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La svolta del premier Conte: “Non voglio sentir parlare di lockdown”. Dura trattativa con Pd e LeU

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 19 Ott. 2020 alle 11:46
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Immagine di copertina
Credits: EPA/ANGELO CARCONI

La svolta di Conte: “Non voglio sentir parlare di lockdown”

“Non voglio sentir parlare di lockdown generalizzato”: è stato molto netto il premier Giuseppe Conte, ieri sera, durante la conferenza stampa con cui ha annunciato le restrizioni introdotte con il nuovo Dpcm per fermare l’avanzata dei contagi da Coronavirus. Il presidente del Consiglio si è presentato davanti ai giornalisti, a Palazzo Chigi, al termine di lunghissime riunioni tra i membri dell’esecutivo e i rappresentanti di Regioni, Enti locali e Comitato tecnico scientifico. Alla fine, dopo una dura trattativa, è prevalsa la sua linea. Una linea considerata troppo “soft” da molti esponenti del Governo, che non hanno esitato a farlo notare al premier. Il quale, però, è andato dritto per la sua strada, puntando stavolta sul buonsenso degli italiani e sulla voglia del Paese di non fermarsi di nuovo.

La lunga trattativa sul Dpcm

Così il vecchio Conte, quello che a marzo – quasi da solo contro tutti – ha imposto il lockdown sull’Italia ottenendo poi riconoscimenti internazionali per la gestione della pandemia da Coronavirus, dà spazio a un nuovo premier. Conte scommette su scuole, ristoranti, bar e fabbriche aperte. Giurando soprattutto che dietro alla sua decisione c’è tanta razionalità: meglio puntare su mini lockdown mirati, piuttosto che dare un altro scossone all’economia. Per giorni ha insistito contro chi invece – come il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro della Cultura Dario Franceschini – premeva per chiusure più drastiche. Ha espresso “dubbi costituzionali” sul divieto alle feste private, ha reputato “poco utile” il coprifuoco imposto alle 21 in Francia. E’ andato allo scontro con gli esponenti di Pd e LeU, che chiedevano maggior rigore spiegando che l’alternativa sarà dover limitare gli spostamenti alle sole ragioni di lavoro e scolastiche. C’è da dire, inoltre, che anche nel corso della prima ondata, prima di imporre il lockdown, Conte aspettò qualche giorno in più, quasi a voler sondare il terreno del gradimento popolare della sua scelta temendo tumulti sociali in caso contrario.

Anche il Cts spaccato sulle nuove misure

Ma non è solo l’esecutivo a essersi spaccato sulle nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm. Anche in seno al Comitato tecnico scientifico ci sono state discussioni accesissime. E’ successo in riferimento alle norme relative alle palestre e alle piscine: parte degli scienziati, infatti, ha spinto fino all’ultimo per imporre la chiusura forzata delle strutture, mentre altri spingevano per maggior rigore, mantenendo però in funzione questo settore. Alla fine, in conferenza Conte ha spiegato che verrà concessa un’altra settimana a tutti i gestori, affinché si adeguino davvero alle norme anti-contagio. Una soluzione di compromesso, che non è bastata però a sanare le fratture all’interno del Cts.

Ciò che è certo è che anche gli scienziati, rispetto alla prima ondata, pensano di poter gestire il Coronavirus senza chiudere per forza tutto. Oggi, infatti, il Covid-19 non è un nemico senza volto come poteva essere a marzo. Meglio far applicare per bene le norme già esistenti – hanno spiegato dal Cts, come riportato da Il Messaggero – piuttosto che procedere a nuove chiusure affrettate.

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