Altro che elezioni Regionali, la sopravvivenza del governo Conte passa dal Recovery Fund

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 16 Set. 2020 alle 10:30
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Credit: Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Altro che Regionali, la sopravvivenza del governo passa dal Recovery Fund

Le elezioni Regionali e il referendum sul taglio dei parlamentari in programma il prossimo 20 e 21 settembre sono senza dubbio due scogli importanti per il governo, ma la vera partita per la sua sopravvivenza, l’esecutivo se la gioca sui fondi del Recovery Fund. Ne è consapevole lo stesso premier Conte, che nella giornata di martedì 15 settembre, nel corso di una visita a Norcia ha dichiarato: “Se il governo perde la sfida del Recovery Fund avete il diritto di mandarci a casa”. È sull’importante somma in arrivo da Bruxelles, quasi 209 miliardi di euro, 81,4 di trasferimenti e 127,4 di prestiti, che il governo Conte bis si gioca la sua credibilità con i cittadini, ma anche con l’Europa, che dopo aver varato il maxi piano da 750 miliardi in risposta alla crisi economica generata dall’epidemia di Coronavirus, non tollererà più errori da parte di Paesi come l’Italia, da sempre sotto osservazione per la gestione dei soldi pubblici in assistenzialismo.

Nonostante questo, però, i dubbi e le incertezze su come l’Italia intende gestire questi fondi sono ancora molti. Nella giornata di martedì 15 settembre, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha seccamente smentito che il Recovery Fund possa rivelarsi una mangiatoia per ministeri e consulenti come sostenuto da qualcuno. Pensiero in un certo qual senso condiviso dall’ex leader del M5S Luigi Di Maio che ha dichiarato: “Vedo un certo appetito intorno ai 209 miliardi del Recovery Fund, tutti ci vogliono mettere le mani sopra”.

Gualtieri, che ha parlato del pacchetto di aiuti come di “un’occasione irripetibile” e di un “punto di svolta per il rilancio dell’economia”, ha chiarito che i 209 miliardi in arrivo dall’Europa non possono essere utilizzati per “un’ondata di spesa corrente o di tagli d’imposta che non siano sostenibili nel tempo. Deve invece determinare quel pacchetto di maggiori investimenti pubblici: rilancio dell’istruzione, innovazione, ricerca, infrastrutture, sostegno investimenti privati, riforme, che da tempo sono necessari per modernizzare e rendere più competitivo ed equo il nostro Paese”.

Tuttavia i 557 progetti presentati dai vari ministeri, che il governo dovrà prendere in esame scegliendo quali di questi inviare a Bruxelles, dimostrano che la confusione è ancora tanta. Basta pensare per realizzare tutti i progetti presentati servirebbero circa 677 miliardi di euro, ovvero più del triplo dei 209 miliardi destinati all’Italia. Non solo, ma alcuni di questi progetti, come spesso accade anche quando vengono realizzate le leggi di Bilancio, contengono proposte ai limiti della realtà con corpose richieste di spesa. Dentro, comunque, c’è un po’ di tutto: dai fondi destinati alla Sanità, circa 34 miliardi, ovvero la stessa cifra che l’Italia potrebbe ottenere dal Mes, altro capitolo sul quale la maggioranza di governo è divisa, a quelli per le Infrastrutture fino alla digitalizzazione e a nuove assunzioni nella pubblica amministrazione.

Insomma, i soldi del Recovery Fund sono il vero “avversario” di questo governo. Le Regionali, che pur potrebbero rivelarsi un duro colpo per l’esecutivo, soprattutto per il Pd che potrebbe perdere la Toscana, verranno comunque derubricate a semplici elezioni locali, mentre la probabile vittoria del Sì al referendum dovrebbe mettere al riparo l’esecutivo da ulteriori scossoni. La vera sfida si gioca subito dopo il 21 settembre con il governo Conte che dovrà inviare le linee guida del Recovery Plan alla Commissione europea entro il 15 ottobre. Sul piatto, oltre ai 209 miliardi da investire, c’è il futuro dell’Italia, ma anche quello del governo.

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