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Marco D’Amore a TPI: “Vi racconto il mio film su Ciro. Nella stagione 5 di Gomorra grandissime sorprese “

Marco D'Amore torna a interpretare Ciro Di Marzio, ma L'immortale è anche il suo debutto alla regia

Ciro Di Marzio, detto L’immortale, è tornato. Al cinema, sia chiaro. Di un grande ritorno sui piccoli schermi non se ne parla ancora: neanche Marco D’Amore, che lo interpreta, ha voluto sbilanciarsi più di tanto ma assicura che nella prossima stagione di Gomorra ci saranno tantissime sorprese.

L’immortale, il film distribuito in 450 copie, arriverà al cinema dal 5 dicembre 2019. Per la quinta stagione di Gomorra probabilmente dovremo aspettare qualche anno (non sarà pronta per il 2020), ma per ora soltanto un dato è certo: bisognerà assolutamente vedere L’immortale per comprendere le dinamiche della prossima fase di Gomorra.

Ciro è vivo ed è pronto a rimettersi in gioco, nonostante tutto. Marco D’Amore ha raccontato a TPI i retroscena del film, dalla scelta di realizzare uno spin-off pensato per il cinema al legame che si crea tra attore e personaggio.

Quando è nata l’idea del film? Prima o dopo il finale della terza stagione di Gomorra?

“L’idea è nata prima, io me la ghignavo durante la messa in onda della terza stagione di Gomorra. Ma non me la ghignavo con cinismo, ma con il sorriso di chi sa che ci sarà un allungo e che potrà regalare agli spettatori qualcosa di avventuroso. L’idea è nata dall’ossessione che io ho prodotto attorno a questo pelato che non ha mai smesso di farmi interrogare rispetto ai principi che hanno mosso alcune scelte che ha fatto il personaggio. Mi ha fatto tornare indietro nel tempo a intercettarlo quand’era bambino. Quando questa cosa ha cominciato ad assumere le dimensioni di un film, ho sentito che c’era questa possibilità e l’ho condiviso con produttori, sceneggiatori che sono stati matti come me e da lì è cominciato tutto”.

marco d'amore l'immortale

Avevi già diretto qualche episodio di Gomorra, ma questa è la tua opera prima. Com’è stata questa esperienza da regista e quali difficoltà hai riscontrato, avendo anche recitato nel film?

“Il percorso è molto diverso: quando tu partecipi come regista in un’esperienza televisiva hai il compito facilitato da chi ti precede, da chi ti avvia il lavoro, da una squadra già collaudata, conosci benissimo l’arco di racconto e sai che a te tocca un numero preciso di puntate; inoltre hai un continuo confronto con tutti quelli che lavorano con te. La responsabilità di un film è diversa, perché sicuramente il racconto si nutre di alcuni principi che hanno animato la serie, ma è un prodotto completamente nuovo. In un certo senso noi tradiamo Gomorra perché andiamo indietro nel tempo – e in Gomorra non esistono flashback – e poi c’era la difficoltà di qua e di là della macchina da presa,  ma io attesto un grande merito alle persone che hanno condiviso con me il viaggio e che hanno saputo aiutarmi anche quando ero in scena”.

Avete valutato l’idea di realizzare una serie tv spin-off de L’immortale? O di integrare alcuni personaggi del film nella prossima stagione di Gomorra?

“Sono tante le riflessioni che scaturiscono dopo il percorso de L’immortale. Ovviamente ci saranno grandi sorprese legate al racconto della quinta stagione, è inutile nasconderlo. Io sono convinto che gli spettatori all’uscita dalla sala dopo aver visto il film cominceranno a fare illazioni varie sui personaggi, su un possibile seguito, ma questo lo lascerei all’incognita e all’attesa e soprattutto alla capacità di chi scriverà di rendere avvincente la quinta stagione”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ti rivedremo dietro o davanti alla telecamera?

“Regista, sceneggiatore, produttore e attore: mi manca ballerina. Io rivolgo un appello a La Scala di Milano, al San Carlo di Napoli, potrei anche fare lÉtoile in Francia qualora me lo chiedessero. Anche perché ho uno splendido collo del piede”.

Raccontaci della tua famiglia, come ha vissuto il tuo percorso artistico? Tuo nonno era un attore, vero?

“La mia famiglia ci ha sempre buttato lì le cose, non ci ha mai imposto niente. Mia mamma, mio padre, mio nonno, grandi amanti di teatro, cinema e musica, ma non ci hanno mai obbligato all’ascolto e alla visione. È come se tu mettessi una bella cosa in mezzo e la lasciassi libera perché chiunque ne potesse godere. Loro sono molto contenti ma anche pacati, si interessano di più alle cose che mi vengono in testa, alla condivisione che faccio con loro delle idee piuttosto che l’aspetto glamour della mia vita. Sono molto riservati e io sono molto contento di questo”.

Ciro è un tuo coetaneo. Oltre all’età, avete altri fattori in comune?

“Ci siamo un po’ mischiati l’uno all’altro. Io dico sempre che non credo agli attori che dicono ‘sono stato impossessato dal personaggio’. Il personaggio è tutt’altra cosa rispetto a me. Io credo invece di avere in nuce alcune cose che riguardano questo personaggio e che forse in un contesto di finzione riesco a tirare fuori cose che hanno a che fare anche con gli aspetti più cupi e bui della mia personalità. La differenza tra me e lui è che io ho imparato a discernere, mi hanno insegnato che certi istinti non vanno repressi ma vanno educati e contenuti. Lui ovviamente fa della violenza il suo linguaggio principale”.

L’immortale vi aspetta al cinema dal 5 dicembre 2019, grazie a Vision Distribution.

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