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Arriva in ospedale con una stella di metallo incastrata nella trachea, salvato bambino di 8 anni

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 18 Giu. 2020 alle 14:19 Aggiornato il 18 Giu. 2020 alle 14:21
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Immagine di copertina
ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

All’ospedale Niguarda di Milano un bimbo di 8 anni è stato salvato con un intervento d’urgenza. Il bambino aveva ingoiato una stella di metallo dal diametro di 1,5 centimetri che si era bloccata nella trachea. Il bimbo rischiava di morire soffocato e aveva inalato la stellina da oltre un giorno. Il piccolo era arrivato al Niguarda nella notte trasportato da un altro ospedale.

La pagina dell’Ospedale ha postato la foto su Facebook spiegando l’accaduto. “Abbiamo deciso di intervenire nell’immediato, il piccolo infatti era gravemente asfittico nonostante la stellina fosse stata inalata da tempo, da circa un giorno- spiega Massimo Torre, Direttore della Chirurgia Toracica-. Non si poteva aspettare oltre, alle due della notte la sala operatoria e l’équipe erano pronti per la procedura di rimozione”.

Il bambino aveva una stella di metallo nella trachea. I medici raccontano l’intervento

L’intervento è durato un’ora ed è stato condotto “attraverso un broncoscopio introdotto dalle vie aeree con 6 mm di diametro”. Per questo tipo di interventi si “inserisce una particolare pinza miniaturizzata con cui si va ad estrarre l’oggetto inalato”, come spiegato dalla responsabile di Chirurgia endoscopica del torace Serena Conforti. Un’operazione molto delicata “che richiede un alto grado di specializzazione per evitare danni alle strutture. In questi casi il corpo era posizionato nella parte alta della trachea appena sotto le corde vocali”.

In un anno al Niguarda arrivano circa 15 casi pediatrici simili con un’età media sotto i 3 anni. Conforti spiega: “A volte succede che il bambino accusi una crisi respiratoria che poi supera ma la permanenza del corpo estraneo può dare problemi a lungo termine anche dopo un mese, questo succede anche perché spesso l’inalazione non avviene sotto gli occhi dei genitori”.

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