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“Io mi occupo d’altro”: l’assurdo trucco di Salvini per non parlare dei guai della Lega

Una frequente battuta come escamotage per dribblare domande fastidiose

Di Donato De Sena
Pubblicato il 10 Nov. 2019 alle 08:00 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 19:24
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Immagine di copertina
Il leader della Lega Matteo Salvini

“Mi dispiace, non ne parlo, io mi occupo d’altro”. La comunicazione di Matteo Salvini si serve sempre più spesso di scorciatoie per dribblare le domande più scomode. Le vicende imbarazzanti degli ultimi mesi, dalla trattativa per far arrivare fondi russi alla Lega all’accusa di avere legami con Arcelor Mittal, hanno messo in maggiore evidenza un trucco – in politica autenticamente salviniano – del ricorso a una battuta per trincerarsi nel mutismo, per evitare un botta e risposta su un tema fin troppo fastidioso (anche se rilevante nel dibattito pubblico).

Salvini, quando è in ballo qualcosa che può minare l’immagine che vuole dare di sé e del suo partito, non argomenta e ricorre alla frase spiritosa. Il leader si veste di umorismo in maniera sistematica, calcolata, e – va precisato – senza particolari timori. Salvini infatti è ben consapevole di non perdere nulla in termini di consenso e compiace i suoi più convinti sostenitori, come prova il fatto che la Lega continua a mantenere nei sondaggi livelli da record.

Tutto è reiterato. Ma pure prevedibile. “Io non parlo di bambini. I bambini vanno lasciati fuori dalle polemiche politiche”, ripeteva il senatore la scorsa estate nella veste di vicepremier e ministro dell’Interno dopo la pubblicazione di un video del figlio su una moto d’acqua della Polizia a Milano Marittima.

Salvini era in piena stagione Papeete, alla vigilia dello strappo dell’alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle. E aveva già sfoggiato la sua battuta in più di un’occasione. “Io parlo di vita reale, non parlo di spie russe”, aveva detto qualche settimana prima dopo l’esplosione del caso Moscopoli sugli incontri in Russia del suo ex portavoce Gianluca Savoini, una vicenda sulla quale il ministro rifiutava di riferire in Parlamento lasciando la patata bollente nelle mani del premier Conte.

Ma pure sulla figura di Savoini il ritornello era stato lo stesso. Mentre lo storico collaboratore leghista veniva interrogato dai pm per la presunta corruzione internazionale il capo partito minimizzava con il solito escamotage: “Non parlo di soldi che non ho visto”. Era un ‘no’ chiaro all’intervento in Parlamento. Ed era lo stesso ‘no’ che il ministro dell’Interno aveva saputo pronunciare anche dopo una sentenza di Tribunale. Interpellato dopo la conferma del sequestro dei 49 milioni di euro alla Lega per la truffa sui rimborsi elettorali, Salvini un anno fa rispondeva: “Parlatene con gli avvocati, io non mi occupo di processi o di soldi, mi occupo di fare il ministro dell’Interno”.

Ma ora che ministro dell’Interno non è più Salvini sembra aver conservato la sua abitudine. L’ultima grana in casa Lega è l’accusa mossa dagli ex alleati M5S di aver investito, nel 2014, 300mila euro acquistando obbligazioni della multinazionale Arcelor Mittal, la stessa azienda che pochi giorni fa ha annunciato di voler rinunciare all’acquisizione dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Altra vicenda scomoda. Solito copione.

“Spero che arrivati a questo punto pensino ai lavoratori e non ai soldi che hanno investito”, ha dichiarato il viceministro 5 Stelle all’Economia Stefano Buffagni lanciando una frecciata al Carroccio in piena crisi ex Ilva. La replica non è tardata ad arrivare: “Chieda all’amministratore, io non mi occupo di Borsa, mi occupo di politica”, ha detto Salvini. Sarà per la prossima volta.

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