Tamponi nelle case di riposo: finalmente Governo e Regione Lombardia vanno nella stessa direzione

Gallera prescrive l'effettuazione di tamponi nelle RSA, anche per "sintomi semiinfluenzali". La circolare di Speranza stabilisce la priorità di questi test per ospiti e operatori di queste strutture

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 4 Apr. 2020 alle 16:39 Aggiornato il 4 Apr. 2020 alle 16:42
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La tutela degli anziani e in generale delle persone fragili che vivono in situazioni di comunità rappresenta una priorità nella lotta al Coronavirus. Il tema viene discusso anche nelle sedi istituzionali, dando origine a polemiche tra appartenenti a diversi orientamenti politici. Per fortuna, possiamo anche rilevare un caso nel quale Governo nazionale e Regione Lombardia, pur nella differenza degli schieramenti, si sono mossi nella stessa direzione.

Nella giornata di ieri, il ministero della Salute ha emanato una circolare in merito ai tamponi, un tema oggetto di dibattito anche a livello scientifico, perché gli esperti si sono divisi tra chi sostiene la necessità di fare screening mirati e chi invece propone di eseguirne il più possibile (compatibilmente con il limitato numero dei test a disposizione).

Questo secondo metodo, tuttavia, viene indicato anche dall’OMS come l’unico modo veramente efficace per individuare anche i positivi asintomatici, che altrimenti rischiano di diventare un veicolo di contagio tanto inconsapevole quanto pericoloso.

Ma gestire molti test non è semplice, in questa fase concitata, e dal ministero della Salute arriva un’indicazione sulle modalità operative: “Per accumularsi di campioni da analizzare con ritardi nella risposta, carenza di reagenti, impossibilità di stoccaggio dei campioni in modo sicuro, sovraccarico lavorativo del personale di laboratorio, si raccomanda di applicare, nell’effettuazione dei test diagnostici, criteri di priorità, raccomandati dall’Oms e dalla Eucomm e adattati alla situazione italiana”.

Tali priorità, secondo una nota stampa di Adn Kronos, sono:

-pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave, per fornire indicazioni sulla gestione clinica, incluso l’eventuale isolamento del caso e l’uso di appropriati Dispositivi di protezione individuale, come indicato nella circolare del 22 febbraio 2020;

tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) e nelle altre strutture di lunga degenza, in considerazione del fatto che ivi risiedono i soggetti esposti al maggior rischio di sviluppare quadri gravi o fatali di Covid-19. Tale esecuzione è effettuata quale parte di un programma di controllo e prevenzione all’interno della strutture stesse e non può essere considerata come l’unica misura di controllo dell’infezione. Sulla base delle risultanze, vengono adottate misure di controllo delle infezioni adeguate e Dpi appropriati per proteggere sia le persone vulnerabili che il personale dedicato all’assistenza;

operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori), per tutelare gli operatori sanitari e ridurre il rischio di trasmissione nosocomiale; operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l’eventuale sospensione dal lavoro; operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani;

-persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità quali malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali, patologie 5 epatiche, ipertensione, diabete e immunosoppressione con segni di malattia acuta respiratoria, che possono richiedere ospedalizzazione e cure ad alta intensità per Covid-19; ivi incluse le persone vulnerabili, quali le persone che risiedono in residenze per anziani, dovrebbero essere particolarmente fatti oggetto di attenzione;

-primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento. Se la capacità di esecuzione dei test è limitata, tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili e isolati senza test supplementari.

Nella stessa direzione si è mossa la Regione Lombardia, anche anticipando il ministro Speranza. Lo scorso 30 marzo, la Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, la Deliberazione N° XI / 3018, recante oggetto “Ulteriori determinazioni in ordine all’emergenza epidemiologica da COVID 19 – Indicazioni per gestioni operative per le RSA e le RSD”.

Sulla gestione dei pazienti positivi nelle case di riposo e nelle residenze per disabili, la delibera dell’8 marzo della Giunta lombarda è stata fortemente criticata dall’opposizione, che con Carlo Borghetti ne ha chiesto il ritiro.

Questo nuovo provvedimento viene invece accolto favorevolmente anche dallo stesso Borghetti, che ne apprezza il carattere prescrittivo nell’esecuzione di tamponi per ospiti con sintomi semiinfluenzali.

La delibera della Giunta regionale del 30 marzo riprende la precedente, ricordando che “in attuazione della DGR n. XI/ 2906 del 8/3/2020, allegato 2, le RSA possono accogliere pazienti dimessi da strutture ospedaliere, inviati dalla Centrale Unica Regionale Dimissione Post Ospedaliera” (istituita dallo stesso provvedimento).

Riconoscendo che “per gli ospiti delle RSA e delle RSD, in quanto pazienti fragili, l’emergenza da COVID – 19 può rappresentare problematica particolarmente significativa”, la Giunta fornisce indicazioni per la gestione operativa degli ospiti.

Vengono pertanto vietate le visite da parte dei familiari, richiamando le precedenti determinazioni e le misure preventive che valgono anche in altri contesti. Regione Lombardia prevede la possibilità di deroghe solo “in casi eccezionali (ad esempio situazioni di fine vita) soltanto dalla Direzione della struttura, previa appropriata valutazione dei rischi-benefici”.

Il passaggio più importante riguarda la necessità di “stabilire un monitoraggio attivo dell’insorgenza di febbre e altri segni e sintomi di infezione respiratoria acuta o di insufficienza respiratoria e di altri fattori di rischio (ad esempio contatto con casi di COVID-19 nella struttura o nella comunità) tra gli ospiti e gli operatori”.

Vengono quindi stabilite modalità operative in base alle diverse tipologie di ospiti:

TIPOLOGIA 1: OSPITE CON SINTOMATOLOGIA SIMILINFLUENZALE O COVID POSITIVO
“L’ospite va subito isolato. In caso di più ospiti con sintomi sospetti, nell’impossibilità di isolarli singolarmente, va previsto un isolamento per coorte (ovvero in stanze composte solo da sospetti o da positivi, ndr). Per ospiti con sintomatologia similinfluenzale (febbre >37,5°, tosse o dispnea) il medico della struttura valuta segni, sintomi e la fragilità.

Il caso sospetto COVID-19, ove indicato in ragione del quadro clinico, è sottoposto a tampone naso-faringeo per ricerca di SARSCoV-2. Per l’esecuzione del tampone e l’invio ai laboratori di riferimento, le singole strutture ricevono da ATS l’indicazione del laboratorio cui si devono riferire, le procedure da utilizzare ed eventuali tutorial, al fine di effettuare il test in autonomia.

Inoltre, dovrebbe essere effettuata immediatamente la sanificazione accurata degli ambienti dove il residente soggiornava, ed è stato esaminato. Infine, è importante effettuare una tempestiva ed attenta valutazione del rischio di esposizione al caso degli operatori e altri residenti. In caso di identificazione di una condizione di tale rischio, tali soggetti dovranno essere considerati contatti di caso di COVID-19 e seguire le procedure di sorveglianza e quarantena stabilite”. Il provvedimento fornisce anche ulteriori indicazioni in base all’età e allo stato generale di salute.

TIPOLOGIA 2: OSPITE CONTATTO DI CASO GIA’ OSPITE DELLA STRUTTURA
Gli ospiti entrati in contatto con il caso “vanno sorvegliati più volte al giorno con rilievo temperatura e sintomi per 14 giorni dall’ultimo contatto con il malato, se possibile separati, o dotati di mascherina chirurgica se tollerata. Se compaiono sintomi vanno isolati e monitorati attentamente. nell’impossibilità di isolarli singolarmente, va previsto un isolamento per coorte. In caso di aggravamento si procede come per i pazienti di tipologia 1”.

TIPOLOGIA 3: PAZIENTI NON COVID DIMESSI DALL’OSPEDALE E ACCOLTI IN STRUTTURA
“Per tali tipologie di ospiti è indispensabile che il medico della struttura segua con particolare attenzione le condizioni di salute, evidenziando la comparsa di eventuale instabilità clinica e assicurando un’assistenza appropriata infermieristica e sociosanitaria”.

TIPOLOGIA 4: PAZIENTI COVID DIMESSI DALL’OSPEDALE
Il tema era stato al centro delle discussioni seguenti alla delibera dell’8 marzo, in quanto si ritiene dubbio che una struttura questo tipo possa gestire in sicurezza un paziente positivo. Sul tema la nuova delibera dice: “Si ricorda che per i soggetti COVID-19 l’isolamento domiciliare è obbligatorio ed è disposto dall’ATS in accordo con la struttura dimettente. In questi casi l’isolamento domiciliare obbligatorio è svolto presso la struttura ricevente”.

L’aspetto certamente positivo di questi nuovi provvedimenti è il fatto che vadano nella stessa direzione, quella di una maggior tutela della fascia di popolazione più drammaticamente esposta non solo al contagio da Coronavirus, ma soprattutto alla possibilità che la patologia evolva con conseguenze letali.

Va dato merito a Regione Lombardia di aver anticipato la circolare ministeriale, ma le precisazioni di Speranza non sono un’inutile ripetizione: proprio perché l’effettuazione di questo elevato numero di tamponi non è di semplice attuazione, è fondamentale stabilire delle priorità. Tra queste, rientrano anche gli ospiti di RSA e ospedali, nonché gli operatori.

Se le intenzioni sono le medesime, ora la questione riguarda la messa in pratica dei buoni propositi. La sempre più evidente necessità di allargare il numero dei tamponi si scontra con l’oggettiva difficoltà nel reperimento di un numero adeguato di test. Auspicabilmente, una miglior collaborazione tra i livelli istituzionali potrebbe aiutare a risolvere il problema, nonché a recuperare il tempo perduto.

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