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Il governo valuta nuove zone rosse: “Le misure attuali potrebbero non bastare”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 27 Ott. 2020 alle 13:49
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Immagine di copertina
Controlli serali Credits: ANSA

Mentre si stringe sul dl ristoro che, promette il ministro Gualtieri, erogherà indennizzi a circa 300-350 mila aziende, il premier Giuseppe Conte convoca mercoledì 29 ottobre alle 16 a palazzo Chigi i leader di Cgil, Cisl e Uil. E dopo il consiglio dei ministri si aprirà il confronto. Confronto che è ancora aperto anche nel governo su come fronteggiare la seconda ondata della pandemia.

Il dilemma del governo riguarda l’efficacia delle attuali misure. Se i contagi dovessero continuare a galoppare (come hanno previsto Cts e ministero della Salute), alcuni territori saranno costretti a varare ulteriori misure restrittive. In sostanza dei lockdown mirati per le principali città italiane più colpite dal virus come sta già avvenendo. Delle zone rosse a macchia di leopardo.

Anche due ministri M5s, Spadafora e Azzolina, dalla trasmissione di Fazio su Rai3, si sono fatti portavoce di una eventuale ulteriore mossa, qualora la curva del contagio non dovesse abbassarsi. “Tre Dpcm in 11 giorni sono tanti. Mi auguro di no a livello nazionale ma non escludo che a livello regionale possano essere necessarie delle chiusure in aree o settori precisi. Non escludo affatto che a livello regionale possano essere introdotte, in accordo con il Governo, misure ancora più restrittive”, ha detto il ministro allo Sport. “Secondo me ha molto senso adottare provvedimenti locali perché le situazioni sono territorialmente diverse”, ha osservato la titolare dell’Istruzione. La premessa è che un lockdown generalizzato è da scongiurare, si sta agendo con l’ultimo provvedimento per assicurare “un Natale sereno”, ha spiegato Conte. Preoccupa ancora la situazione dei trasporti con i ministri Azzolina e Spadafora che sottolineano la necessità che si intervenga al più presto. E preoccupa la situazione nelle terapie intensive.

Intanto, le regioni guidate dal centrodestra criticano l’ultimo Dpcm (gli amministratori della Lega pensano al ricorso al Tar) ma è anche il governatore De Luca, a non nascondere perplessità. Per il presidente della Campania occorrerebbe agire sulla scuola, “è un vettore di contagi”, e non sulle palestre e i teatri. “Questo Dpcm è solo un primo passo, temo che non basterà”, osserva.

In questo stato confusionale, sia il presidente della Conferenza Stato regioni Bonaccini che il numero uno dell’Anci Decaro invocano unità, “un patto tra Stato e cittadini, altrimenti il sistema salta”, dice quest’ultimo chiedendo al premier Conte di fungere da garante.

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