione di poter far vedere agli altri dove sei arrivato. Quanto ti sei allontanato dalla palude”.
E ancora: “Oggi vedo i ragazzi che conosco bene – non loro personalmente, ma lo stesso ‘loro’ – che quella frustrazione la esplodono contro tutto, ma soprattutto contro le vetrine del centro. È ovvio. Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo e loro non possono avere? Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro. A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti. Ci sentiamo di rivendicare con orgoglio quello che abbiamo ottenuto e ve lo dice uno che in vetrina ci ha messo anche più del lusso. Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala, e mi vengono dei dubbi: perché non hai cagato in mezzo al palco mentre eri lì? Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo. Questo lo capisco di meno”.
I manifestanti secondo Fedez “non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuova audience. Ecco perché io non ci riesco ad applaudire a favore di camera, perché mi ci sentirei un cOgl*one. Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall’altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell’odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi. Tutti tentano di usare le proteste, chi demonizzandole, chi facendosi il proprio gagliardetto di partecipazione. Io vorrei che i ragazzi che manifestano sapessero questo: sia chi vi ostracizza sia chi vi utilizza come simbolo vi sta usando come pedine di un gioco in cui a perdere siete sempre voi”.
“Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più. Ora il trend è solidarizzare, domani sarà l’ennesimo testo in cui vi racconteranno quant’è bello essere ricchi dopo essere stati poveri così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi. E ve lo dice uno che ha fatto esattamente la stessa strada. Ricordatevi la verità invece: al vostro fianco non c’è nessuno” conclude il cantante.