Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:09
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Spettacoli

Il cinema, l’amore segreto (ma mai corrisposto) di Michael Jackson

Immagine di copertina
Credit: AGF

Da piccolo sembrava destinato a una grande carriera cinematografica. Ma negli anni seguenti, nonostante il clamoroso successo nella musica, il grande schermo gli voltò più volte le spalle

“Avevo sempre sognato di interpretare qualche personaggio raffinato in un film, ma fu proprio quell’esperienza di trucco e costumi, assieme ai professionisti di New York, che mi fece capire quanto possa essere meraviglioso il cinema. Il set fu una grande scuola. Dovevo trasformarmi e sfuggire alla mia personalità”. Così, nella sua autobiografia Moonwalk, uscita nel 1988, Michael Jackson racconta il suo debutto come attore in The Wiz, musical del 1978 tratto dal Mago di Oz, in cui affianca la sua storica “amante, madre e sorella” Diana Ross.

“Sul set venivano continuamente bambini in visita e io mi divertivo con loro, rispondendo alle loro domande da perfetto Spaventapasseri. Durante quel periodo cercai di analizzarmi sia a livello conscio sia inconscio. Ero teso e agitato al pensiero di quello che avrei potuto fare della mia vita da adulto. Studiavo le alternative e mi preparavo a prendere decisioni che avrebbero potuto avere chissà quali conseguenze”.

Quando debutta come attore Michael ha appena vent’anni, ma già dieci di carriera alle spalle. Ha raggiunto infatti la celebrità nel 1969, ancora bambino, come voce solista dei Jackson 5. Il successo di The Wiz sembra preludere a una brillante carriera cinematografica per il giovane cantante. Invece, nonostante il clamoroso successo, il cinema gli volterà le spalle.

A differenza di colleghi come Madonna, Bob Dylan, Frank Sinatra, Sting, David Bowie, Elvis Presley o gli U2, il grande schermo gli terrà sempre le porte chiuse, tanto come attore quanto come musicista. In quarant’anni di carriera Michael interpreterà solo un altro film da protagonista (da lui scritto e prodotto) e inciderà appena due colonne sonore.

Quello per il cinema resterà dunque un amore non corrisposto, tanto che – non potendo fare film – Jackson trasformerà in film i suoi stessi video, chiamando a dirigerli i più importanti registi di Hollywood.

Ma andiamo con ordine: “La mia prima esperienza nel mondo del cinema – racconta – risale a quando cantai la canzone di testa per il film Ben nel 1972”. Si tratta di un horror – seguito di Wilfred e i topi – e vede protagonisti un gruppo di ratti assassini guidati appunto da Ben, che stringe però un rapporto di amicizia con un bambino malato terminale.

Molti anni dopo verrà realizzato un remake del primo film con protagonista Crispin Glover, il George McFly di Ritorno al futuro. “Ben – continua – significò moltissimo per me. Niente mi aveva entusiasmato quanto registrare in studio la mia voce per un film. Mi divertivo moltissimo. Quando uscì la pellicola andai a vederla più volte aspettando i titoli di coda per poter leggere la parte che diceva ‘Ben’ cantata da Michael Jackson”. La canzone viene candidata agli Oscar e nel 1973 il futuro divo quindicenne si trova come rivale nientemeno che Charlie Chaplin con Luci della ribalta (uscito nel 1952 ma distribuito vent’anni dopo per questioni politiche) che otterrà la statuetta.

Paradossalmente le due principali esperienze cinematografiche del Re del Pop, risalgono a prima del successo planetario. The Wiz è un progetto molto significativo: versione metropolitana del Mago di Oz, trasferisce la fiaba a New York ed è interamente interpretato da attori neri (comparse comprese) con Richard Pryor a vestire i panni del mago. Michael ha amato così tanto la versione di Broadway, che si presenta alle audizioni anche se a produrre il film è la Motown, la casa discografica che lo ha lanciato e con cui ha appena rotto i rapporti per passare alla CBS.

Se oggi Michael – il kolossal sulla vita del primo cantante nero ad uscire dai confini della black music per conquistare anche il pubblico dei bianchi – viene diretto da un regista afroamericano (Anthony Fuqua), nel 1978 un film interamente interpretato da neri e prodotto dalla Motown (casa discografica “black” per eccellenza) viene scritto e diretto da bianchi: la sceneggiatura è firmata infatti da Joel Schumacher (che sarà il regista di due Batman), mentre la regia è di Sidney Lumet.

D’altra parte è ancora lontana l’epoca di Spike Lee e in quegli anni i neri possono stare sotto ai riflettori ma più difficilmente accedono a ruoli di potere. Pensare a questo ci fa capire anche come Jackson sia stato artefice di un autentico cambio di epoca, di una rivoluzione culturale che ha fatto uscire la musica nera dal ghetto in cui era chiusa da decenni, ed è particolarmente interessante – sotto questo profilo – la scena di Michael in cui il direttore della CBS costringe quello di MTV a trasmettere il video di Billie Jean anche se il cantante è di colore, andando contro la linea editoriale della prima televisione musicale al mondo.

Tutt’altro che banale e scontata, appare quindi, anche la scelta di Jackson di chiamare uno dei suoi più grandi successi Black or White in cui sottolinea come non faccia alcuna differenza essere bianchi o neri.

Tornando a noi, anche dopo il successo incredibile di Thriller – che diventa il disco più venduto della storia della musica – il grande cinema continua ad ignorare il ragazzo prodigio. Quello stesso anno, il 1983, esce E.T. di Steven Spielberg, che diventa il film preferito di Michael. Non avendo potuto partecipare direttamente alla pellicola, Jackson ne registra l’audiolibro, componendo per l’occasione un brano nuovo: Someone in the dark.

Il cantante continuerà a corteggiare Spielberg per tutta la vita, senza riuscire mai a lavorare con lui; nemmeno quando, nel 1991, il grande regista girerà un film sul personaggio in cui Michael si identifica più di ogni altro: Peter Pan. Hook, interpretato da Robin Williams, Dustin Hoffman e Julia Roberts, non vede la partecipazione del Re del Pop né nel ricchissimo cast (in cui figura invece un altro cantante: Phil Collins) né nella colonna sonora.

Come dicevamo, vedendosi rifiutato dal cinema, il cinema Michael se lo fa da solo, trasformando i suoi videoclip in veri e propri cortometraggi: Thriller, diretto da John Landis (reduce da The Blues Brothers) rappresenta un’autentica rivoluzione per il mondo della musica. Per la prima volta, infatti, non sono le immagini ad accompagnare una canzone, ma il contrario: Thriller è un vero e proprio film horror al quale l’omonima canzone (che peraltro si avvale della voce di uno dei più grandi attori del genere come Vincent Price) fa da colonna sonora.

Lo straordinario successo ottenuto incoraggia Jackson a proseguire su questa strada: nel 1985 la Disney gli propone di interpretare un cortometraggio in 3D da proiettare esclusivamente a Disneyland: Captain Eo è un’opera di fantascienza prodotta nientemeno che da George Lucas, per la quale Michael compone due brani (uno resterà inedito per decenni, l’altro finirà su Bad). Come regista Jacko vorrebbe proprio Spielberg, ma deve “accontentarsi” di Francis Ford Coppola, l’autore di Il padrino e Apocalypse Now.

L’unica collaborazione con Spielberg resterà invece il cammeo del regista nel “meta video” di Liberian Girl: un videoclip ambientato durante le riprese di un videoclip, al quale partecipano decine di celebrità: da John Travolta a Richard Dreyfuss, da Woopy Goldberg a Brigitte Nielsen, passando per Weird Al Yankovic, Carl Weathers, Olivia Newton-John, Lou Ferrigno, David Copperfield e Dan Aykroyd, oltre a Steven Spielberg nel ruolo del regista.

Anche per Bad Jacko vuole fare le cose in grande: il brano che dà il titolo all’album diventa un piccolo film sulla criminalità giovanile newyorkese che vede nel cast un giovanissimo Wesley Snipes. Alla regia questa volta c’è nientemeno che Martin Scorsese, il regista per antonomasia delle “Gangs of New York”, allora reduce dalle riprese di L’ultima tentazione di Cristo.

Nel 1988 Jackson scrive la sua autobiografia – Moonwalk – che come il film Michael racconta la sua vita dalla nascita al successo di Bad, e l’anno dopo decide scrivere, produrre e interpretare un film autobiografico, non a caso chiamato Moonwalker. Qui Michael interpreta sé stesso, mentre il suo manager Frank DiLeo viene parodiato da Joe Pesci. Curiosamente, due anni dopo DiLeo, in veste di attore, si troverà ad affiancare lo stesso Pesci in Quei bravi ragazzi di Scorsese.

Se Jackson, fino ad oggi, aveva girato videoclip che sembravano film, ora realizza un film che appare come una raccolta di videoclip: Moonwalker non è infatti un lungometraggio pienamente narrativo, ma un’opera stramba e fuori da tutti gli schemi, in cui Michael si trova a viaggiare attraverso mondi e generi cinematografici diversi, mettendo in fila una serie numeri musicali: da un’auto-parodia di Bad interpretata da bambini a Leave me alone (in cui ironizza su alcune leggende metropolitane, come quella secondo cui dormisse in una camera iperbarica o avesse acquistato le ossa dell’uomo elefante), da Speed demon (in cui Michael – travestito da coniglio – fugge dai paparazzi) a Come Together dei Beatles fino al celebre Smooth Criminal, in cui il cantante veste i panni di un gangster nell’era del proibizionismo.

Autentica esplosione di creatività, il film passa da animazioni a passo uno a effetti visivi che vedono il cantante trasformarsi in un gigantesco robot-astronave. Totalmente dimenticata, oggi questa opera visionaria e scombussolata andrebbe rivalutata sia per la sua potenza visiva, sia per satira arguta, ma soprattutto per l’introspezione psicologica che traspare attraverso il genere comico-fantasy-documentario.

Il film mostra bene la percezione che l’artista di Gary aveva di sé stesso, la sua sfaccettata personalità piena di contraddizioni, l’animo di un eterno bambino che sogna di essere eroe e criminale, diventare un buffo coniglio e trasformarsi in una creatura spaziale.

Anche con i dischi seguenti Michael continua a chiamare grandi registi per i suoi videoclip: per Black or White (all’avanguardia negli effetti speciali) torna John Landis, per Remember the time (ambientato nell’antico Egitto con Eddie Murphy nei panni di un faraone) John Singleton, per Who is it David Fincher. Spike Lee dirige invece They don’t care about us, mentre nel 1997 Jackson produce un nuovo cortometraggio horror scritto con Stephen King e diretto da Stan Winston, uno dei più grandi autori di effetti speciali: si chiama Ghosts e comprende tre canzoni: 2Bad, Is it scary e Ghosts. David Lynch, invece, dirige una pubblicità dell’album Dangerous.

Anche per l’ultimo videoclip della sua carriera Michael sceglie di fare le cose in grande: You rock my world, del 2001, vede nel cast Michael Madsen e nientemeno che Marlon Brando.

Mentre Jackson continua a portare il grande cinema nella sua musica, la sua musica continua ad essere rifiutata dal grande cinema: Is It Scary, ad esempio, era stata scritta per La famiglia Addams 2 e nel videoclip sarebbero comparsi anche i protagonisti del film come Christina Ricci e Christopher Lloyd. Il brano viene però scartato all’ultimo momento dalla produzione a causa delle accuse di pedofilia che hanno iniziato a colpire il cantante.

Di fatto l’unica canzone composta da Michael Jackson per un film rimane l’autobiografica Childhood, tema portante di Free Willy 2: non esattamente una pietra miliare della storia del cinema. Per il resto, se come personaggio compare in molti film (a partire da Ritorno al futuro II e Scary Movie) solo altre due sono le sue incursioni sul grande schermo come attore, anch’esse non esattamente memorabili: la prima è in Men in Black 2 di Barry Sonnenfeld, a fianco a Tommy Lee Jones e Will Smith, dove interpreta “L’aspirante agente M” e l’altra è nella produzione indipendente Miss Cast Away, film demenziale-parodistico diretto da Bryan Michael Stoller e girato all’interno della sua stessa villa nel 2004.

Al cinema di serie A, di fatto, Michael ci torna solo dopo la morte, con il documentario This is it (che propone materiale girato durante le prove dei concerti mai tenuti) e, finalmente, con la biografia ufficiale interpretata dal nipote Jafaar, figlio del fratello Jermaine, e prodotto in gran parte dalla famiglia. Un’opera, che con tutti i suoi limiti (un film su Michael Jackson in cui non esiste Diana Ross è come un film su santa Chiara senza san Francesco), resta molto fedele alla vicenda umana e professionale del Re del Pop, almeno così come lui l’ha raccontata, seppure il film tenda a drammatizzare di più alcuni aspetti, come l’incidente durante le riprese dello spot Pepsi (Michael raccontò di aver trovato divertente andare in ambulanza) e il rapporto con il padre (forse edulcorato dal cantante nel suo libro, o forse esasperato dagli sceneggiatori per questioni drammaturgiche).

Sicuramente i numeri musicali – anche se forse fin troppo lunghi – sono straordinari, il modo in cui viene raccontato il processo di creazione di una canzone è suggestivo e semplicemente straordinario è Jafaar Jackson, che aveva appena tredici anni quando morì lo zio.

Chi conosce bene la storia di Michael Jackson non può che trovare il film molto aderente alla realtà e privo di forzature. A prescindere dal giudizio critico, comunque, Michael resta senza dubbio il doveroso e degno tributo ad un gigante della musica da sempre innamorato della Settima Arte. Ma mai corrisposto.

Ti potrebbe interessare
TV / Spider-Man – Far from Home: tutto quello che c’è da sapere sul film
TV / Propaganda live: anticipazioni e ospiti della puntata di stasera, venerdì 24 aprile 2026
TV / Vespucci, il viaggio più lungo: anticipazioni e streaming
Ti potrebbe interessare
TV / Spider-Man – Far from Home: tutto quello che c’è da sapere sul film
TV / Propaganda live: anticipazioni e ospiti della puntata di stasera, venerdì 24 aprile 2026
TV / Vespucci, il viaggio più lungo: anticipazioni e streaming
TV / Quarto Grado: anticipazioni e ospiti di oggi, 24 aprile 2026
TV / Dalla strada al palco Special 2026: le anticipazioni della terza puntata
TV / Grande Fratello Vip 2026 streaming e diretta tv: dove vedere la 12esima puntata
TV / Dalla strada al palco Special 2026 streaming e diretta tv: dove vedere la terza puntata
TV / Grande Fratello Vip 2026: le anticipazioni e ultime notizie oggi, 24 aprile
Spettacoli / Bruno Vespa chiede a Sal Da Vinci di insegnarli la coreografia di "Per sempre sì"
TV / Ascolti tv giovedì 23 aprile: Uno sbirro in Appennino, Forbidden Fruit