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Camera, no agli arresti domiciliari per il deputato di Forza Italia Diego Sozzani: Pd e M5s si spaccano

La proclamazione del risultato della votazione è stata salutata da un fragoroso applauso dai banchi del centrodestra

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 18 Set. 2019 alle 17:24 Aggiornato il 18 Set. 2019 alle 23:56
Immagine di copertina
Diego Sozzani, deputato di Forza Italia

No della Camera agli arresti domiciliari per Sozzani di Forza Italia

La Camera ha detto no agli arresti domiciliari per il deputato Diego Sozzani, il parlamentare di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta della Dda di Milano sulle tangenti alla “Mensa dei poveri”. Negata l’autorizzazione alla misura cautelare con 235 voti a favore, 309 contrari, un astenuto.

Sozzani non ha partecipato alla votazione: intervenendo poco prima del voto ha annunciato che avrebbe lasciato l’aula per “permettere di votare con il massimo della autonomia”.

“Vi dico la mia innocenza. Non mi sottrarrò al confronto con la magistratura ma voglio farlo da uomo libero”, ha detto, aggiungendo di sentirsi “distrutto dal punto di vista psicologico”. Le sue parole sono state applaudite dal centrodestra ma anche, timidamente, da qualche deputato del Pd.

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La proclamazione del risultato della votazione è stata salutata da un fragoroso applauso dai banchi del centrodestra. Mentre tra i banchi del M5s ci sono stati momenti di tensione: Pd e M5s, infatti, insieme al governo, si sono spaccati al momento del voto segreto.

Entrambe le forze politiche, tra l’altro, in sede di giunta, si erano espresse a favore dell’arresto.

“Voteremo secondo la linea che il M5s segue da sempre in questi casi: un sì convinto alle autorizzazioni, per permettere ai magistrati di accertare eventuali responsabilità”, aveva detto prima del voto il capogruppo M5s in Giunta Eugenio Saitta. E in caso di voto segreto? “Per noi non cambia niente, voteremo serenamente e compatti per l’autorizzazione all’arresto e alle intercettazioni”.

Anche il Pd, con Federico Bazoli, aveva annunciato il suo voto per l’autorizzazione alla concessione degli arresti domiciliari “perché non sussiste fumus persecutionis”.

Al termine della votazione a scrutinio segreto, dopo il risultato che invece li ha visti divisi, c’è stato un lungo colloquio in Transatlantico tra i capigruppo M5s e Pd, Francesco D’Uva e Graziano Delrio.

“Spiace constatare che nel segreto dell’urna singoli parlamentari non abbiano seguito le indicazioni di voto del proprio gruppo”, ha detto il capogruppo pentastellato D’Uva sul no all’arresto a Sozzani.

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“Siamo molto dispiaciuti perché notiamo questa continua differenza, nonostante i cambi di maggioranza, del M5s con le altre forze politiche. Il M5s resta l’unico a portare avanti la battaglia contro i privilegi della politica”, ha aggiunto. E poi ha concluso: “Dire che al primo voto la maggioranza non ha tenuto sarebbe sbagliato: in questa votazione non entrava il governo”.

Per D’Uva, inoltre, “questo voto non ha nulla a che fare con la scissione di Renzi: le indicazioni dei gruppi erano chiare, si tratta semmai di voti dei singoli parlamentari che rispondono alla loro coscienza. Questo è un voto in cui, ricordo, i banchi del governo sono restati vuoti: è una cosa che non attiene alle maggioranze”.